‘Meat Sounding’, è ora di fare chiarezza. Interrogazione degli on.li De Castro e La Via alla Commissione europea

bresaola vegana

Si è già analizzato su queste pagine (1) il diffuso fenomeno della ‘usurpazione’ dei nomi caratteristici di carni e preparati di carne, impiegati su alimenti ‘vegetariani’ o ‘vegani’. Gli eurodeputati Paolo De Castro e Giovanni La Via a loro volta chiedono alla Commissione europea di fare chiarezza (2).

Il c.d. ‘meat sounding’ meriterebbe forse una trattazione psicologica, sul perché chi aborrisce determinati cibi insista poi nell’evocarne il nome e blandirne la presentazione in alternative erbivore. In ogni caso una regola è necessaria, non per ‘lesa maestà’ delle filiere zootecniche bensì in vista della trasparenza e chiarezza d’informazione cui tutti i consumatori hanno diritto (3).

Gli europarlamentari Paolo De Castro (già Presidente della Commissione AGRI, Agricoltura e Sviluppo Rurale) e Giovanni La Via (Presidente della Commissione ENVI, Ambiente Salute e Sicurezza Alimentare) hanno così presentato al Commissario Vytenis Andriukaitis un’apposita interrogazione sulla questione. Affinché anche le denominazioni delle carni e dei salumi, come già quelle del latte e dei prodotti lattiero-caseari (4), siano tutelate rispetto a utilizzi impropri su etichette, pubblicità e altre informazioni commerciali (5).

Per quanto riguarda i prodotti a base di carne – si legge nell’interrogazione – ‘si riscontrano pratiche tese a promuovere la vendita di prodotti per vegani e per vegetariani che si avvantaggiano di denominazioni chiaramente riferibili a prodotti a base di carne. Ne sono esempi la bresaola vegana, il prosciutto vegetariano e la mortadella vegana. Si tratta, peraltro, di denominazioni tutelate anche da norme nazionali’. La richiesta è perciò quella di ‘predisporre una normativa europea in grado di salvaguardare determinate denominazioni riferibili a prodotti a base di carne, come peraltro avviene per i prodotti lattiero-caseari‘.

La questione è in effetti più ampia e delicata di quanto possa a prima vista apparire. A fronte della continua proliferazione, sul mercato, di prodotti che vengono proposti con marchi commerciali e denominazioni evocative di ciò a cui essi non rispondono. Ciò che accade tanto su alimenti a base vegetale, quanto su cibi che richiamano nomi caratteristici delle tradizioni produttive e tuttavia non ne rispecchiano i requisiti. Come è anche il caso di falsi prosciutti, o di ‘mortadelle’ realizzate a partire da carni diverse da quella suina e chissà quali altri ingredienti (6).

In tutti questi casi - così come, ‘mutatis mutandis‘, in quelli di prodotti designati come ‘vegetariani’ o vegani’ e tuttavia contengano ingredienti o additivi incompatibili coi rispettivi criteri (7) – il consumatore ha diritto a ricevere informazioni chiare e coerenti già a partire da nomi e immagini raffigurate sul fronte dell’etichetta. A maggior ragione in quanto i cibi di varia imitazione vengono spesso collocati a scaffale in prossimità di quelli ‘originali’, ed è assurdo pretendere che l’utente debba consultare le liste ingredienti per poter discernere gli uni dagli altri.

Dario Dongo

Note

(1) http://www.foodagriculturerequirements.com/alimenti-vegan-e-vegetariani-wurstel-e-salami-burger-e-filetti-vegetali-denominazioni-fuorilegge/

(2) Il testo della petizione su http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+WQ+E-2016-008161+0+DOC+XML+V0//IT&language=it 

(3) Una disciplina è altresì doverosa per la designazione degli alimenti in quanto destinati a vegetariani e vegani. Cfr. http://www.foodagriculturerequirements.com/etichette-alimentari-per-cibi-vegani-o-vegetariani-i-due-schemi-esistenti/


(4) Cfr. reg. UE n. 1308/2013

(5) Il reg. (UE) n. 1169/2011 definisce infatti, tra i criteri generali, il principio secondo cui le informazioni sugli alimenti non devono indurre in errore il consumatore ‘per quanto riguarda le caratteristiche dell’alimento e, in particolare, la natura, l’identità, le proprietà, la composizione, la quantità, la durata di conservazione, il paese d’origine o il luogo di provenienza, il metodo di fabbricazione o di produzione’ (art. 7.1.a)

(6) Si veda, al proposito, http://www.ilfattoalimentare.it/mortadella-fiorucci-suprema-pollo.html

(7) V. precedente nota 3

 

 

Comments are closed