Al Governo che verrà, alcuni spunti di programma per il ‘Made in Italy’ agro-alimentare

made-in-italy

Premessa Ci si limita a osservare con umiltà e a commentare le politiche alimentari europee e internazionali. Con attenzione alla salvaguardia della filiera italiana ‘from the farm to the fork’ , all’ efficace operato delle Amministrazioni coinvolte, ai consumatori. Da tale ristretto ambito, che interessa peraltro il primo settore produttivo in Europa, si prova ad annotare ciò che appare più urgente risolvere.

1) Informazione al consumatore sui prodotti alimentari. L’ Italia, terzo Paese produttore di alimenti in Europa, ne è tuttora il fanalino di coda per quanto attiene all’ implementazione delle norme introdotte dal c.d. ‘ Food Information Regulation ‘ (reg. UE 1169/11). Tale regolamento ha innovato la disciplina previgente, in particolare, affermando il diritto d’ informazione e così la tutela della salute dei consumatori affetti da allergie alimentari e intolleranze, come la celiachia, che affliggono una quota crescente della popolazione.

Le norme esistono e sono applicate con diligenza in tutto il Mercato interno, fuorché nel nostro Paese. Gli operatori sono ancora privi di regole, in particolare sui prodotti venduti sfusi e nei preincarti, oltreché su quelli somministrati dalle collettività (bar, trattorie, ristoranti, mense, catering). Laddove ancora domina l’ utilizzo del c.d. ‘cartello unico degli ingredienti’ (di panetteria, pasticceria, gastronomia, etc .), benché in palese contrasto con le regole europee in vigore, e le autorità di controllo non dispongono di sanzioni per poter vigilare sull’ esatto adempimento delle prescrizioni da parte dei vari soggetti responsabili.

#Sededellostabilimento . Sempre in tema di informazione al consumatore, è da lungo tempo atteso il ripristino della norma nazionale che dal 1992 al 2014 ha previsto l’ indicazione obbligatoria in etichetta della sede dello stabilimento di produzione degli alimenti. Una disposizione a suo tempo giustificata dall’ esigenza di ottimizzare le procedure di gestione del rischio di sicurezza alimentare (ai sensi del ‘ General Food Law‘, reg. CE 178/02, art. 19), la quale può a contempo assolvere all’ esigenza dei consumatori di poter distinguere gli alimenti effettivamente realizzati in Italia rispetto ad altri.

È dunque necessario consentire ai #consumAttori italiani e globali di eseguire scelte sicure e consapevoli di acquisto, all’ insegna non dell’ autarchia bensì del privilegio di una filiera unicamente controllata che contribuisce tra l’ altro all’ economia, al PIL e all’ occupazione nel nostro Paese. A maggior ragione quando la filiera sia integrata in Italia, ‘ from farm to fork ‘, con ulteriore contributo alla preservazione della nostra produzione agricola primaria, i territori rurali che costituiscono altresì risorsa per il turismo internazionale, le tradizioni socio-economiche e culturali.

2) Sicurezza alimentare e controlli pubblici ufficiali. A seguito dell’ ultima riforma costituzionale (che nel 2001 ha attribuito legislazione concorrente alle Regioni e Province autonome in vari settori, tra i quali la sicurezza degli alimenti e la tutela dell’ ambiente), abbiamo assistito a una lodevole attività della Conferenza Stato-Regioni. Favorita anche dall’ esigenza di attuare la sistematica riforma dell’ aquis communitaire (‘ General Food Law ‘, ‘Pacchetto Igiene’ ).

Il lavoro va ora ripreso, alla luce delle ulteriori novità frattanto intervenute a livello europeo (tra cui, segnatamente, il ‘ Food Information Regulation ‘, reg. UE 1169/11, vedasi superiore paragrafo) e dell’ esigenza di condividere un approccio comune su temi sensibili (come la macellazione a domicilio, e altri che abbiamo citato in precedente articolo ).

#MinisterodellaSalute . Soprattutto, è indispensabile chiarire i ruoli delle diverse Autorità e Amministrazioni nei controlli pubblici ufficiali. Tenuto conto che già a partire dal 2004 il legislatore europeo ha prescritto il #coordinamento dei controlli – su entrambi i fronti della sicurezza alimentare e dell’ informazione al consumatore – da parte di un’ unica Amministrazione che in Italia non può che essere quella sanitaria.

E allora, bisogna altresì garantire – a livello operativo ma anche mediante appositi stanziamenti – che i SIAN e i Servizi pubblici veterinari su cui inevitabilmente ricade la sorveglianza sulla sicurezza, elemento cardine per la tutela e la reputazione internazionale della filiera alimentare italiana, ricevano adeguata formazione e risorse per il corretto adempimento dei propri compiti.

3) Rischi emergenti . Sul fronte della sicurezza alimentare e ambientale, l’ Italia si è di recente astenuta dall’ assumere posizione contro il rinnovo dell’ autorizzazione all’ impiego del #glifosato, nonostante il giudizio di sua cancerogenicità da parte dello IARC e i dati allarmanti sulla contaminazione delle acque rilevati da ISPRA.

La contaminazione da glifosato e altri venefici pesticidi (tra cui il dicamba , di cui a breve si inizieranno a rilevare residui sulle commodities in arrivo da oltreoceano) è un problema concreto che si estende a tutte le produzioni, soprattutto quelle d’ importazione, e può avere grave impatto sulla salute dei consumatori.

Le iniziative finora assunte dalla Commissione europea, anche in relazione ai c.d. #interferenti endocrini, appaiono blande e potenzialmente inefficaci rispetto a rischi – come quello citato, ma anche le patologie neurodegenerative, in crescita nel nostro continente – che invece richiedono un approccio rigoroso e prudenziale, in linea con il c.d. principio di #precauzione. È perciò lecito attendersi da parte dell’ Italia, ove hanno pure sede centri di eccellenza sulla ricerca in tali ambiti (ISS, ISPRA), un ruolo propositivo e dinamico.

Altro rischio emergente fino ad oggi dolosamente trascurato è quello del grasso di #palma, che vede l’ Italia al secondo posto nelle importazioni in Europa nonché grande utilizzatore, anche da parte dell’ industria alimentare. A oltre 7 mesi di distanza dalla valutazione scientifica in cui l’ EFSA, Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, ne ha dichiarato la grave pericolosità , con peculiare rischio per la salute dei bambini in particolare, nessuna misura è stata ancora intrapresa. Una situazione inaccettabile cui va posto immediato rimedio .

4) Un Codice alimentare italiano è atteso da molti anni, per raccordare lo ‘ European Food Law ‘ con il complesso quadro delle normative nazionali e regionali che nel corso degli anni vi si sono sovrapposte. Sotto l’ egida della certezza del diritto di cui tutti – operatori della filiera, controllori pubblici e privati, consumatori e loro associazioni – hanno esigenza.

Bisogna altresì garantire, negli spazi normativi non armonizzati, una disciplina armonica delle nostre produzioni caratteristiche, che spesso meritano la definizione di apposite denominazioni legali ( ex reg. UE 1169/11, art. 17) al preciso scopo di impedire contraffazioni e incertezze non compatibili col criterio di trasparenza dell’ informazione ai consumatori . Il ‘nome del prodotto’ non può né deve venire ulteriormente profanato, nel duplice interesse dei consumatori e delle filiere produttive le quali custodiscono tradizioni (di ricetta, lavorazione e caratteristiche) la cui tutela è primo compito del legislatore italiano.

5) Promozione del ‘Made in Italy’ alimentare . Nonostante le forti opposizioni, l’ Europa ha siglato un comprensivo accordo commerciale con il Canada, il CETA, che rischia di rivelarsi un cavallo di Troia capace di transitare ‘commodities’ agroalimentari le cui intrinseche caratteristiche – legate a modelli produttivi su larga scala ove la quantità domina rispetto a ogni criterio di sicurezza, qualità e sostenibilità – rischiano di mettere in ginocchio l’ agricoltura europea.

L’ #export rimane al contempo l’ unico effettivo sbocco per la filiera alimentare italiana che, nel guado delle crisi demografica ed economica, non può affidare il proprio sostentamento né tantomeno la crescita ai soli consumi interni. Né riporre particolare fiducia nel Mercato interno, già saturo a sufficienza e comunque dominato da colossi distributivi di diversa bandiera.

Bisogna guardare a Est , là dove sorge il sole, e pure corre la #BeltandRoad initiative , la nuova via della seta ove già viaggiano su rotaia le carni tedesche alla volta della #Cina, prima potenza economica del pianeta. Passando per la #Russia, il vero colosso economico in Europa nonché alleato strategico di sempre, da troppo tempo ostracizzato in nome di vincoli fideistici a una NATO di cui sarebbe pur tempo di liberarsi. Senza trascurare gli altri mercati che il macro-economista globale Jim O’ Neill ha identificato con gli acronimi #BRIC e N-11, partendo dall’ India e dal Brasile.

La #digitalizzazione , invocata per anni da più parti, rimane un miraggio lontano dalla realtà di tutti. Laddove i colossi internazionali dell’ e-commerce mantengono stabile una crescita a due cifre, #Alibaba e #Amazon in testa, e quest’ ultimo inizia a insidiare la concorrenza dei supermercati fisici anche in Italia, qui si rimane al palo. Già persa fin dai tempi dell’ IRI la prospettiva di costruire un colosso tricolore della #GDO in grado di competere coi grandi player internazionali, rischiamo ora di veder piegata la nostra filiera al servizio di sub-fornitura dei giganti stranieri del web. Mentre i nostri siti – salvo rarissime eccezioni che confermano lo stile – sono ancora basati sulla lingua di Dante, al più quella di Theresa May.

Portiamo avanti il dibattito e le istanze, senza mai perdere la speranza nel meglio che verrà…

Dario Dongo

Comments are closed