Etichette alimentari per cibi vegani o vegetariani: i due schemi esistenti

vegan

Secondo gli ultimi sondaggi Eurispes, il 7,1% dei consumatori italiani è vegetariano, l’1% vegano. E a quanto pare, i relativi “trend” sono in crescita. Vale perciò la pena di soffermarsi sui criteri a presidio della produzione ed etichettatura degli alimenti presentati come idonei a tali scelte di consumo.

Il c.d. “Food Information Regulation”, regolamento UE 1169/11, purtroppo non contempla le definizioni di alimenti vegetariani o vegani. Limitandosi a prevedere che la Commissione possa adottare atti di esecuzione sull’applicazione dei requisiti generali di chiarezza e non ambiguità (1) per le informazioni che attengono all’idoneità di un alimento per vegetariani o vegani (2).

Nell’attesa che la Commissione adotti un eventuale regolamento di esecuzione, gli operatori hanno facoltà di riferirsi agli appositi schemi di certificazione volontaria predisposti da enti accreditati. Si segnalano al proposito le certificazioni “VeganOK” e quella predisposta DNV GL-Business Assurance.

Lo schema “VeganOK” prescrive che gli alimenti siano privi di alcuna sostanza la cui realizzazione implichi l’uccisione, la custodia o lo sfruttamento di animali. Non sono perciò ammessi una serie di materiali, tra i quali ad esempio gusci e conchiglie, lanolina, caseina e caseinati, yogurt, siero del latte, altri derivati da latte e uova, pappa reale, miele, cera d’api, altri derivati apiari, carboni di origine animale, collanti animali, oli e grassi animali, gelatine animali, ossa, sangue essiccato, ambra grigia, cocciniglia (E120) e gli altri additivi di origine animale (E154, E631, E901, E904, etc.). In relazione a ogni additivo la cui provenienza potrebbe essere varia (animale, vegetale, minerale o di sintesi) è fatto obbligo di procurarsi idonea documentazione che ne comprovi la provenienza non animale. In aggiunta, non è consentito l’impiego di olio di palma, a meno che sia possibile certificare che la sua produzione rispetti i principi della scelta etica vegana.  L’indicazione in etichetta di possibili contaminazioni di prodotti di origine animale è in ogni caso conforme al disciplinare.

Lo standard approntato da DNV risulta più rigoroso sotto tale ultimo aspetto, escludendo l’ipotesi che l’alimento possa risultare accidentalmente contaminato da materie prime, ingredienti e coadiuvanti di origine animale. In linea con le linee guida predisposte dal Regno Unito sull’etichettatura degli alimenti per consumatori vegani, laddove l’operatore responsabile è tenuto a dimostrare che gli alimenti etichettati come “vegan” non siano entrati in contatto con alimenti di origine animale in alcuna delle fasi anteriori alla consegna al consumatore finale (es. stoccaggio, preparazione, cottura, esposizione, vendita o somministrazione).

Dario Dongo

Note

(1) Reg. UE 1169/11, Articolo 7

(2) Reg. UE 1169/11, Articolo 36

 

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