Legge comunitaria 2015. Novità per olio d’oliva e origine degli alimenti

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Il 3 febbraio di quest’anno il Governo ha presentato in prima lettura al Senato il disegno di legge, di natura ordinaria, S. 2228, recante “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2015”1. Il provvedimento è stato assegnato in sede referente alla Commissione Politiche dell’Unione europea, previ pareri di tutte e tredici le altre Commissioni permanenti e della Commissione per le questioni regionali. Il 22282 è in corso di esame presso la Commissione di merito. In questa sede l’esame sarà limitato agli articoli 1, 2, 3, 10 e 11.

Articolo 1: Disposizioni in materia di qualità e trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini. Caso EU PILOT3 4632/13/AGRI. Concernente l’etichettatura degli oli di oliva, l’articolo 1 è diretto a risolvere il caso EU PILOT 4632/13/AGRI che si riferisce alle disposizioni in materia di qualità e trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini. La formulazione delle disposizioni contenute in questo articolo è il risultato di una lunga e complessa interlocuzione dell’Amministrazione italiana con la Commissione europea. Le nuove norme sono finalizzate a evitare l’apertura di una procedura d’infrazione. L’articolo 1 modifica la legge 13 gennaio 2013, n. 9 (“Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini”) per risolvere il caso dianzi citato, con particolare riferimento all’evidenza cromatica dell’indicazione di origine delle miscele degli oli d’oliva e alla previsione di un termine minimo di conservazione degli oli d’oliva. In particolare, la lettera a) concerne la richiamata evidenza cromatica dell’indicazione di origine delle miscele degli oli di oliva, stabilendo, al fine di adeguare la vigente disciplina alla normativa europea, che l’indicazione dell’origine delle miscele di oli di oliva originari di più di uno Stato membro dell’Unione europea o di un Paese terzo debba essere stampata in modo da essere visibile, chiaramente leggibile e indelebile e non possa essere in nessun modo nascosta, oscurata, limitata o separata da altre indicazioni scritte o grafiche. Su tale questione è intervenuta la Commissione europea, la quale ha sostenuto che l’indicazione d’origine in un colore diverso rispetto a quello delle altre indicazioni, anziché garantire condizioni eque di concorrenza per l’industria e fornire un’informazione più completa ai consumatori, è discriminatoria nei confronti delle restanti indicazioni e contraria alle regole armonizzate in materia di leggibilità, dettate dal regolamento (UE) n. 1169/2011, richiamato, oltre, alla nota in calce n. 9. La lettera b), nel modificare l’articolo 7 della legge n. 9 del 20134, interviene sulla previsione di un termine minimo di conservazione degli oli di oliva, per il quale l’attuale previsione di diciotto mesi non è stata ritenuta conforme alla normativa europea, secondo la quale l’indicazione della scadenza va rimessa alla scelta dei singoli produttori sotto la propria responsabilità. Il comma 1 dell’articolo 7 è così novellato: “1. Il termine minimo di conservazione entro il quale gli oli di oliva vergini mantengono le loro proprietà specifiche in adeguate condizioni di conservazione va indicato con la dicitura: <da consumarsi preferibilmente entro il> quando la data comporta l’indicazione del giorno, oppure: <da consumarsi preferibilmente entro fine> negli altri casi.”.

Articolo 2: Disposizioni relative all’etichettatura del miele. Caso EU PILOT 7400/15/AGRI. L’Italia è stata oggetto di formale richiamo da parte della Commissione europea anche per quanto riguarda l’etichettatura del miele (caso EU PILOT 7400/15/AGRI). Caso originato da alcuni sequestri amministrativi di confezioni di mieli commercializzati in Italia ma provenienti da altri Stati membri, sulla cui etichetta era indicata la generica dizione “miscela di mieli originari e non originari della CE”, al posto dell’indicazione analitica dei singoli Paesi d’origine in cui il miele era stato raccolto. Ci è stato formalmente contestato di aver reso obbligatoria l’indicazione analitica del Paese (o dei Paesi) di origine del miele sull’etichetta della rispettiva confezione, andando oltre a quanto stabilito dalla normativa europea (Direttiva 2001 concernente il miele5). Con l’articolo 2 del disegno di legge S. 2228, volto a sanare il caso testé richiamato, si chiarisce che, nei confronti di mieli prodotti in altri Stati membri e immessi sul mercato, non vige l’obbligatorietà dell’indicazione del paese di provenienza. L’articolo 2 dispone, pertanto, senza modificare l’impostazione del decreto legislativo n. 179/20046: “All’articolo 3, del decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 179, dopo il comma 4 è aggiunto il seguente: 4-bis. Le disposizioni di cui al comma 2, lettera f), non si applicano ai mieli prodotti e confezionati in altri Stati membri nel rispetto delle definizioni e delle norme della direttiva 2001/110/CE del Consiglio, del 20 dicembre 2001”. Si evita in tal modo la lesione del principio di libera circolazione delle merci all’interno del mercato unico.

Articolo 3: Disposizioni relative all’indicazione del Paese di origine sull’etichettatura degli alimenti.Caso EU PILOT 5938/13/SNCO). L’articolo è volto a sanare quella parte del caso EU PILOT 5938/13/SNCO7 relativa alla non conformità dell’articolo 4, comma 49-bis, della legge n. 350 del 20038, rispetto alle previsioni del regolamento (UE) n. 1169/20119, in materia d’informazioni sugli alimenti. Del citato comma 49-bis la Commissione europea, in oltre due anni d’interlocuzione, ha chiesto ripetutamente l’abrogazione. Questo il nuovo testo, se sarà approvato nella sua formulazione originaria, del comma 49-bis: “Costituisce fallace indicazione e induzione in errore del consumatore l’uso del marchio, da parte del titolare o del licenziatario, con modalità tali da indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana ai sensi della normativa europea sull’origine, senza che gli stessi siano accompagnati da indicazioni precise ed evidenti sull’origine o provenienza estera o comunque sufficienti ad evitare qualsiasi fraintendimento del consumatore sull’effettiva origine del prodotto, ovvero senza essere accompagnati da attestazione, resa da parte del titolare o del licenziatario del marchio, circa le informazioni che, a sua cura, verranno rese in fase di commercializzazione sulla effettiva origine estera del prodotto. Per i prodotti alimentari, le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche alle informazioni che potrebbero indurre in errore i consumatori, ai sensi dell’articolo 7 del regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, per quanto riguarda il Paese d’origine o il luogo di provenienza dell’alimento e l’origine del suo ingrediente primario. Salvo che il fatto costituisca reato, il contravventore è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 a euro 250.000”. Come ha chiarito, intervenendo in Commissione, il rappresentante del Governo, con tale disposizione sarà possibile sanzionare le pratiche commerciali scorrette che inducano i consumatori a pensare che un prodotto sia fatto in Italia e/o con materia prima italiana, pur senza che tali elementi siano espressamente indicati, mentre nel caso di indicazione espressa falsa si configurerebbe il delitto di frode in commercio. Non si potrà sanzionare, invece, chi legittimamente utilizza l’indicazione di origine italiana conformemente al codice doganale europeo (luogo dell’ultima trasformazione sostanziale) senza adottare condotte decettive, vale a dire ingannevoli, ma solo chi apponga segni, immagini o altro, idoneo a indurre il consumatore in errore sull’origine degli ingredienti (esemplificando: salume prodotto in Italia con suini ungheresi). Si potrà scrivere che è italiano, sì potrà al limite anche colorare con il tricolore il prosciutto, ma non mettere l’immagine di un suino con lo sfondo tricolore o tale da indurre il consumatore a pensare che quel suino sia stato allevato in Italia.

Articolo 10: Modifiche alle aliquote IVA applicabili al basilico, al rosmarino e alla salvia freschi destinati all’alimentazione. Caso EU PILOT 7292/15/TAXU. L’articolo 10 concerne modifiche alle aliquote IVA applicabili al basilico, al rosmarino e alla salvia freschi destinati all’alimentazione, di rilevante significato per la dieta mediterranea, elevando dal 4 al 10 per cento l’aliquota IVA applicabile alle cessioni di queste piante allo stato vegetativo, destinate all’alimentazione. Per evitare una procedura d’infrazione, con le disposizioni contenute all’articolo 10, si chiude il caso EU PILOT 7292/15/TAXU, nell’ambito del quale la Commissione europea ha rilevato l’incompatibilità con l’ordinamento dell’Unione europea del numero 12-bis) della tabella A, parte II, allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 63310, in base al quale alle cessioni di questi prodotti è applicata l’aliquota super-ridotta del 4 per cento, in violazione dell’articolo 110 della direttiva 2006/112/CE11, che consente di mantenere le aliquote inferiori al 5 per cento per le sole operazioni che al 1º gennaio 1991 già godevano di tale beneficio. La violazione è stata rilevata tenendo conto che il numero 12-bis) è stato introdotto in data successiva al 1º gennaio 1991; in particolare, la novella ora vigente è stata approvata con l’articolo 6, comma 7, lettera b), della legge 13 maggio 1999, n. 13312. Pertanto, al fine di evitare l’apertura di una procedura d’infrazione, è stata predisposta l’abrogazione del numero 12-bis) della tabella A, parte II, allegata al decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972 e l’integrazione del numero 38-bis) della tabella A, parte III, allegata allo stesso decreto con una previsione con la quale si assoggetta all’aliquota ridotta del 10 per cento la cessione di basilico, rosmarino e salvia, freschi, destinati all’alimentazione. Va, peraltro, tenuto conto che la Corte di Giustizia dell’Unione europea è venuta manifestando un orientamento molto restrittivo circa la possibilità per gli Stati dell’Unione di estendere l’ambito di applicazione delle aliquote super-ridotte a fattispecie non contemplate al 1° gennaio 1991. Stando, infine, alla Relazione tecnica annessa al disegno di legge S. 2228, l’aumento del gettito risulterà di trascurabile entità.

Articolo 11: Modifiche all’aliquota IVA applicabile ai preparati per risotto. Caso EU PILOT 7293/15/TAXU. L’articolo 11 è riferito alle cessioni di preparazioni alimentari a base di riso (cosiddetti preparati per risotti) classificate13. L’applicazione dell’aliquota super ridotta è, infatti, consentita dalla disciplina europea alle sole operazioni che al 1º gennaio 1991 già godevano di tale beneficio, mentre in questo caso la previsione normativa italiana era successiva. Pertanto viene innalzata dal 4 al 10 per cento l’aliquota IVA applicabile alle cessioni di preparazioni alimentari a base di riso. La disposizione contenuta in quest’articolo è finalizzata alla chiusura del caso EU PILOT 7293/15/TAXU. La Commissione europea ha rilevato l’incompatibilità con l’ordinamento dell’Unione europea del numero 9) della tabella A, parte II, allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, nella parte in cui prevede l’applicazione dell’aliquota super-ridotta del 4 per cento ai prodotti in questione, in violazione dell’articolo 110 della direttiva 2006/112/CE, che consente di mantenere le aliquote inferiori al 5 per cento per le sole operazioni che al 1º gennaio 1991 già godevano di tale beneficio. La violazione è stata rilevata alla luce della circostanza che il citato numero 9) è stato modificato, per prevedere l’applicazione di detta aliquota, in data successiva al 1º gennaio 1991. Per evitare l’apertura di una procedura d’infrazione, è stata predisposta l’abrogazione della modifica a suo tempo apportata al numero 9) della tabella A, parte II, allegata al richiamato DPR n. 633/1972. In seguito a tale abrogazione i prodotti in questione saranno assoggettati all’aliquota ridotta del 10 per cento. Stando alla Relazione tecnica, sopra richiamata, le misure previste dall’articolo 11 comporteranno un maggior gettito stimato in circa 4,7 milioni l’anno.

Bruno Nobile

Note

1La legge 24 dicembre 2012, n. 234, contenente “Norme generali sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea”, ha sostituito la  legge comunitaria annuale con la legge di delegazione europea, finalizzata al conferimento di deleghe legislative per il recepimento delle direttive e degli altri atti dell’Unione europea da recepire nell’ordinamento italiano e con la legge europea intesa a prevedere norme di diretta attuazione degli obblighi derivanti dall’appartenenza all’Unione europea. Il Governo è tenuto a presentare, entro il 28 febbraio di ogni anno, la legge di delegazione europea e, se necessario, la seconda delle due leggi. In particolare la legge europea può prevedere modifiche a norme statali oggetto di procedure d’infrazione nei confronti dell’Italia (o di sentenze della Corte di giustizia europea); disposizioni per assicurare l’applicazione di atti dell’Unione europea; l’attuazione di trattati internazionali conclusi nel quadro delle relazioni esterne dell’Unione. La legge europea può prevedere altresì abrogazione e modifiche di norme in contrasto con gli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’UE. Da ultimo, la medesima legge contiene i presupposti per l’esercizio del potere sostitutivo dello Stato nei confronti delle Regioni che non adempiono all’attuazione degli atti normativi comunitari nelle materie di loro competenza, e non provvedono all’attuazione e all’esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell’Unione.

2Il disegno di legge S. 2228 si compone di ventidue articoli contenuti in otto capi. Queste le rubriche degli articoli 1 (Disposizioni in materia di qualità e trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini. Caso EU Pilot 4632/13/AGRI), 2 (Disposizioni relative all’etichettatura del miele. Caso EU PILOT 7400/15/AGRI) e 3 (Disposizioni relative all’indicazione del Paese di origine sull’etichettatura degli alimenti. Caso EU PILOT 5938/13/SNCO) costituenti il Capo I (Disposizioni in materia di libera circolazione delle merci); e degli articoli 10 (Modifiche alle aliquote IVA applicabili al basilico, al rosmarino e alla salvia freschi destinati all’alimentazione. Caso EU PILOT 7292/15/TAXU) e 11. Modifiche all’aliquota IVA applicabile ai preparati per risotto. Caso EU PILOT 7293/ 15/TAXU) di cui al Capo IV recante Disposizioni in materia di fiscalità, dogane e aiuti di Stato.

3 EU PILOT è un progetto nato nel 2008, cui consegue una procedura introdotta per fornire risposte più rapide e complete ai quesiti riguardanti l’applicazione del diritto dell’Unione europea, in particolare a quelli rivolti da cittadini o imprese, e per proporre soluzioni ai problemi che possono sorgere in tale ambito, quando risulti necessaria una conferma della posizione di fatto o di diritto in uno Stato membro. Il sistema migliora la comunicazione tra i servizi della Commissione e le autorità degli Stati e concorre a trovare soluzioni ai problemi riguardanti l’applicazione del diritto comunitario o la conformità con quest’ultimo della legislazione di uno Stato nella fase iniziale, prima cioè dell’avvio di una procedura d’infrazione. Ogni volta si prospetti un possibile ricorso alla procedura d’infrazione, per lo più si ricorre a tale sistema prima che la Commissione apra una vera e propria procedura.

4Legge 14 gennaio 2013, n. 9: “Norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini”. L’articolo 7 reca questa rubrica: “Termine minimo di conservazione e presentazione degli oli di oliva nei pubblici esercizi”.

5Direttiva 2001/110/CE del Consiglio del 20 dicembre 2001 concernente il miele. Articolo 3, lettera f): “f) sull’etichetta devono essere indicati il Paese o i Paesi d’origine in cui il miele è stato raccolto. Tuttavia, se il miele è originario di più Stati membri o Paesi terzi l’indicazione può essere sostituita, a seconda del caso, da una delle seguenti: 1) «miscela di mieli originari della CE»; 2) «miscela di mieli non originari della CE»; 3) «miscela di mieli originari e non originari della CE»; g) ove si tratti di miele filtrato e di miele per uso industriale, i contenitori per la merce alla rinfusa, gli imballaggi e i documenti commerciali devono indicare chiaramente la denominazione completa del prodotto di cui all’articolo 1, comma 2, lettera b), numero 6), e comma 3. 3. Le denominazioni di cui al comma 2, lettere a), b), c), d), e), f) e g), devono figurare in lingua italiana. 4. Il miele destinato ai consumatori deve essere preconfezionato all’origine in contenitori chiusi.

6Decreto legislativo 21 maggio 2004, n.179: “ Attuazione della direttiva 2001/110/CE concernente la produzione e la commercializzazione del miele”.

7Come richiamano all’attenzione gli Uffici del Senato, l’apertura del fascicolo EU PILOT ha preso le mosse da una denuncia per presunta violazione del diritto dell’Unione risultante da una prassi amministrativa delle autorità italiane preposte ai controlli alimentari, le quali hanno imposto sanzioni e sequestrato prodotti in conformità a violazioni delle norme nazionali che disciplinano l’indicazione obbligatoria dell’origine degli alimenti, con particolare riferimento alla mancata segnalazione del Paese d’origine della materia prima agricola prevalente utilizzata nella preparazione dei prodotti stessi e alla presenza di marchi o segni distintivi nazionali atti a indurre in inganno il compratore sulla reale origine del prodotto. La Commissione contesta in particolare la mancata notifica dell’art. 4, comma 49-bis, della legge n. 350/2003, ricordando come, in base alla giurisprudenza della Corte di Giustizia, l’inadempimento dell’obbligo di notifica costituisce un vizio di procedura sostanziale che ne comporta l’inapplicabilità e l’inopponibilità ai singoli.

8Legge del 24 dicembre 2003 n. 350 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2004) – Articolo 4: Finanziamento agli investimenti, comma 49-bis: “Costituisce fallace indicazione l’uso del marchio, da parte del titolare o del licenziatario, con modalità tali da indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana ai sensi della normativa europea sull’origine, senza che gli stessi siano accompagnati da indicazioni precise ed evidenti sull’origine o provenienza estera o comunque sufficienti ad evitare qualsiasi fraintendimento del consumatore sull’effettiva origine del prodotto, ovvero senza essere accompagnati da attestazione, resa da parte del titolare o del licenziatario del marchio, circa le informazioni che, a sua cura, verranno rese in fase di commercializzazione sulla effettiva origine estera del prodotto. Per i prodotti alimentari, per effettiva origine si intende il luogo di coltivazione o di allevamento della materia prima agricola utilizzata nella produzione e nella preparazione dei prodotti e il luogo in cui è avvenuta la trasformazione sostanziale. Il contravventore è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 ad euro 250.000.”.

9Regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, che modifica i regolamenti (CE) n. 1924/2006 e (CE) n. 1925/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio e abroga la direttiva 87/250/CEE della Commissione, la direttiva 90/496/CEE del Consiglio, la direttiva 1999/10/CE della Commissione, la direttiva 2000/13/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, le direttive 2002/67/CE e 2008/5/CE della Commissione e il regolamento (CE) n. 608/2004 della Commissione. Si garantisce ai consumatori il loro diritto ad un’informazione adeguata, stabilendo principi generali, requisiti e responsabilità in materia di etichettatura dei prodotti alimentari che consumano. Articolo 7: “Pratiche leali d’informazione 1. Le informazioni sugli alimenti non inducono in errore, in particolare: a) per quanto riguarda le caratteristiche dell’alimento e, in particolare, la natura, l’identità, le proprietà, la composizione, la quantità, la durata di conservazione, il paese d’origine o il luogo di provenienza, il metodo di fabbricazione o di produzione; b) attribuendo al prodotto alimentare effetti o proprietà che non possiede; c) suggerendo che l’alimento possiede caratteristiche particolari, quando in realtà tutti gli alimenti analoghi possiedono le stesse caratteristiche, in particolare evidenziando in modo esplicito la presenza o l’assenza di determinati ingredienti e/o sostanze nutritive; d) suggerendo, tramite l’aspetto, la descrizione o le illustrazioni, la presenza di un particolare alimento o di un ingrediente, mentre di fatto un componente naturalmente presente o un ingrediente normalmente utilizzato in tale alimento è stato sostituito con un diverso componente o un diverso ingrediente. 2. Le informazioni sugli alimenti sono precise, chiare e facilmente comprensibili per il consumatore. 3. Fatte salve le deroghe previste dalla legislazione dell’Unione in materia di acque minerali naturali e alimenti destinati a un particolare utilizzo nutrizionale, le informazioni sugli alimenti non attribuiscono a tali prodotti la proprietà di prevenire, trattare o guarire una malattia umana, né fanno riferimento a tali proprietà. alimenti non attribuiscono a tali prodotti la proprietà di prevenire, trattare o guarire una malattia umana, né fanno riferimento a tali proprietà. 4. I paragrafi 1, 2 e 3 si applicano anche: a) alla pubblicità; b) alla presentazione degli alimenti, in particolare forma, aspetto o imballaggio, materiale d’imballaggio utilizzato, modo in cui sono disposti o contesto nel quale sono esposti”

10Decreto del Presidente della Repubblica del 26 ottobre 1972 n. 633: “Istituzione e disciplina dell’imposta sul valore aggiunto”.

11La direttiva 2006/112/CE ha proceduto alla rifusionedelle norme che costituiscono il sistema comune dell’imposta sul valore aggiunto. Costituisce pertanto una sorta di testo unico di tutte le norme sul sistema comune di IVA, razionalizzando e coordinando le numerose e sostanziali modifiche intervenute nel tempo.

12Legge13 maggio 1999, n. 133:Disposizioni in materia di perequazione, razionalizzazione e federalismo fiscale” [Collegato fiscale alla finanziaria ’99] -. Art. 6 (Ulteriori disposizioni in materia di IVA). Comma 7: “Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, sono apportate le seguenti modifiche (…) b) nella tabella A, parteII, dopo il numero 12) e’ inserito il seguente: <2-bis) basilico, rosmarino e salvia, freschi, destinati all’alimentazione (v. d. ex 12.07) >; (…)”.

13Classificate alla voce 21.07.02 della Tariffa doganale comune in vigore al 31 dicembre 1987, attualmente alla voce 1904.9010 della Nomenclatura combinata vigente.

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