Olio di palma. Mozione del Movimento 5 Stelle

Olio palma M5S B.N

Nell’allegato B (Atti di controllo e d’indirizzo) ai resoconti della seduta della Camera di mercoledì 22 giugno 2016 della Camera è pubblicata la mozione C1-01310, a firma di Mirko Busto (Movimento 5 Stelle) e sottoscritta da altri trentasette deputati del medesimo Gruppo parlamentare.

La mozione[1] verte sull’olio di palma e attiene a profili ambientali (disboscamento e alterazione della biodiversità), sanitari (effetti sulla salute provocati dal ricorso a tale vegetale nella produzione alimentare), occupazionali (per le ricadute sulle condizioni e sull’organizzazione del lavoro delle popolazioni autoctone derivanti dalla crescente monocoltura di palma), energetici (derivanti dal suo utilizzo come carburante). L’olio di palma è altresì utilizzato nell’industria cosmetica. L’olio di palma è un componente o una materia prima di molti saponi, polveri detergenti e prodotti per la cura della persona e per questi utilizzi sono spesso usati i saponi di sodio o potassio e gli esteri semplici dei suoi acidi grassi come il palmitato d’isopropile.

La mozione[2], come di consueto, è divisa in due parti: premessa e dispositivo.

Nell’introduzione vi sono considerazioni valutazioni e affermazioni suffragate da studi condotti da istituzioni ed esperti a livello internazionale e dalle indicazioni discendenti dalla normativa elaborata e da relazioni redatte in sede di Unione europea.

Schematicamente questo il quadro pretermesso alle preposizioni conclusive della mozione:

-  il grave danno ambientale e climatico conseguente all’espansione delle piantagioni di olio di palma sviluppatesi con l’incendio di foreste[3];

-  le minacce recate all’agricoltura, non più produttiva, in seguito al degrado delle torbe, alle inondazioni e ai solfati acidi[4];

-  il rischio per sessanta milioni d’indigeni di perdere i mezzi di sussistenza e la possibilità di sopravvivenza alimentare[5];

-  i rischi prodotti dall’uso dell’olio di palma sulla salute umana[6];

-  sulle ricadute sulle bioenergie[7];

- sugli impegni assunti dal Governo italiano firmatario di convenzioni internazionali, quali: la Convezione sulla diversità biologica delle Nazioni Unite (CDB) e la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti delle popolazioni indigene (UNDRIP).

Conclusivamente la mozione impegna il Governo:

in ambito energetico:

ad adottare le iniziative volte a escludere l’energia elettrica prodotta mediante olio di palma dalla categoria delle fonti di energia rinnovabile;

a intraprendere iniziative volte a introdurre il divieto dell’utilizzo dell’olio di palma come carburante puro o diluito per qualunque veicolo;

a intraprendere le iniziative normative volte a introdurre il divieto dell’utilizzo di olio di palma (in ogni sua forma) per la produzione di energia elettrica (anche in assetto cogenerativo);

ad attivarsi, nelle sedi comunitarie, per una moratoria immediata degli incentivi agli agro combustibili e all’agro energia prodotta da mono-colture estensive di palma da olio, nonché per le importazioni di olio di palma;

in ambito alimentare e cosmetico:

ad assumere iniziative per prevedere un’etichettatura addizionale per i prodotti alimentari che indichi chiaramente la presenza di oli tropicali (di palma o di palmisto o cocco) nelle preparazioni alimentari tesa a specificarne il danno per la salute umana;
a intraprendere iniziative normative volte a introdurre, nel più breve tempo possibile, il divieto della vendita su tutto territorio nazionale e dell’importazione di prodotti contenenti oli tropicali (di palma o palmisto o cocco) a fini alimentari e cosmetici;
a intraprendere iniziative volte a stabilire il divieto dell’utilizzo dell’olio di palma o palmisto come ingrediente nelle preparazioni alimentari;

ad assumere iniziative normative finalizzate alla sostituzione dell’olio di palma con olii che non siano nocivi per la salute umana e per l’ambiente e che incentivino le economie nazionali e i settori agricoli interessati (olio di semi di girasole, olio d’oliva, e altro);

in ambito lavorativo:

a mettere in atto le iniziative necessarie per pervenire in tempi brevi alla ratifica della convenzione sui popoli indigeni e tribali dell’Organizzazione internazionale del lavoro (convenzione ILO 169);

Bruno Nobile

Note

[1] La mozione è uno strumento polivalente di procedura parlamentare atto a promuovere una deliberazione dell’Assemblea su un determinato argomento. Alla Camera, secondo quanto dispone l’articolo 110 del Regolamento, una mozione può essere presentata o da un presidente di gruppo o da almeno dieci deputati. Nel caso di specie la mozione C1-01310 è stata presentata oltre che Mirko Busto da trentasette deputati, dei novantuno che compongono il Gruppo parlamentare M5S.

[2] Nella legislatura in corso (la XVII) in tema di olio di palma risultano presentati trentadue atti parlamentari d’indirizzo o di controllo esercitati dal parlamento nei confronti del Governo: 29 alla Camera e 3 al Senato. Atti così suddivisi: 6 mozioni, una interpellanza, 2 interrogazioni a risposta orale, 11 a risposta scritta, 2 a risposta in Commissione, una risoluzione in Assemblea, 6 risoluzioni in Commissione, una in Commissione conclusiva, 2 ordini del giorno in Assemblea presentati in margine a progetti di legge in sede di discussione. Metà esatta di questi atti è stata presentata a iniziativa di parlamentari del M5S.

[3] V. Rapporto congiunto della Banca mondiale e del Governo britannico sul disboscamento indonesiano; Rapporto FAO sulle foreste del 2015. Il Global Forest Resources Assessment è strutturato in più capitoli: Forest area and forest characteristics, Production, Protective functions and selective ecosystem services, Biodiversity and conservation, Disturbance, Measuring progress towards sustainable forest management, Economics and livelihoods.

[4] Flooding projections from elevation and subsidence models for oil palm plantations in the Rajang Delta peatlands, Sarawak, Malaysia- Report 1207384. Peraltro sono risultati deludenti i tentativi di sostenibilità della filiera con il marchio RSPO (Roundtable on Sustainable Palm Oil): To ensure the credibility of palm oil sustainability claims, all RSPO members that take legal ownership and produce or handle RSPO-certified sustainable oil palm products need to be RSPO certified.

[5] In quasi ogni regione del mondo, le popolazioni autoctone subiscono l’occupazione e l’espropriazione delle terre in cui risiedono, e in alcuni casi sono esposte agli attacchi dell’esercito e di milizie paramilitari. V. Forum Permanente sulle questioni indigene delle Nazioni Unite (maggio 2014). Malgrado le declaratorie contenute nella Convenzione dell’Organizzazione internazionale del lavoro contenute nella “C169 Indigenous and Tribal Peoples Convention, 1989”.

[6] La documentazione richiamata nella mozione fa riferimento a numerosi studi: dell’OMS, che attribuisce effetti aterogeni e ipercolesterolemizzanti che aumentano il rischio cardiovascolare; del Center for the Science in the Public Interest, che ha confermato che l’olio di palma aumenta i fattori di rischio cardiovascolare, poiché l’acido palmitico è uno dei grassi saturi che più aumenta il rischio di coronaropatie; dell’American Heart Association dell’American, che consiglia di limitare l’uso dell’olio di palma per le persone che devono ridurre il livello di colesterolo.

[7] La mozione richiama: la direttiva 2009/28/CE sulla produzione di energia da fonti rinnovabili, che stabilisce un quadro comune per la promozione dell’energia da fonti rinnovabili, fissa obiettivi nazionali obbligatori per la quota complessiva di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo di energia e per la quota di energia da fonti rinnovabili nei trasporti, detta norme relative ai trasferimenti statistici tra gli Stati membri, ai progetti comuni tra gli Stati membri e con i paesi terzi, alle garanzie di origine, alle procedure amministrative, all’informazione e alla formazione nonché all’accesso alla rete elettrica per l’energia da fonti rinnovabili e fissa, infine, criteri di sostenibilità per i biocarburanti e i bioliquidi. Ricorda quindi che la Commissione europea si accinge a una rielaborazione dei criteri di sostenibilità della Renewable Energy Directive (RED) per tutta la bioenergia compresi i bio-carburanti.

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