Nutrition & health claims, Dario Dongo illustra il decreto sanzioni

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Dopo ‘soli’ quattro anni di gestazione, a dieci anni di distanza dall’ entrata in vigore del regolamento CE 1924/06 sui ‘nutrition & health claims’ riferiti agli alimenti, il governo italiano è finalmente riuscito ad approvare il relativo ‘decreto sanzioni’ .

Il decreto legislativo risulta essere stato approvato il 21.1.17 dal Consiglio dei Ministri, secondo comunicato dell’ ufficio stampa della Presidenza che ci ha tuttavia comunicato di non disporre del testo. Abbiamo quindi provato a chiederne copia al Ministero per lo Sviluppo Economico, altresì invano. Preso atto di cotanta efficienza degli uffici (sigh!), non ci stupiremo se la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale avverrà con qualche giorno di ritardo.

La competenza ricade in via esclusiva sull’ amministrazione sanitaria (art. 2.2) che tuttavia – su questo tema come su quello più generale dell’ informazione al consumatore – meriterebbe appositi stanziamenti per le attività formative essenziali all’ esercizio dei compiti assegnati. A maggior ragione su temi delicati come le indicazioni sulla salute, laddove l’ Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato (AGCM) – frattanto spodestata – aveva sviluppato criteri interpretativi puntuali e coerenti a quelli delle Autorità di altri Stati membri.

L’ impiego di ‘nutrition & health claims’ non consentiti dai regolamenti europei (1) è punito con sanzioni amministrative pecuniarie che variano:

- dai 3 mila ai 12 mila € per le indicazioni nutrizionali non previste in Allegato al regolamento CE 1924/06, o al di fuori delle condizioni ivi previste (art. 8),

- idem c.s. per le indicazioni nutrizionali comparative (art. 9),

- da 6 mila a 24 mila € per le indicazioni sulla salute non autorizzate (art. 10.1),

- da 3 mila a 12 mila € per il mancato rispetto delle condizioni previste su ‘health claims’ autorizzati (art. 10.2),

- 3-10 mila e 5-20 mila €, rispettivamente, per indicazioni nutrizionali e salutistiche su bevande alcoliche (al di fuori di quelle sole autorizzate, su basso tenore alcolico ovvero sua riduzione, e riduzione valore energetico, art. 4).

La comunicazione può venire altresì censurata e punita laddove:

- venga messa in dubbio la sicurezza nutrizionale di una dieta priva del prodotto pubblicizzato, ovvero se ne tolleri o incoraggi il consumo eccessivo (pene da 2 mila a 20 mila € sui claim nutrizionali, da 3 mila a 30 mila su quelli salutistici, art. 3),

- i ‘claim’ nutrizionali e salutistici non siano riferiti agli alimenti ‘ pronti per essere consumati secondo le istruzioni del fabbricante ‘ (sanzione da 2 mila a 10 mila €, art. 5),

- manchi la dichiarazione nutrizionale in etichetta di alimenti che riportino ‘claim’ nutrizionali e salutistici (pena da 2 mila a 16 mila €, art. 7),

- indicazioni generiche sulla salute, espresse in etichetta o pubblicità, non siano supportate da ‘claim’ autorizzati ai sensi del regolamento (da 5 mila a 10 mila €, art. 10.4),

- gli ‘health claims’ non siano accompagnati dalle notizie supplementari prescritte (2) sull’ importanza di una dieta equilibrata, quantità e modalità d’ impiego, avvertenze particolari (da 5 mila a 20 mila €, art. 10.3),

- i ‘claim’ sulla riduzione dei rischi di malattia non siano accompagnati da ‘una dicitura indicante che la malattia cui l’ indicazione fa riferimento è dovuta a molteplici fattori di rischio e che l’ intervento su uno di questi fattori può anche non avere un effetto benefico’ (idem c.s.)

Le sanzioni più gravi, da 5 mila a 40 mila euro, sono previste allorché, nell’ impiego di ‘health claim’ ,

- si suggerisca che ‘la salute potrebbe risultare compromessa dal mancato consumo dell’ alimento’ ,

- si faccia ‘riferimento alla percentuale o all’ entità della perdita di peso’ ,

- si citi il ‘ parere di un singolo medico o altro operatore sanitario e altre associazioni’ mediche nazionali o di volontariato, a meno che queste ultime non siano autorizzate da apposite norme in Italia (art. 11).

In caso di reiterazione specifica delle violazioni, ‘tenuto conto della natura e della gravità dei fatti’ , potrà venire sospesa per un periodo da 10 a 20 giorni l’ autorizzazione allo svolgimento delle attività nel quale ambito gli illeciti sono stati commessi (art. 12).

Il governo si mostra forte coi deboli e debole coi forti , avendo sottratto l’ impianto sanzionatorio a quei criteri di proporzionalità finora applicati dall’ Antitrust nella vigilanza sulle norme in esame. Venuta meno l’ ipotesi di multe dissuasive e deterrenti, i colossi industriali potranno decidere di forzare le regole in nome del marketing più selvaggio e cavarsela al più con un paio di decine di migliaia di euro. Viceversa, la miriade di micro-imprese sul territorio rischierà sanzioni non dissimili a quelle applicate ai colossi anche a causa di ingenue sviste.

Dario Dongo

foodagriculturerequirements.com

greatitalianfoodtrade.com

Note

(1) regolamenti (CE) n. 1924/06, (UE) n. 432/12 e successive modifiche

(2) ai sensi del reg. (CE) n. 1924/06, art. 10.2, le indicazioni relative alla salute devono venire accompagnate da:

a) una dicitura relativa all’ importanza di una dieta varia ed equilibrata e di uno stile di vita sano;

b)  la quantità dell’ alimento e le modalità di consumo necessarie per ottenere l’ effetto benefico indicato;

c)  se del caso, una dicitura rivolta alle persone che dovrebbero evitare di consumare l’ alimento, e

d)  un’ appropriata avvertenza per i prodotti che potrebbero presentare un rischio per la salute se consumati in quantità eccessive.’

 

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