La normativa UE contro lo spreco alimentare. Il caso francese

anti spreco

Dopo avere ripercorso l’approvazione della prima legge italiana contro lo spreco alimentare e la legislazione regionale attualmente esistente, vediamo come interviene in materia la normativa europea, analizzando anche la recente legge francese.

Nell’Unione europea la cessione di alimenti a qualsiasi titolo è disciplinata dai Regolamenti comunitari sulla sicurezza alimentare (CE/178/02, CE/852/04 CE/853/04) contenenti le norme relative alle strutture, le attrezzature e la gestione delle fasi di produzione, di trasformazione e di distribuzione dei prodotti alimentari.
Il Regolamento (CE) 178/2002 stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare. La disciplina costituisce la base per garantire un livello elevato di tutela della salute umana e degli interessi dei consumatori riguardo agli alimenti, tenendo conto in particolare della diversità dell’offerta di alimenti, compresi i prodotti tradizionali, garantendo contestualmente l’efficace funzionamento del mercato interno.
Nei sessantacinque articoli che compongono il 178/02 sono stabiliti i principi comuni e le competenze, i mezzi per assicurare un solido fondamento scientifico, le procedure e i meccanismi organizzativi efficienti a sostegno dell’attività decisionale nel campo della sicurezza degli alimenti e dei mangimi.

Il Regolamento (CE)852/2004 è inteso a garantire l’igiene dei prodotti alimentari in tutte le fasi del processo di produzione: da quella della produzione primaria al consumatore finale.

Il Regolamento (CE) 853/2004 detta norme specifiche in materia d’igiene per gli alimenti di origine animale.

Al presente, in mancanza d’una normativa dell’UE sulla cessione del cibo a titolo gratuito o sulle politiche di contrazione dello spreco alimentare, rileva la Risoluzione del Parlamento europeo del 19 gennaio 2012 su come evitare lo spreco di alimenti: strategie per migliorare l’efficienza della catena alimentare nell’UE. In particolare il Parlamento chiede al Consiglio, alla Commissione, agli Stati membri e agli attori della catena agroalimentare di affrontare con urgenza il problema dello spreco alimentare lungo tutta la catena dell’approvvigionamento e del consumo e di definire orientamenti e sostenere strategie per migliorare l’efficienza della catena agroalimentare comparto per comparto, esortandoli a darvi priorità nell’agenda politica europea.

Nel maggio 2015 è stato reso noto che la Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica per raccogliere pareri sulla strategia da adottare per impostare in modo nuovo e ambizioso la transizione verso l’economia circolare. Secondo la Commissione le strategie che porteranno l’Europa a sviluppare un’economia circolare competitiva non dovranno limitarsi solo ai rifiuti, ma contemplare l’intero ciclo di vita dei prodotti, tenendo conto della situazione di ciascuno Stato membro; oltre ad azioni sul fronte dei rifiuti dovranno quindi prevedere interventi in materia di progettazione intelligente dei prodotti, riutilizzo e riparazione dei prodotti, riciclaggio, consumo sostenibile, livelli di riciclaggio, uso intelligente delle materie prime, rafforzamento dei mercati delle materie prime secondarie e misure settoriali specifiche.

Va assecondato il processo da un’economia lineare verso un’economia circolare1, quest’ultima in grado di promuovere la competitività e l’innovazione, stimolando il nascere di nuovi modelli imprenditoriali e l’adozione di nuove tecnologie, e favorendo la modernizzazione delle politiche sociali, con conseguenti effetti positivi nel lungo termine per l’economia europea nel suo insieme, che dovrà diventare più sostenibile e più competitiva. I cittadini, le autorità pubbliche, le imprese e tutti gli altri soggetti governativi e non governativi interessati sono stati invitati a rispondere alle domande riguardanti i vari segmenti del ciclo economico e il loro ruolo nella transizione verso un’economia circolare. Un’altra consultazione pubblica sulle distorsioni del mercato dei rifiuti è già in corso ed è aperta a tutti i portatori d’interesse.

Il caso francese

Con legge n. 2016-138 dell’11 febbraio 2016, recante modifiche al Codice sull’ambiente, la Francia si è dotata di (prime?) norme contro lo spreco alimentare (gaspillage2 alimentaire). Con questa legge il Governo francese spera (non è dunque certo) di dimezzare entro dieci anni lo spreco alimentare. Questo provvedimento è stato sollecitato dal basso: una petizione con 200mila firme indirizzata al Parlamento francese.

La nuova disciplina rende responsabili e mobilita i produttori, i trasformatori e i distributori di derrate alimentari i consumatori e le associazioni.

Le azioni di contrasto allo spreco alimentare sono poste in atto secondo una precisa scala di priorità: la prevenzione dello spreco alimentare; l’utilisation des invendus propres à la consommation humaine, per beneficenza o trasformazione; l’utilizzazione per l’alimentazione animale; la destinazione a fini di compostaggio per l’agricoltura o per fini energetici.
La lotta allo spreco comprende la sensibilizzazione e la formazione di tutti gli attori a livello locale e un’informativa periodica ai consumatori, in particolare in programmi locali di prevenzione dei rifiuti (déchets).

La novellistica adottata obbliga il ricorso a una convenzione tra un distributore di derrate alimentari e un’associazione caritativa.
Senza pregiudizio della disciplina concernente la sicurezza sanitaria degli alimenti, i distributori del settore alimentare non possono deliberatamente buttare via o distruggere i prodotti alimentari invenduti ancora commestibili.
La legge si rivolge ai supermercati di almeno 400 metri quadrati obbligandoli a conferire alle associazioni di beneficenza il cibo prossimo alla data entro la quale è preferibile consumarlo, oppure di trasformarlo in mangime per gli animali o ancora in compost. A tal fine si prevede un obbligo di accordo con le organizzazioni deputate. La mancata definizione di questi protocolli può comportare ammende salate o, financo, la reclusione.

La legge è stata censurata dalla Federazione dei commercianti e dei distributori d’Oltralpe: i grandi supermercati sarebbero responsabili solo del cinque per cento degli sprechi alimentari. Peraltro in molti casi ci sono già accordi con associazioni di beneficenza. C’è inoltre la preoccupazione per i supermercati di essere costretti all’esborso di considerevoli somme di denaro per organizzare le procedure di stoccaggio e distribuzione del cibo invenduto.
Su altro, se non opposto, versante si lamentano anche talune associazioni di beneficenza dubbiose circa la concreta possibilità di dotarsi d’indispensabili di mezzi di trasporto dotate di celle frigorifere.

Bruno Nobile

Comments are closed