Pratiche commerciali sleali e filiera agroalimentare

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Il 21 luglio 2016 è stata presentata alle Commissioni riunite Attività produttive e Agricoltura della Camera una risoluzione (AC 7-01057 ) da parte del deputato Vallascas (Movimento 5 Stelle) e altri cinque parlamentari dello stesso Gruppo in tema di pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare. Al momento non è dato sapere quando la risoluzione sarà discussa.

L’ atto d’ indirizzo, nella consueta premessa al dispositivo, richiama una serie di documenti prima di svolgere alcune considerazioni e giungere alle richieste conclusive.

Il primo dei documenti evocati è la  Risoluzione del Parlamento europeo del 7 giugno 2016 sulle pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare ( 2015/2065 [INI] ) 1 . Rileva Vallascas che “ il documento prende le mosse da numerosi studi sul settore nonché da atti ufficiali delle diverse articolazioni dell’ Unione europea nei quali vengono sottolineate le molteplici criticità riscontrate nella filiera alimentare per quanto attiene le distorsioni causate dal ricorso a pratiche commerciali sleali”.

Quindi si cita espressamente la relazione (COM (2016)0032) della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sulle pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare tra imprese, ove si afferma che “Le pratiche commerciali sleali possono essere definite in termini generali come pratiche che si discostano ampiamente dalla buona condotta commerciale, sono in contrasto con la buona fede e la correttezza e sono imposte unilateralmente da un partner commerciale all’ altro” 2 .

Altro documento richiamato è la Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni: “Affrontare le pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare tra imprese” (COM 2016/2065). Nel testo si afferma che pratiche commerciali sleali possono essere definite in termini generali come pratiche che si discostano ampiamente dalla buona condotta commerciale, sono in contrasto con la buona fede e la correttezza e sono imposte unilateralmente da un partner commerciale all’ altro 3 .

Nella premessa della Risoluzione AC 7-01057 sono riprodotti dati ISTAT, con riferimento al 2015, secondo cui risulta in ripresa il valore aggiunto del settore agricolo a prezzi correnti che ammonterebbe a 33,1 miliardi di euro, pari al 2,3 per cento del valore aggiunto nazionale, con una crescita rispetto al 2014 del 5,6 per cento a prezzi correnti e del 3,8 per cento in volume.

In crescita anche il settore agroalimentare.

Inoltre nel 2014, l’ Italia si è confermata al primo posto tra i Paesi dell’ Unione europea per numero di prodotti DOP, IGP e STG.

Opportunamente si pone in evidenza come negli ultimi anni si sia “sviluppata una nuova consapevolezza e attenzione da parte dei consumatori su particolari caratteristiche e peculiarità dei prodotti, quali genuinità, qualità, tracciabilità della filiera, etica e responsabilità sociale delle imprese, tutti aspetti che hanno favorito la riscoperta delle tipicità locali e delle produzioni biologiche, cui ha fatto seguito l’ avvio di una molteplicità d’ intraprese agricole, alimentari e commerciali; le pratiche commerciali sleali, che colpiscono gli anelli più deboli della filiera alimentare, rappresentano un forte deterrente per il rilancio del comparto agroalimentare compresi i prodotti DOP, IGP e STG con risvolti negativi, non solo per la sopravvivenza delle aziende, ma anche per la tutela della qualità dei prodotti e, conseguentemente, dei consumatori”.

Da ultimo non meno rilevante la questione della crescente offerta di prodotti cosiddetti civetta, venduti a un prezzo molto basso o sotto costo per attirare la clientela, ma che sempre più spesso rappresentano una pratica utilizzata per aggirare la complessa normativa (decreto legislativo n. 114 del 1998) 4 che regola le vendite promozionali.

Al termine della premessa questo il dispositivo sottoposto all’ attenzione delle due Commissioni:

S’ impegna il Governo:

a promuovere iniziative volte a rendere più incisive le misure di prevenzione, vigilanza e contrasto delle pratiche commerciali sleali;

ad assumere iniziative al fine di rimodulare il sistema sanzionatorio per perseguire con maggiore efficacia i comportamenti che danneggiano i diversi operatori della filiera agroalimentare;

a contrastare con maggiore incisività i comportamenti caratterizzanti pratiche commerciali sleali nella filiera agroalimentare;

a promuovere una normativa per la regolamentazione della pratica commerciale di prodotti sottocosto e di prodotti “civetta” che riservi particolare attenzione alla necessità di fornire al consumatore gli elementi necessari a effettuare acquisti consapevoli in merito alle caratteristiche quali–quantitative e di durabilità del prodotto in offerta;

a promuovere una normativa che preveda la diffusione anche a mezzo stampa delle informazioni sulle pratiche commerciali sleali accertate e sanzionate;

a promuovere la diffusione di una maggiore consapevolezza per le pratiche commerciali virtuose e rispettose del lavoro e delle attività delle aziende che operano nella filiera agroalimentare, anche con iniziative pubbliche di sensibilizzazione e coinvolgimento, con l’ intento di fare conoscere le diverse fasi della lavorazione dei prodotti, i diversi attori della filiera che concorrono alla loro realizzazione nonché la cultura e le tradizioni dei luoghi di produzione; a promuovere le produzioni a chilometro zero e di qualità, le tipicità locali, i marchi di tutela del sistema agroalimentare presenti in Italia, con l’ obiettivo di fare conoscere le caratteristiche, le componenti e i metodi di lavorazione dei prodotti; a farsi promotore di un processo di rafforzamento dei sistemi di tracciabilità dei prodotti e delle transazioni nell’ ambito della filiera agroalimentare; ad attivarsi, per quanto di competenza, per promuovere a livello europeo una normativa uniforme che preveda eguali criteri per definire, contrastare e perseguire le pratiche commerciali sleali.

Sul piano della normativa nazionale va ovviamente tenuto conto altresì dell’ attività che viene svolgendo l’ Autorità garante della concorrenza e del mercato, organismo amministrativo indipendente che svolge la sua attività e prende decisioni in piena autonomia rispetto al potere esecutivo. Ogni soggetto, di cui all’ articolo 18, comma 1, lettere a), b), d- bis ) del Codice del Consumo, od organizzazione, che ne abbia interesse, può richiedere, attraverso apposita comunicazione, l’ intervento dell’ Autorità nei confronti di pubblicità che ritenga ingannevole o illecita ovvero di pratiche commerciali che ritenga scorrette.

Bruno Nobile

1  Con tale Risoluzione è stata invitata la Commissione dell’ UE a presentare delle proposte contro le pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare, per garantire un reddito equo per gli agricoltori e una vasta scelta per i consumatori. L’ obiettivo è di garantire relazioni trasparenti tra produttori, fornitori e distributori di prodotti alimentari. Peraltro un commercio equo può a sua volta contribuire a evitare la sovrapproduzione e i rifiuti alimentari . Nella medesima Risoluzione si evidenziano i segnali lanciati dai soggetti della filiera alimentare, relativi a pratiche commerciali sleali quali soprattutto: ritardi nei pagamenti; accesso limitato al mercato; modifiche unilaterali delle condizioni contrattuali, anche con effetto retroattivo; informazioni non sufficientemente dettagliate o formulate in modo ambiguo in merito alle condizioni contrattuali; rifiuto di sottoscrivere contratti scritti; risoluzione improvvisa e ingiustificata del contratto; trasferimento sleale del rischio commerciale; richiesta di pagare beni o servizi privi di valore per una delle parti contrattuali; riscossione di pagamenti per servizi fittizi; trasferimento dei costi di trasporto e stoccaggio ai fornitori; imposizione di promozioni, pagamenti per l’ esposizione della merce in vista e altri pagamenti aggiuntivi; trasferimento dei costi delle promozioni nei locali commerciali ai fornitori; restituzione incondizionata e obbligatoria della merce invenduta; pressioni volte a ridurre i prezzi della merce; impossibilità per i contraenti di rifornirsi in altri Stati membri (limitazione territoriale delle forniture).

2  La Relazione della Commissione al Parlamento e al Consiglio sulle pratiche commerciali sleali nella filiera alimentare tra le imprese individua nei quadri normativi di alcuni Stati membri aspetti suscettibili di possibile ulteriore miglioramento e mette in luce le opportunità di collaborazione tra gli Stati membri, con particolare riferimento a: Copertura della filiera; Principali tipologie di pratiche commerciali sleali; Flessibilità o rigidità nella definizione delle pratiche commerciali sleali; Riservatezza delle denunce e possibilità d’ indagini d’ iniziativa; Effetto dissuasivo .

3  Nel documento della Commissione si propone una strategia efficace contro le pratiche commerciali sleali in dodici punti:

1) La Commissione incoraggia tutte le imprese e organizzazioni della filiera alimentare ad aderire a un’ iniziativa volontaria per affrontare le pratiche commerciali sleali, in particolare la Supply Chain Initiative , [ La Supply Chain Initiative (SCI) è un’ iniziativa congiunta, lanciata da otto associazioni di livello europeo, che rappresentano l’ industria alimentare e delle bevande (FoodDrinkEurope), i fabbricanti di prodotti a marchio (AIM), il settore retail (European Retail Round Table o ERRT, EuroCommerce, EuroCoop e Independent Retail Europe), le piccole e medie imprese (UEAPME) e gli imprenditori agricoli (CELCAA)] per mostrare il proprio impegno, rafforzare la fiducia nella filiera alimentare e raggiungere la massa critica e l’ ampia copertura di cui tali regimi hanno bisogno per essere efficaci.

2) La Commissione invita le imprese della filiera alimentare a promuovere attivamente la Supply Chain Initiative presso i partner commerciali, informandoli dei loro diritti e doveri. Una volta aderito all’ iniziativa esse dovrebbero informarne automaticamente tutti i partner commerciali incoraggiandoli a fare altrettanto.

3) Il gruppo preposto alla governance della Supply Chain Initiative dovrebbe proseguire e intensificare gli sforzi per sensibilizzare le PMI e per trovare modalità efficaci di adesione delle PMI all’ iniziativa. Le PMI sono i principali beneficiari di tali regimi, ragion per cui è fondamentale aumentarne al massimo la partecipazione.

4) Il gruppo preposto alla governance della Supply Chain Initiative dovrebbe continuare a guidare e ad agevolare la creazione di piattaforme nazionali in ogni Stato membro dell’ UE.

5) La Commissione continuerà ad agevolare lo scambio d’ informazioni e il dialogo tra i principali gruppi di portatori d’ interesse e a collaborare strettamente con il gruppo preposto alla governance dell’ iniziativa per accrescerne la diffusione, soprattutto presso le PMI, continuando a seguire da vicino l’ evoluzione dell’ iniziativa e a promuovere gli interventi della Supply Chain Initiative intesi a rafforzare il meccanismo di risoluzione delle controversie e i sistemi sanzionatori.

6) La Commissione incoraggia gli Stati membri a valutare se il vigente quadro normativo nazionale è idoneo ad affrontare le pratiche commerciali sleali, tenendo conto delle migliori pratiche degli altri Stati membri. Gli Stati membri dovrebbero inoltre considerare gli altri possibili effetti delle pratiche commerciali sleali, come l’ aumento degli sprechi alimentari. A tal fine, gli Stati membri sono invitati a valutare se il quadro nazionale possa basarsi su un elenco di pratiche o su una disposizione generale che consenta di affrontare eventuali violazioni dei principi summenzionati.

7) Inoltre, gli Stati membri dovrebbero incoraggiare le imprese aventi sede nel loro territorio ad aderire a codici di condotta volontari, a livello nazionale e dell’ UE.

8) La Commissione continuerà a sostenere lo scambio delle migliori pratiche tra gli Stati membri, ad esempio organizzando seminari con esperti delle amministrazioni nazionali.

9) La Commissione invita gli Stati membri a valutare l’ efficacia e la credibilità dei meccanismi nazionali disponibili per il controllo del rispetto delle norme in materia di pratiche commerciali sleali e a esaminare l’ opportunità di ulteriori misure procedurali od organizzative, basandosi sulle migliori pratiche degli altri Stati membri. Particolare attenzione dovrebbe essere prestata alla capacità di tutelare la riservatezza delle singole imprese che presentano le denunce e alla possibilità di svolgere indagini.

10) I meccanismi nazionali di controllo del rispetto delle norme, che potrebbero prevedere l’ istituzione di organismi preposti al tal fine, dovrebbero poter cooperare efficacemente a livello dell’ UE per affrontare le pratiche commerciali sleali applicate a livello transfrontaliero ed evitare l’ arbitraggio regolamentare.

11) La Commissione continuerà a sostenere il coordinamento tra gli Stati membri, facilitando lo scambio d’ informazioni tra i meccanismi nazionali di controllo del rispetto delle norme.

12) Nello sviluppo e nell’ applicazione di misure di controllo del rispetto delle norme, gli Stati membri dovrebbero agire in modo proporzionato, tenendo in considerazione le eventuali conseguenze per il benessere dei consumatori e delle parti interessate. In particolare, dovrebbero applicare agli operatori stranieri gli stessi criteri e prassi di mercato applicati agli operatori nazionali.

4  Il Decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 reca la Riforma della disciplina relativa al settore del commercio, a norma dell’ articolo 4, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59”. La disciplina persegue queste finalità' : la trasparenza del mercato, la concorrenza, la libertà d’ impresa e la libera circolazione delle merci; la tutela del consumatore, con particolare riguardo all’ informazione, alla possibilità di approvvigionamento, al servizio di prossimità, all’ assortimento e alla sicurezza dei prodotti; l’ efficienza, la modernizzazione e lo sviluppo della rete distributiva, nonché l’ evoluzione tecnologica dell’ offerta, anche al fine del contenimento dei prezzi; il pluralismo e l’ equilibrio tra le diverse tipologie delle strutture distributive e le diverse forme di vendita, con particolare riguardo al riconoscimento e alla valorizzazione del ruolo delle piccole e medie imprese; la valorizzazione e la salvaguardia del servizio commerciale nelle aree urbane, rurali, montane, insulari.

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