Olio usato per la frittura. Interrogazione al Senato

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Il fascicolo “Risposte scritte a interrogazioni”, pervenute alla Presidenza del Senato dal 30 giugno al 7 luglio 2016, contiene, tra le altre, quella inviata il 28 giugno 2016 dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Galletti. Il Ministro risponde all’interrogazione S4-04738, presentata il 22 ottobre 2015 dalla senatrice Monica Casaletto, membro del Gruppo parlamentare Grandi Autonomie e Libertà, sulla corretta gestione dell’olio usato per la frittura.

L’interrogante colloca i residui della frittura dell’olio tra quelli pericolosi e chiede di conoscere se l’Esecutivo intenda attivare e diffondere informazioni per una corretta gestione dell’olio esausto, promovendo la collaborazione di ogni cittadino e delle amministrazioni locali; e se si possano creare spazi comunali come raccoglitori di olio e isole ecologiche con cisterne di una certa capienza per raccogliere l’olio esausto e gestirne il corretto smaltimento.

Nella premessa l’interrogante ricorda che i residui di frittura dell’olio costituiscono rifiuti estremamente inquinanti che andrebbero separatamente raccolti; se dispersi nell’ambiente, rischiano di inquinare e causare problemi anche ai depuratori più sofisticati.

Come ovviare ai danni prodotti dall’olio che per lo più finisce nello scarico del lavello, nella fognatura o nei bidoni della spazzatura?

Questa una possibile soluzione: “L’organizzazione di un servizio di raccolta capillare fin dall’ambito domestico potrebbe consentire il recupero dell’olio che si versa troppo facilmente nei lavandini. Una volta raccolto, l’olio esausto inizia, infatti, una nuova vita. Grazie a ditte specializzate, dall’olio esausto, dopo aver subito appositi processi di trattamento e riciclo, è possibile ricavare lubrificanti vegetali per macchine agricole, biodiesel e glicerina per saponificazione. L’utilizzo di contenitori chiusi ermeticamente e a doppio fondo eviterebbe dispersioni dell’olio che riciclato darebbe un sostegno all’economia”.

Il problema sollevato non è nuovo. Esemplificando, la PLEF (Planet life economy foundation) avverte che l’olio eliminato attraverso gli scarichi domestici, percorsa la rete fognaria, non sempre raggiunge gli impianti di depurazione. L’olio disperso nel suolo impedisce l’assunzione delle sostanze nutritive da parte della flora e, rientrando nella catena alimentare come mangime per gli animali, ha conseguenze anche sulla salute, generando costi socio-economici elevati. Attraverso il Consorzio obbligatorio degli oli usati ne è possibile una rigenerazione, una speciale fase di lavorazione degli oli usati attraverso la quale si ottengono nuove basi lubrificanti con caratteristiche chimico-fisiche e tecnologiche analoghe a quelle prodotte dal petrolio greggio ma meno inquinanti.

Stando a Idee Green, l’olio esausto si deposita intorno alle zolle di terreno andando a creare una pellicola sottilissima e impermeabile impedendo il normale passaggio dell’acqua e il transito delle particelle nutritive che vengono normalmente assorbite dalle radici capillari delle piante. Una volta raggiunta una falda, può penetrare nei pozzi di acqua potabile rendendoli inutilizzabili. Creando in superficiale una pellicola, raggiunge bacini idrici, fiumi e mari, impedisce l’ossigenazione dell’acqua compromettendo l’esistenza di flora e fauna. In più, impedisce la penetrazione in profondità dei raggi solari danneggiando drasticamente l’ambiente marino e la vita in acqua.

Una pulce nell’orecchio, disturbato da tanto allarmismo, è stata messa in un articolo di fine 2012 da Paolo Amerio, il quale lamentava innanzi tutto come fosse, a quella data,  difficile trovare apprezzabile materiale scientifico, rilevando che anche sui siti ufficiali come quello del consorzio obbligatorio degli oli usati non si trovasse nulla a carattere scientifico e a supporto delle tesi sostenute. Così proseguiva Amerio. “Mi riesce abbastanza facile pensare che l’olio alimentare non correttamente smaltito possa produrre un danno all’ambiente, però, di che danno stiamo parlando? Di che entità? Quali sono gli studi che lo avallano? Teniamo presente che nella catena dei rifiuti alimentari domestici ci sono sempre due protagonisti: enti finali preposti allo smaltimento/riciclo e che spesso traggono un beneficio economico dal ricavato del riciclo stesso e la povera massaia per cui, di sicuro, l’adeguato smaltimento dell’olio usato per friggere rappresenta un costo di tempo e denaro”. Si poneva un dubbio ma non si dava risposta, rimettendola ad altri.

Che cosa ha risposto il Ministro?

L’olio esausto, di oliva o di semi vari, e i grassi vegetali e animali, che residuano dalla cottura o dalla conservazione degli alimenti dopo l’uso domestico, si trasformano in un rifiuto, che può costituire una minaccia per l’ambiente, se non smaltito correttamente.

Se il rifiuto proviene dalle utenze domestiche, si tratta di un rifiuto urbano e, pertanto, è soggetto al regime di privativa comunale. Di conseguenza, per far sì che vi sia una corretta gestione degli oli esausti, è di primaria importanza attuare un’efficace ed efficiente raccolta differenziata e, qualora questa non sia attivata, il rifiuto deve essere conferito presso i centri di raccolta comunali e svuotato in un apposito contenitore.

Per quanto riguarda l’olio esausto che trae origine da attività commerciali o industriali, esso è gestito attraverso il Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti (CONOE) ovvero attraverso sistemi autonomi riconosciuti dal Ministero dell’ambiente.

Il CONOE ha sottoscritto apposite convenzioni con alcuni comuni per la raccolta degli oli esausti provenienti dalle utenze domestiche, così come alcuni comuni hanno stipulato accordi con il sistema “OLLY”, che raccoglie unicamente olio di origine domestica in appositi contenitori presenti presso la grande distribuzione.

La raccolta dell’olio alimentare consentirebbe, quindi, un risparmio energetico, offrendo un’alternativa alla produzione di oli sintetici derivanti dal petrolio e aiuterebbe a salvaguardare l’ambiente, mediante la corretta gestione d’ingenti quantità di olio che attualmente sono riversate nelle acque di scarico creando problemi di sovraccarico dei depuratori.

Tanto premesso il Ministero dell’ambiente continuerà a svolgere un’attività di monitoraggio sulle questioni rappresentate, promuovendo anche iniziative che favoriscano un maggiore coinvolgimento di tutti, cittadini, aziende, istituzioni, atto a promuovere la cultura della sostenibilità e tradurla poi, in comportamenti concreti e responsabili.

Bruno Nobile

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