Origine del latte. Il decreto interministeriale e le critiche

latte - italia

Il 31 maggio 2016 è stata data comunicazione ufficiale della stesura di un decreto interministeriale che introduce l’ indicazione obbligatoria dell’ origine per i prodotti lattiero caseari in Italia. Tema sul quale il Parlamento europeo aveva approvato una Risoluzione pochi giorni prima, il 12 maggio 2016 .

Lo schema di decreto è stato inviato per la prima verifica a Bruxelles, avviando così l’ iter autorizzativo previsto a livello europeo.

In poche parole questo sistema consentirà di indicare con chiarezza al consumatore la provenienza delle materie prime di molti prodotti come latte, burro, yogurt, mozzarella, formaggi e latticini.

L’ iniziativa normativa assunta dal Governo trae sollecitazione dalla disponibilità espressa dai due terzi dei consumatori del nostro Paese disposti a pagare fino al venti per cento in più per un prodotto lattiero caseario che abbia chiara in etichetta la sua origine italiana. Inoltre un italiano su dieci ritiene sia importante conoscere l’ origine delle materie prime per questioni legate al rispetto degli standard di sicurezza alimentare, in particolare per latte fresco e i prodotti lattiero-caseari.

Che cosa prescrive il decreto e quali sono le principali novità in esso contenute? Attingendo alla fonte informativa del MiPAAF si prevede che il latte o i suoi derivati dovranno avere obbligatoriamente indicata l’ origine della materia prima in etichetta con le seguenti diciture:  “Paese di mungitura: nome del Paese nel quale è stato munto il latte”; “Paese di confezionamento: nome del Paese in cui il prodotto è stato confezionato”; “Paese di trasformazione: nome del Paese nel quale è stato trasformato il latte”.

Nell’ ipotesi in cui i l latte o il latte utilizzato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari, sia stato munto, confezionato e trasformato, nello stesso Paese, l’ indicazione di origine può essere assolta con l’ utilizzo di una sola dicitura: ad esempio “Origine del latte: Italia”.

Fermo restando che si renderà obbligatorio indicare espressamente il Paese di mungitura del latte, laddove le fasi di confezionamento e trasformazione avvengono nel territorio di più Paesi, diversi dal nostro, possono essere utilizzate, secondo la provenienza, le seguenti diciture: sull’ origine del latte: Paesi UE, Paesi non UE, Paesi UE e non UE.

Ovviamente sono esclusi i prodotti DOP e IGP, che hanno già disciplinari relativi anche all’ origine, e il latte fresco già tracciato.

Il sostegno al settore

Con l’ occasione lo stesso MiPAAP ha ricordato le principali azione a sostegno del settore lattiero caseario.

Apposito piano prevede investimenti da 120 milioni di euro, così stanziati: 32 milioni per l’ aumento della compensazione Iva al 10% per il latte venduto alla stalla; è stato attivato il fondo latte per ristrutturare i debiti e potenziare la moratoria dei mutui bancari ottenuta con ABI. 25 milioni di euro europei sono stati utilizzati per il sostegno diretto agli allevatori e 10 milioni sono investiti per l’ acquisto di latte crudo da trasformare in UHT e in seguito destinare agli indigenti. È in corso anche una campagna di comunicazione istituzionale per sostenere i consumi di latte fresco.

Con partner europei, quali Francia, Spagna e Germania, c’ è l’ impegno a costruire soluzioni, a partire dal finanziamento UE, della riduzione volontaria dell’ offerta e per una OCM Latte .

I numeri del settore lattiero caseario in Italia

Stando al MiPAAF, distinguendo tra fase agricola e industriale, sono 34 mila gli allevatori, 1,8 milioni di vacche da latte; 11 milioni di tonnellate di latte vaccino prodotto di cui 50% circa trasformato in formaggi DOP ; 4,8 miliardi di euro il valore della produzione (fase primaria); 3400 imprese, 39mila occupati, 14,5 miliardi di euro di fatturato (fase di trasformazione).

Altri problemi del settore al di là del decreto

Sono principalmente due: l’ agro pirateria (la contraffazione di un prodotto alimentare attuata sfruttandone reputazione e notorietà, e imitando nomi, marchi, aspetto o caratteristiche) e l’ Italian sounding ( commercializzazione di prodotti che portano nomi di marchi che suonano italiani ma che non sono prodotti in Italia, venduti utilizzando in maniera ingannevole parole, immagini, marchi e ricette che richiamano il nostro Paese).

Note di dissenso

Particolarmente critica, in senso negativo, all’ insegna del “tutto e subito”, l’ Organizzazione “Insieme per la terra”, ad avviso della quale dal decreto risulterebbero esclusi i prodotti DOP e IGP, che peraltro hanno già disciplinari relativi anche all’ origine; i prodotti ottenuti e confezionati all’ estero; non sarà vietato lo stoccaggio contemporaneo nello stesso stabilimento tra il latte italiano e quello straniero. Permane pertanto il rischio concreto e reale del loro mescolamento; il decreto riguarda solo una piccola parte del comparto lattiero-caseario.

Sempre ad avviso di “Insieme per la terra”, la Francia sta sperimentando un decreto simile da oltre quattro anni senza particolari successi. La detta Associazione così conclude con quanto è peraltro conosciuto: il decreto è una proposta; l’ Unione europea può bocciarla o stravolgerla.

Bruno Nobile

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