Indicazione obbligatoria nell’etichetta della sede e dell’indirizzo dello stabilimento di produzione

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Il Consiglio dei Ministri del 17 marzo 2017 ha avviato l’esame preliminare di uno schema di decreto legislativo recante Disciplina dell’indicazione obbligatoria nell’etichetta della sede e dell’indirizzo dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento, ai sensi dell’articolo 5 della legge 12 agosto 2016, n. 170 – legge di delegazione europea 2015 (Disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento nazionale al regolamento (UE) n. 1169/2011 del 25 ottobre 2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, relativo alla fornitura d’informazioni sugli alimenti ai consumatori).

Dell’argomento abbiamo scritto più volte su FARE – Food & Agriculture Requirements (anche in occasione della falsa notizia dell’entrata in vigore dell’obbligo di indicazione) e su GIFT – Great Italian Food Trade.

Iter legislativo

Nel testo trasmesso alle Camere, lo schema di decreto prevede, per i prodotti alimentari pre imballati destinati al consumatore finale o alle collettività, la reintroduzione dell’indicazione obbligatoria sull’etichetta della sede dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento, al fine di garantire, oltre ad una corretta e completa informazione al consumatore, una migliore e immediata rintracciabilità dell’alimento da parte degli organi di controllo e, di conseguenza, una più efficace tutela della salute.

In attuazione dei principi e criteri direttivi previsti dalla legge di delegazione europea 2015, si disciplina inoltre un rafforzamento e una semplificazione del sistema sanzionatorio nazionale per le violazioni delle disposizioni stabilite dal provvedimento, individuando quale autorità amministrativa competente il Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero delle politiche agricole, fatte salve le competenze spettanti ai sensi della normativa vigente all’Autorità garante della concorrenza e del mercato e quelle degli organi preposti all’accertamento delle violazioni.
Nella seduta del 27 aprile è stato dato annuncio alle Assemblee di Camera e Senato della trasmissione da parte del Governo dello schema di decreto (1), sul quale sono state chiamate a esprimere il parere le competenti Commissioni parlamentari.
Al Senato il provvedimento è stato assegnato alla Commissione Agricoltura e produzione agroalimentare, previe osservazioni delle Commissioni Affari costituzionali, Giustizia, Bilancio, Industria, Sanità e Politiche dell’Unione europea.
Alla Camera il decreto è stato assegnato alle Commissioni Agricoltura, cui riferirà la Commissione Politiche dell’Unione europea. La Commissione Bilancio renderà noti i propri rilievi sulle conseguenze di carattere finanziario.

Il contenuto dello schema di decreto legislativo

Articolo 1: Campo di applicazione. L’articolo 1 definisce il campo di applicazione consistente nell’introduzione di disposizioni che si riferiscono alle informazioni che devono essere fornite ai consumatori in merito agli alimenti in commercio. Il riferimento normativo è a quanto contenuto nel regolamento n. 1169/2011. La Conferenza delle Regioni ha chiesto sia soppressa la parte della disposizione che fa riferimento alle esigenze di “tracciabilità dell’alimento da parte degli organi di controllo e della tutela della salute” come ratio dell’intervento normativo nel campo della fornitura delle informazioni sugli alimenti ai consumatori. Restano ferme le disposizioni recate dall’articolo 1192 del regolamento (UE) n.1308/2013, a proposito delle indicazioni obbligatorie prescritte per determinati prodotti vitivinicoli commercializzati nell’Unione europea o destinati all’esportazione.

Articolo 2. Definizioni. Si applicano le definizioni di “alimento”, “impresa alimentare“, operatore del settore alimentare”, “consumatore finale”, contenute nel Regolamento (CE) n. 178/20023.

Articolo 3. Obbligo d’indicazione in etichetta della sede dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento. I prodotti alimentari preimballati destinati al consumatore finale o alle collettività devono riportare sul preimballaggio o su un’etichetta a esso apposta l’indicazione della sede dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento, fermo restando quanto disposto dagli articoli 9 e 10 del regolamento (UE) n. 1169/2011.

Gli alimenti preimballati destinati alle collettività per essere preparati, trasformati, frazionati o tagliati e i prodotti preimballati commercializzati in una fase precedente alla vendita al consumatore finale possono riportare l’indicazione sui documenti commerciali, purché tali documenti accompagnino l’alimento cui si riferiscono o siano stati inviati prima o contemporaneamente alla consegna.

Nel corso della discussione la Commissione Politiche dell’Unione europea del Senato ha suggerito di prevedere l’indicazione di entrambi gli stabilimenti, di produzione e di confezionamento, se diverso, al fine di non lasciare al produttore la facoltà di indicare solo quello di confezionamento.
Articolo 4. Sede dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento. Si prevede: la sede dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento, è identificata dalla località e dall’indirizzo dello stabilimento.

L’indirizzo può essere omesso qualora l’indicazione della località consenta l’agevole e immediata identificazione dello stabilimento. L’indicazione peraltro può essere omessa nei casi in cui: la sede dello stabilimento di produzione, o se diverso, di confezionamento coincida con la sede già indicata; i prodotti preimballati riportino il marchio d’identificazione di cui al regolamento n. (CE) 853/2004 o la bollatura sanitaria ai sensi del regolamento (CE) n. 854/2004; il marchio contenga l’indicazione della sede dello stabilimento.

Se l’operatore del settore alimentare responsabile dell’informazione sugli alimenti ha più stabilimenti, è consentito indicare tutti gli stabilimenti purché quello effettivo sia evidenziato mediante punzonatura o altro segno. L’indicazione della sede dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento è riportata in etichetta secondo le norme di presentazione delle indicazioni obbligatorie stabilite dall’articolo 13 del regolamento (UE) n. 1169/20114.

Articolo 5. Sanzioni. S’introducono specifiche sanzioni:

– in caso di omessa indicazione della sede di stabilimento o di confezionamento sul preimballaggio o sull’etichetta a esso apposta o sui documenti commerciali, la sanzione, salvo che il fatto costituisca reato, è di natura amministrativa e consiste nel pagamento di una somma da 2.000 a 18.000 euro

– in caso di omessa punzonatura o apposizione di altro segno dello stabilimento effettivo qualora l’impresa abbia più stabilimenti, la sanzione, salvo che il fatto costituisca reato, è di natura amministrativa e consiste nel pagamento di una somma da 2.000 a 18.000 euro;

– in caso di indicazione della sede di stabilimento o di confezione in modo difforme dalle modalità di presentazione previste dall’articolo 13 del regolamento n. 1169/2011, la sanzione, salvo che il fatto costituisca reato, è di natura amministrativa e consiste nel pagamento di somma da 1.000 a 8.000 euro.

La Conferenza delle Regioni ha chiesto che siano apportate le seguenti modificazioni sull’entità delle sanzioni. Rispettivamente: pagamento di una somma da 1.600 a 9.500; pagamento di una somma da 600 a 3.500 euro; pagamento di una somma da 600 a 3.500 euro.

Prosegue così la Conferenza: in conformità a quanto prevedeva il decreto legislativo n. 109 del 1992, la violazione dell’obbligo d’indicazione della sede di stabilimento era punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 600 a 3.500 euro. La relazione illustrativa dello schema del decreto legislativo evidenzia che l’inserimento della clausola di salvaguardia “salvo che il fatto costituisca reato” non comporta problemi di duplicazione della sanzione per la stessa fattispecie di reato giacché le ipotesi configurate rientrano nella categoria delle pratiche commerciali ingannevoli a tutela del consumatore.

Così prosegue la Conferenza: le fattispecie sanzionatorie indicate nell’articolo in esame fanno riferimento ai soli casi di omissione dell’indicazione o della punzonatura senza includere l’ipotesi di errata o incompleta indicazione della sede di stabilimento.
Articolo 6. Autorità competente. S’individua l’Autorità competente all’irrogazione delle sanzioni nell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari del MiPAAF.

Il 50 per cento delle entrate derivanti dal pagamento delle sanzioni amministrative è corrisposto, per una quota pari al 35 per cento, ad apposito capitolo del Ministero delle politiche agricole, e per una quota pari al 15 per cento, ad apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero della salute. Esse saranno destinate al miglioramento dell’efficienza dei controlli svolti da entrambi i Ministeri. La Conferenza delle Regioni e delle Province a statuto autonomo ha chiesto la soppressione dell’articolo in esame.
Articolo 7. Clausola di mutuo riconoscimento. La clausola prevede che l’obbligo di indicare in etichetta la sede di stabilimento o di confezionamento non si applica ai prodotti preimballati che provengono da un altro Stato membro dell’Unione europea o dalla Turchia né ai prodotti provenienti da uno Stato membro dell’Associazione europea di libero scambio (EFTA: European Free Trade Association).

In taluni casi la clausola di mutuo riconoscimento che è utilizzata fa salvi anche i prodotti commercializzati in un altro Stato membro dell’Unione europea o dell’EFTA.

In sede di esame del provvedimento, la Commissione Politiche dell’Unione europea del Senato ha espresso l’avviso secondo cui tale norma sia ulteriormente precisata e chiarita, poiché, per esempio, il regolamento (UE) n. 1169/2011 definisce come “luogo di provenienza” qualunque luogo, indicato come quello da cui proviene l’alimento, ma che non è il Paese d’origine del prodotto, individuato dal Codice doganale comunitario come quello di ultima trasformazione o lavorazione sostanziale (articolo 60 del regolamento (UE) n. 952/2013). Inoltre, in altri casi (articolo 29 della legge n.154 del 2016, sui prodotti trasformati del pomodoro, e articolo 17 della legge n. 161 del 2014, sul contenuto di arance nei succhi che richiamano tale frutto), la clausola di riconoscimento che è stata utilizzata ha fatto salvi i prodotti “fabbricati ovvero commercializzati” in un altro Stato membro dell’Unione europea o dell’EFTA.
Articolo 8. Disposizioni transitorie e finali. Le disposizioni previste dallo schema di decreto legislativo hanno effetto a decorrere dal centottantesimo giorno dalla sua entrata in vigore. Inoltre gli alimenti immessi sul mercato o etichettati in difformità dal decreto medesimo entro il termine testé indicato possono essere commercializzati fino all’esaurimento delle scorte. Ne conseguono modificazioni al decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109.

Al riguardo la Conferenza delle Regioni ha chiesto che sia sostituito il riferimento ai 180 giorni con quello ai dodici mesi dall’entrata in vigore e che venga altresì sostituto il riferimento “dei predetti alimenti” con “degli imballaggi”, quanto alle scorte che possono essere commercializzate. Nel corso dell’esame, con riferimento alla necessità di eseguire le procedure d’informazione nel settore delle regolamentazioni tecniche, previste dalla direttiva (UE) 2015/1535, si è evidenziata l’opportunità che ciò sia previsto in modo esplicito all’articolo 8 dello schema di decreto legislativo.
Articolo 9. Clausola d’invarianza finanziaria. Clausola rituale e generica: dall’attuazione del decreto non dovranno derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni interessate provvederanno agli adempimenti previsti nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Bruno Nobile

Note

1) Riferimenti normativi del documento sono gli articoli 5 (Delega al Governo per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, e della direttiva 2011/91/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativa alle diciture o marche che consentono di identificare la partita alla quale appartiene una derrata alimentare) e 9 (“Delega al Governo per l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) n. 305/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2011, che fissa condizioni armonizzate per la commercializzazione dei prodotti da costruzione e che abroga la direttiva 89/106/CEE del Consiglio”) della legge 12 agosto 2016, n. 170: “Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2015”.
2) Regolamento n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013 recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio – Articolo 119: Articolo 119 Indicazioni obbligatorie 1. L’etichettatura e la presentazione dei prodotti elencati nell’allegato VII, parte II, punti da 1 a 11 e punti 13, 15 e 16, commercializzati nell’Unione o destinati all’esportazione, contengono le seguenti indicazioni obbligatorie: a) la designazione della categoria di prodotti vitivinicoli in conformità dell’allegato VII, parte II; b) per i vini a denominazione di origine protetta o a indicazione geografica protetta: i) l’espressione “denominazione di origine protetta” o “indicazione geografica protetta” e ii) il nome della denominazione di origine protetta o dell’indicazione geografica protetta; c) il titolo alcolometrico volumico effettivo; d) l’indicazione della provenienza; e) l’indicazione dell’imbottigliatore o, nel caso del vino spumante, del vino spumante gassificato, del vino spumante di qualità o del vino spumante aromatico di qualità, il nome del produttore o venditore; f) l’indicazione dell’importatore nel caso dei vini importati e g) nel caso del vino spumante, del vino spumante gassificato, del vino spumante di qualità o del vino spumante aromatico di qualità, l’indicazione del tenore di zucchero. 2. In deroga al paragrafo 1, lettera a), il riferimento alla categoria di prodotti vitivinicoli può essere omesso per i vini sulla cui etichetta figura il nome di una denominazione di origine protetta o di un’indicazione geografica protetta. 3. In deroga al paragrafo 1, lettera b), il riferimento all’espressione “denominazione di origine protetta” o “indicazione geografica protetta” può essere omesso nei seguenti casi: a) se sull’etichetta figura, conformemente al disciplinare di produzione di cui all’articolo 94, paragrafo 2, una menzione tradizionale in conformità all’articolo 112, lettera a); b) in circostanze eccezionali e debitamente giustificate che la Commissione stabilisce mediante l’adozione di atti delegati a norma dell’articolo 227 al fine di garantire l’osservanza delle norme vigenti in materia di etichettatura.
3) Regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 gennaio 2002, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare – Articolo 2 (Definizione di alimento): Ai fini del presente regolamento si intende per “alimento” (o “prodotto alimentare”, o “derrata alimentare”) qualsiasi sostanza o prodotto trasformato, parzialmente trasformato o non trasformato, destinato ad essere ingerito, o di cui si prevede ragionevolmente che possa essere ingerito, da esseri umani. Sono comprese le bevande, le gomme da masticare e qualsiasi sostanza, compresa l’acqua, intenzionalmente incorporata negli alimenti nel corso della loro produzione, preparazione o trattamento. Esso include l’acqua nei punti in cui i valori devono essere rispettati come stabilito all’articolo 6 della direttiva 98/83/CE e fatti salvi i requisiti delle direttive 80/778/CEE e 98/83/CE. Non sono compresi: a) i mangimi; b) gli animali vivi, a meno che siano preparati per l’immissione sul mercato ai fini del consumo umano; c) i vegetali prima della raccolta; d) i medicinali ai sensi delle direttive del Consiglio 65/65/CEE(21) e 92/73/CEE(22); e) i cosmetici ai sensi della direttiva 76/768/CEE del Consiglio(23); f) il tabacco e i prodotti del tabacco ai sensi della direttiva 89/622/CEE del Consiglio(24); g) le sostanze stupefacenti o psicotrope ai sensi della convenzione unica delle Nazioni Unite sugli stupefacenti del 1961 e della convenzione delle Nazioni Unite sulle sostanze psicotrope del 1971; h) residui e contaminanti. Articolo 3 (Altre definizioni): 2) “impresa alimentare”, ogni soggetto pubblico o privato, con o senza fini di lucro, che svolge una qualsiasi delle attività connesse ad una delle fasi di produzione, trasformazione e distribuzione degli alimenti; 3) “operatore del settore alimentare”, la persona fisica o giuridica responsabile di garantire il rispetto delle disposizioni della legislazione alimentare nell’impresa alimentare posta sotto il suo controllo; 18) “consumatore finale”, il consumatore finale di un prodotto alimentare che non utilizzi tale prodotto nell’ambito di un’operazione o attività di un’impresa del settore alimentare.

4) I riferimenti normativi richiamati sono: il Regolamento (CE) N. 853/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale; il Regolamento (CE) N. 854/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio del 29 aprile 2004 che stabilisce norme specifiche per l’organizzazione di controlli ufficiali sui prodotti di origine animale destinati al consumo umano; il Regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011 , relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, che modifica i regolamenti (CE) n. 1924/2006 e (CE) n. 1925/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio e abroga la direttiva 87/250/CEE della Commissione, la direttiva 90/496/CEE del Consiglio, la direttiva 1999/10/CE della Commissione, la direttiva 2000/13/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, le direttive 2002/67/CE e 2008/5/CE della Commissione e il regolamento (CE) n. 608/2004 della Commissione.

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