IL FOOD ACT

Chefincucina-grande

Alla fine del mese di luglio dello scorso anno si svolse all’ Expo di Milano il secondo Forum della cucina italiana. Nutrita la presenza istituzionale:i ministri delle Politiche agricole, dell’ Istruzione, dei Beni e delle attività culturali, rappresentanti del Ministero degli Esteri, dell’ ICE e della Conferenza Stato – Regioni. Al Forum hanno altresì preso parte oltre quaranta chef tra i più prestigiosi d’ Italia.

In tale occasione il Ministro Martina, titolare del Dicastero delle Politiche agricole, ha presentato il Food Act[1]: un piano per la valorizzazione della cucina italiana di qualità. Questo obiettivo si renderà perseguibile con l’ istituzione del Forum della cucina italiana, che si dovrebbe riunire tre volte l’ anno, coordinato dal Ministro delle Politiche agricole: organizzazione permanente di lavoro e confronto fra le esperienze dell’ alta cucina di qualità italiana e le principali istituzioni interessate.

Ai lavori del Forum saranno chiamati a partecipare i Ministeri degli Esteri, dei Beni e delle attività culturali e del turismo, dello Sviluppo economico, dell’ Istruzione, e del Lavoro,la Conferenza delle Regioni,l’ ANCI (l’ Associazione dei comini), gli operatori e gli altri enti e organismi pubblici interessati al tema.Stando alle dichiarazioni di Martina, l’ intento è di costruire un approccio pragmatico e di prospettiva che ha lo scopo di trovare soluzioni, rimuovere ostacoli, in primis quelli burocratici, alla crescita del settore e superare debolezze e frammentazione degli interventi pubblici a sostegno,favorendo nello stesso tempo i collegamenti e il dialogo fra i diversi attori del sistema. Strategico il ruolo degli chef, definiti ambasciatori della cucina italiana e del made in Italy alimentare. Il Food Act – afferma il rappresentante del Governo – ci aiuterà a essere ancora più forti e coordinati.

Con il Food Act sono state indicate le prime dieci azioni di sistema perseguibili con un lavoro coordinato da parte delle istituzioni in sinergia con gli attori dell’ esperienza enogastronomica italiana:

1.      Chef ambasciatori della cucina italiana nel mondo. Occorre un forte impegno per raggiungere l’ obiettivo entro il 2020 di un export agroalimentare italiano per venti miliardi di euro[2].

2.      Valorizzare le eccellenze italiane e la dieta mediterranea. Le eccellenze sono i DOP, gli IGP, i prodotti biologici. La Dieta Mediterranea, ricevendo il riconoscimento nel 2010 dall’ UNESCO, è stata inclusa nella Lista dei patrimoni culturali immateriali dell’ umanità[3].

3.      Potenziamento della distribuzione del vero made in Italy agroalimentare. Lotta senza quartiere all’ Italian sounding[4].

4.      Alta cucina, Alta formazione. Qualcosa sarebbe da prevedere per chi intende fare non tanto lo chef ma l’ imprenditore[5].

5.      Estensione utilizzo stage per la ristorazione di qualità[6].

6.      Più organizzazione nella filiera e nell’ organizzazione[7].

7.      Dare credito alla cucina italiana giovane. Funzionale anche a un ricambio generazionale[8].

8.      Rafforzare binomio turismo-ristorazione di qualità per promuovere i territori[9].

9.      Cucina italiana di qualità certificata[10].

10.  Cucina italiana come cultura, identità, educazione, inclusione[11].

Come nuovo step del FoodAct,il 15 marzo di quest’ anno è stato solennemente presentato il Protocollo d’ Intesa per la valorizzazione all’ estero della cucina italiana di alta qualità. Il Protocollo è stato sottoscritto dai Ministri degli Esteri (che coordinerà l’ iniziativa,per mezzo della capillare rete diplomatica, consolare e culturale), delle Politiche agricole e dell’ Istruzione, alla presenza degli Ambasciatori dei Paesi del G20, di Istituzioni ed Enti della cultura e dell’ economia, e, per un percorso sinergico, di alcuni dei cuochi più apprezzati del panorama gastronomico italiano e internazionale, che hanno condiviso l’ esigenza di fare squadra, mettendo a servizio del Protocollo la loro professionalità, per rafforzare la presenza italiana sui mercati stranieri e conquistarne di nuovi, attivando un processo d’ internazionalizzazione del gusto. Ambizioso l’ obiettivo di raggiungere entro il 2020 il valore dell’ export del nostro agroalimentare per cinquanta miliardi di euro. Hoc est in votis.

L’ iniziativa, definita di ampio respiro, s’ inserisce nel quadro della cucina italiana di qualità, dando continuità all’ esperienza e alle sollecitazioni dell’ Expo diMilano 2015, coordinando un piano di azione per valorizzare le eccellenze enogastronomiche italiane. Saranno coinvolti anche MISE, ICE-Agenzia, CONI, UNIONCAMERE, e l’ Associazione delle camere di commercio italiane all’ estero (ASSOCAMERESTERO).

Nel biennio 2016-2017 le azioni promozionali riguarderanno Stati Uniti, Giappone, Repubblica Popolare Cinese, Federazione Russa, Emirati Arabi Uniti e Brasile, alcuni dei quali Paesi definiti strategici.

Sono in programma:

- la Settimana della cucina italiana, organizzata da Ambasciate, Consolati e Istituti italiani di Cultura nell’ ultima decade di novembre di quest’ anno;

- Master Class rivolte a chef stranieri per diffondere i valori della Dieta mediterranea e promuovere la conoscenza delle eccellenze agroalimentari e vitivinicole italiane;

 – cinquanta Borse di studio per chef italiani sotto i trent’ anni di età, che potranno completare la loro formazione e portare la loro esperienza in Paesi in cui c’ è grande domanda d’ Italia (gastronomica). L’ impegno finanziario è di un milione di euro.

- Giornate italiane dedicate alla cucina di qualità promosse dal CONI in occasione di eventi sportivi internazionali,cominciando dai Giochi Olimpici di Rio 2016.

Bisognerà attendere il passare del tempo (un anno, forse due) per valutare se ai propositi espressi con compiaciuta enfasi avranno corrisposto adeguati risultati.

Non sono pochi, tuttavia, coloro che hanno espresso un certo scetticismo sulla riuscita dell’ iniziativa. Per tutti vediamo quel che manda a dire un risentito Rosario Scarpato (Food&travelcommunications).

“Tre Ministeri italiani annunciano (…) un piano di promozione della cucina italiana nel mondo. Lodevole iniziativa, peccato che dimentichino di coinvolgere chi fa questo da decenni e sul campo. (…).  Avrebbero dovuto chiamare chi di queste cose se n’ è occupato quando era difficile, cioè.  E se non volevano coinvolgere IT-chef-GUCI [Gruppo virtuale cuochi italiani) avrebbero dovuto almeno invitare me. Si [senza accento], lo dico, senza falsa modestia. Come persona e professionista. Sono l’ unico in Italia che si è occupato di promozione della cucina italiana nel mondo, sistematicamente, da 25 anni”.

E così prosegue: “Nel 1994 quando organizzavo Italian Cuisine Expo a Melbourne per esempio, i luminari di oggi ancora si occupavano di ciclismo e calcio. (…). Nel 1999 quando (…) aprimmo il Forum GVCI i politici andavano all’ estero per fare promozioni fasulle (…). Nemmeno si rendevano conto di quello che succedeva intorno a loro. Eravamo 50, oggi siamo 2500”.

Qui il Nostro confessa il suo credo (o ispirazione) politico: “Noi nascemmo con un’ ottica grillina, basta con gli stereotipi, basta con i clientelismi, con diplomatici decotti (…). Avevamo ragione. Nel 2004 quando ho fatto il primo sondaggio della storia sull’ identikit della cucina italiana all’ estero, per il Gambero Rosso, di cucina italiana nel mondo se ne occupavano seriamente solo le agenzie internazionali di ricerca del personale, perché cercavano i cuochi per i ristoranti italiani nel mondo. Le anchilosate associazioni di categoria italiane cercavano solo pretesti per rappattumare[sic!] contributi”.

Ci sarà del vero in quel che dice Scarpato, cui nessuno nega la sua competenza e capacità imprenditoriale nel settore gastronomico. Si colgono chiaramente nelle sue parole amarezza per non essere stato coinvolto nell’ operazione messa in piedi dal Governo. Ma perché fare d’ ogni erba un fascio? Diamo tempo e fiducia al Comitato promotore e vediamo fra qualche tempo come va a finire.

Nel frattempo un rappresentante del Governo farebbe bene a riferire alle competenti Commissioni parlamentari per metterle formalmente al corrente sul Food Act, sia per avere riceverne un eventuale supporto in termini d’ indirizzo e legislativi.

Insomma diamo tempo al tempo. Come scriveva il grande Eduardo: “Ha da passa’ ‘a nuttata”.

Bruno Nobile

[1] Licia Corbolante, Italianterminologist and localizationspecialist, a proposito diFoodact ha parlato di inglese farlocco, spiegando: “In inglese la parola Act, soprattutto se scritta con l’ iniziale maiuscola, identifica un atto legislativo approvato dal Parlamento e promulgato dal Capo dello Stato. Nell’ uso italiano Act è diventato uno pseudoanglicismo sinonimo di proposte di legge, provvedimenti e anche iniziative non legislative – il FoodAct o Foodact, ad esempio, è il nome di alcune attività promozionali per valorizzare la cucina italiana nel mondo”.

[2] Obiettivo: un’ azione di promozione sui mercati esteri coordinata con il Piano di internazionalizzazione del Governo e identificata con il segno unico “The Extraordinary Italian Taste”. Portare entro il 2020 l’ export agroalimentare a toccare quota 50 miliardi di euro. In questo contesto si prevede il coinvolgimento dei principali chef italiani per promuovere il Paese negli eventi di alto valore rappresentativo. Focus specifico su Usa, Russia e Cina. L’ obiettivo è rafforzare la consapevolezza delle potenzialità del patrimonio agroalimentare italiano. Coinvolgere influencer internazionali per la costruzione di un messaggio coordinato. Promuovere la conoscenza delle eccellenze agroalimentari italiane, in particolare quelle riconosciute dai sistemi di tutela pubblici (DOP, IGP e Biologico), attraverso un utilizzo in cucina che sia anche aderente ai valori della Dieta mediterranea, evidenziando allo stesso tempo la differenza con i prodotti italiansounding.

[3] Obiettivo: un’ azione di promozione sui mercati esteri coordinata con il Piano di internazionalizzazione del Governo e identificata con il segno unico “The ExtraordinaryItalian Taste”. Portare entro il 2020 l’ export agroalimentare a toccare quota 50 miliardi di euro. In questo contesto si prevede il coinvolgimento dei principali chef italiani per promuovere il Paese negli eventi di alto valore rappresentativo. Focus specifico su Usa, Russia e Cina. L’ obiettivo è rafforzare la consapevolezza delle potenzialità del patrimonio agroalimentare italiano. Coinvolgere influencer internazionali per la costruzione di un messaggio coordinato. Promuovere la conoscenza delle eccellenze agroalimentari italiane, in particolare quelle riconosciute dai sistemi di tutela pubblici (DOP, IGP e Biologico), attraverso un utilizzo in cucina che sia anche aderente ai valori della Dieta mediterranea, evidenziando allo stesso tempo la differenza con i prodotti italiansounding.

[4] Obiettivo: favorire l’ attivazione di piattaforme logistico distributive come strumento fondamentale per l’ incremento dimensionale e competitivo delle nostre imprese. Il tema cardine è garantire un migliore approvvigionamento all’ estero di materie prime realmente provenienti dall’ Italia, in particolare per le reti di ristorazione italiana nel mondo.

[5] Obiettivo: favorire l’ attivazione di piattaforme logistico distributive come strumento fondamentale per l’ incremento dimensionale e competitivo delle nostre imprese. Il tema cardine è garantire un migliore approvvigionamento all’ estero di materie prime realmente provenienti dall’ Italia, in particolare per le reti di ristorazione italiana nel mondo.

[6] Si lavora per superare i vincoli dell’ attuale legislazione attraverso la revisione delle linee guida in materia di tirocini approvati dalla Conferenza Stato Regioni che fissano i limiti quantitativi relativi al numero di tirocinanti in relazione la numero dei dipendenti delle singole aziende, senza alcuna differenziazione rispetto all’ incidenza formativa dell’ esperienza.

[7] Il piano sosterrà le aggregazioni nella filiera mediante le reti d’ impresa attraverso strumenti come il credito d’ imposta proposto con “Campo-libero” [I decreti interministeriali relativi al credito d’ imposta per l’ e-commerce di prodotti agroalimentari, della pesca e dell’ acquacoltura e per le nuove reti d’ impresa di produzione alimentare sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale n. 48 del 27 febbraio 2015]. Verrà studiata la sua estensione a imprese operanti nel settore della ristorazione, verificando la compatibilità con la normativa europea in materia di aiuti di Stato e il fatto che si tratta di imprese, di norma micro e piccole, che operano nel commercio la cui competenza esclusiva è delle Regioni.

[8] Uno dei punti cardine riguarda lo sviluppo di strumenti di credito idonei a soddisfare le particolari esigenze del mondo della ristorazione di alta qualità. Favorire, anche in accordo con le Regioni, condizioni di credito agevolato da rivolgere ai giovani under 40, in possesso di particolari requisiti, per il subentro nelle aziende di ristorazione per il ricambio generazionale anche in cucina.

[9] Collegare l’ offerta enogastronomica a percorsi turistici di qualità, promuovendo i prodotti agroalimentari dei territori, valorizzando anche i collegamenti con la ristorazione locale di qualità, l’ hotelerie e il turismo culturale. Con questo obiettivo verranno individuati strumenti di supporto e coordinamento per rafforzare l’ offerta turistica in chiave culturale – paesaggistica – enogastronomica.

[10] Per valorizzare meglio la cucina di qualità si valuteranno percorsi di riconoscimento, che garantiscano il consumatore, e permettano uno sviluppo del settore orientato da politiche regionali di promozione di qualità, trasparenza, unicità dei prodotti.

[11] Si punta a valorizzare il legame tra cucina e cultura, identità, educazione e inclusione. Questa azione prevede la promozione di iniziative che abbiano un ampio raggio: dall’ educazione alimentare nelle scuole, per la promozione di valori come la sostenibilità ambientale, la lotta agli sprechi e il rispetto del cibo, fino alla valorizzazione culturale della nuova cucina italiana. Ultimo punto è dedicato all’ accessibilità anche per le fasce più deboli, dando continuità a progetti di assistenza agli indigenti.

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