Etichette e pubblicità alimentari, sanzioni e rischi d’impresa

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L’ informazione al consumatore relativa ai prodotti alimentari – vale a dire, l’ etichettatura e pubblicità degli alimenti offerti in vendita e somministrati al consumatore finale – è disciplinata in primis a livello europeo . Attraverso normative orizzontali, che si applicano cioè alla generalità dei prodotti, come il reg. ( UE ) n. 1169/11 (c.d. ‘Food Information Regulation’ ) e il reg. (CE) n. 1924/06 (sui c.d. ‘nutrition & health claims’ ) , e normative verticali che regolano i diversi settori merceologici.

Il regime sanzionatorio si articola su diversi livelli:

- sanzioni amministrative specifiche (per violazioni delle norme in tema di etichettatura, d.lgs. 109/92 e successive modifiche),

- sanzioni amministrative generali (in ordine alle pratiche commerciali scorrette, la cui giurisdizione è affidata all’ Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato, AGCM, c.d. Antitrust),

- sanzioni penali (con particolare riguardo al delitto di frode in commercio, art. 515 c.p., dal quale può derivare una sanzione amministrativa accessoria a carico dell’ impresa). A ciò si aggiungono i

- provvedimenti inibitori dell o IAP ( Istituto per l’ Autodisciplina Pubblicitaria ) , in relazione a violazioni del relativo codice.

I controlli pubbliciufficiali sono in prevalenza eseguiti a scaffale, mediante raffronto tra l’ etichetta e una check list delle informazioni obbligatorie (es. denominazione di vendita, quantità, termine minimo di conservazione o data di scadenza , lotto, etc.).

Vere e proprie indagini di polizia giudiziaria (con ispezioni, prelievi e analisi) sono periodicamente rivolte verso intere filiere (es. bio) o comparti (es. industrie lattiere), su direttive ministeriali che talora rispondono a input della Commissione europea, talora a obiettivi politici.

Antitrust e IAP sono invece stimolati a intervenire, nella gran parte dei casi, dai c.d. ‘stakeholders’ (associazioni di consumatori e utenti, associazioni di categoria, riviste di settore) o dalla concorrenza.

Le sanzioni amministrative specifiche, di cui è attesa prossima riforma per l’ adeguamento al reg. (UE) n. 1169/2011 , oggi variano tra i 500 e i 18.000€. Mentre l e sanzioni amministrative generali possono raggiungere le diverse centinaia di migliaia di euro.

Le sanzioni penali possono invece comportare pene detentive fino a due anni (frode in commercio) o a cinque anni (omicidio colposo), oltre al la responsabilità amministrativa dell’ ente.

Ma a prescindere dall’ esito di un procedimento penale, che può risolversi dopo anni con l’ applicazione della sola pena pecuniaria e dei benefici di legge, la sola attivazione di indagini può causare danni di estrema gravità alla reputazione dell’ impresa.

L’ approccio di FARE ( ‘Food & Agriculture Requirements’ ), nella consulenza su etichette e pubblicità, si basa perciò su una logica di analisi, prevenzione e mitigazione dei rischi d’ impresa.

Dario Dongo

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