Pane nero con carbone vegetale. Denunce e confusione. Ecco le regole e il punto sulla sicurezza

pane nero


Epifania amara per gli amanti del prodotti da forno colorati con carbone vegetale. Proprio alla vigilia della festa che tradizionalmente porta in tavola alimenti neri come il carbone, il Corpo forestale pugliese ha denunciato 12 panificatori, accusandoli di colorare illegalmente i loro prodotti. Una tesi che sembra opposta a quanto chiarito dal ministero della Salute appena pochi giorni fa, e che ha generato un certo clamore e infondati timori, considerato che i fatti attengono a irregolarità che nulla hanno a che fare con la sicurezza d’uso e consumo del carbone vegetale.

 

La denuncia del Corpo Forestale

Il 5 gennaio 2016, il Corpo forestale pugliese ha denunciato 21 panificatori di Bari, Andria, Barletta, Foggia, Taranto e Brindisi perché “Producevano e commercializzavano ‘pane, focaccia e bruschette al carbone vegetale’ utilizzando il colorante E153, procedimento vietato dalla legislazione nazionale e da quella europea”, che ad avviso delle autorità locali non consentirebbero l’utilizzo di coloranti sia nella produzione di pane e prodotti simili, sia negli ingredienti.

I denunciati dovranno rispondere di frode nell’esercizio del commercio e produzione di alimenti trattati in modo da variarne la composizione naturale con aggiunta di additivi chimici non autorizzati dalla legge.

Il caso apre nuovi spunti di riflessione sulla guerra ai prodotti da forno colorati col carbone vegetale, ammessi e regolamentati, nonché sicuri e benefici, contrastati anche dai produttori dei tanti tipi di pane tradizionale, come quello pugliese di Altamura.

 

Carbone vegetale. I chiarimenti del Ministero della Salute

Le denunce, che hanno rovinato la festa della Befana, seguono di pochi giorni i chiarimenti emanati dal ministero della Salute. Evidentemente ancora ignorati dai panettieri pugliesi, forse anche dalle rispettive autorità.

Nella nota 47415 inviata agli assessorati regionali il 22 dicembre 2015, il dicastero ha chiarito alcuni aspetti delle regole per produrre, denominare ed etichettare i prodotti da forno al carbone vegetale, distinguendo tra il suo impiego quale ingrediente con funzione benefica e quale colorante alimentare.

 

Carbone aggiunto come ingrediente benefico

Il ministero della Salute ha confermato che l’impiego del carbone attivo negli alimenti per il suo effetto benefico sulla salute è ammesso e disciplinato dal regolamento UE n. 432/2012, relativo alla compilazione di un elenco di indicazioni sulla salute consentite sui prodotti alimentari diversi da quelli utili alla riduzione dei rischi di malattia e allo sviluppo e alla salute dei bambini.

Per il carbone attivo l’indicazione salutistica è: “il carbone attivo contribuisce la riduzione dell’eccessiva flatulenza post-prandiale. Tale indicazione è ammessa se l’alimento contiene 1g di carbone attivo per porzione quantificata e va accompagnata dall’informazione che “l’effetto benefico si ottiene con l’assunzione di 1g almeno 30 minuti prima del pasto e di 1g subito dopo il pasto”.

 

Carbone aggiunto come colorante

Anche per l’impiego del carbone vegetale quale colorante, come nel caso dei panificatori pugliesi accusati di frode, il ministero della Salute conferma la liceità del processo produttivo e ne precisa i confini.

L’aggiunta di carbone vegetale ai prodotti “della panetteria fine” con funzione di colorante (E153) è ammessa e disciplinata dal regolamento CE n. 1333/2008 All. II Parte E per le condizioni d’impiego (dosi e prodotti alimentari) e dal regolamento CE n. 231/2012 per i requisiti di purezza dello stesso additivo.

L’unico limite da rispettare è che se il carbone vegetale è aggiunto all’alimento quale additivo colorante, è vietato aggiungere nella etichettatura, presentazione o pubblicità del prodotto riferimenti agli effetti benefici per l’organismo umano. E questa sembra essere l’irregolarità rilevata dal Corpo forestale, secondo il quale “I prodotti sequestrati venivano reclamizzati esaltandone la digeribilità per la loro presunta capacità assorbente che costituirebbe un ausilio per i disturbi gastrointestinali”.

Una irregolarità che eventualmente prospetta un caso di pratica commerciale scorretta, per avere vantato proprietà salutistiche al di fuori dei rigorosi limiti stabiliti dal regolamento su ‘Nutrition & Health Claims’, materia che ricade sotto la competenza dell’Antitrust in applicazione del Codice del Consumo. Non dunque la frode contestata ai panificatori pugliesi.

 

Denominazione contesa

A caratterizzare il caso pugliese sembra essere anche la denominazione di vendita di panini e focacce colorati. Secondo il Corpo forestale i panettieri denunciati hanno usato la denominazione ‘pane, focaccia e bruschette al carbone vegetale’.

Nella recentissima nota ministeriale, però, emerge che i prodotti da forno con carbone vegetale non possono essere commercializzati con la denominazione di “pane” ma con la più generica denominazione di “prodotto della panetteria fine”. Una formula poco familiare ai consumatori, come pure ai piccoli panificatori, che farà ancora molto discutere.

(Redazione)

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