Residui di produzione: sottoprodotti o rifiuti? I requisiti nel decreto del ministero dell’Ambiente

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È in vigore dal 2 marzo 2017 il decreto del Ministro dell’ Ambiente 13 ottobre 2016, n. 264 dal titolo “Regolamento recante criteri indicativi per agevolare la dimostrazione della sussistenza dei requisiti per la qualifica dei residui di produzione come sottoprodotti e non come rifiuti.”

I riferimenti normativi, e altro, contenuti nel preambolo del Regolamento

Legge 23 agosto 1988, n. 400: “D isciplina dell’ attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri”. Articolo 17: Regolamenti – Comma   3. “Con decreto ministeriale possono essere adottati regolamenti nelle materie di competenza del ministro o di autorità sotto ordinate al ministro, quando la legge espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per materie di competenza di più ministri, possono essere adottati con decreti interministeriali, ferma restando la necessità di apposita autorizzazione da parte della legge. I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati dal Governo. Essi devono essere comunicati al Presidente del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione”.

Direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive. In particolare l’ articolo 5 (Sottoprodotti) dispone: “1. Una sostanza od oggetto derivante da un processo di produzione il cui scopo primario non è la produzione di tale articolo può non essere considerato rifiuto ai sensi dell’ articolo 3, punto 1, bensì sottoprodotto soltanto se sono soddisfatte le seguenti condizioni: a) è certo che la sostanza o l’ oggetto sarà ulteriormente utilizzata/o; b) la sostanza o l’ oggetto può essere utilizzata/o direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale; c) la sostanza o l’ oggetto è prodotta/o come parte integrante di un processo di produzione e d) l’ ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’ oggetto soddisfa, per l’ utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ ambiente o la salute umana. 2. Sulla base delle condizioni previste al paragrafo 1, possono essere adottate misure per stabilire i criteri da soddisfare affinché sostanze o oggetti specifici siano considerati sottoprodotti e non rifiuti ai sensi dell’ articolo 3, punto 1. Tali misure, intese a modificare elementi non essenziali della presente direttiva, integrandola, sono adottate secondo la procedura di regolamentazione con controllo di cui all’ articolo 39, paragrafo 2”.

Linee guida della Commissione UE del giugno 2012sull’ interpretazione delle disposizioni chiave della direttiva 2008/98/CE sui rifiuti

Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152: “ Norme in materia ambientale”. In particolare: L’ articolo 184-bis (Sottoprodotto) dispone: “1. E’ un sottoprodotto e non un rifiuto ai sensi dell’ articolo 183, comma 1, lettera a), qualsiasi sostanza od oggetto che soddisfa tutte le seguenti condizioni: a) la sostanza o l’ oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto; b) è certo che la sostanza o l’ oggetto sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi; c) la sostanza o l’ oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale; d) l’ ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’ oggetto soddisfa, per l’ utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ ambiente o la salute umana. 2. Sulla base delle condizioni previste al comma 1, possono essere adottate misure per stabilire criteri qualitativi o quantitativi da soddisfare affinché specifiche tipologie di sostanze o oggetti siano considerati sottoprodotti e non rifiuti. All’ adozione di tali criteri si provvede con uno o più decreti del Ministro dell’ ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi dell’ articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, in conformità a quanto previsto dalla disciplina comunitaria”. Dello stesso provvedimento rileva altresì l’ articolo 185: ”Esclusioni dall’ ambito di applicazione” in particolare il comma 1 recita, rispettivamente, alle lettere c) ed f) quanto segue. Lettera c): [Non rientrano nel campo di applicazione della parte quarta del presente decreto] il suolo non contaminato e altro materiale allo stato naturale escavato nel corso di attività di costruzione, ove sia certo che esso verrà riutilizzato a fini di costruzione allo stato naturale e nello stesso sito in cui è stato escavato. Lettera f): [Non rientrano nel campo di applicazione della parte quarta del presente decreto]le materie fecali, se non contemplate dal comma 2, lettera b), del presente articolo, la paglia, gli sfalci e le potature provenienti dalle attività di cui all’ articolo 184, comma 2, lettera e), e comma 3, lettera a), nonché ogni altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso destinati alle normali pratiche agricole e zootecniche o utilizzati in agricoltura, nella silvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa, anche al di fuori del luogo di produzione ovvero con cessione a terzi, mediante processi o metodi che non danneggiano l’ ambiente né mettono in pericolo la salute umana.

Decreto legge 3 novembre 2008, n. 171 : “Misure urgenti per il rilancio del settore agroalimentare”. In particolare l’ articolo 2-bis (Disposizioni in materia di biomasse combustibili relative alla vinaccia esausta ed al biogas nei processi di distillazione): “1. Le vinacce vergini nonché le vinacce esauste e i loro componenti, bucce, vinaccioli e raspi, derivanti dai processi di vinificazione e di distillazione, che subiscono esclusivamente trattamenti di tipo meccanico fisico, compreso il lavaggio con acqua o l’ essiccazione, nonché, previa autorizzazione degli enti competenti per territorio, la pollina, destinati alla combustione nel medesimo ciclo produttivo sono da considerare sottoprodotti soggetti alla disciplina di cui alla sezione 4 della parte II dell’ allegato X alla parte quinta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. 2. È sottoprodotto della distillazione anche il biogas derivante da processi anaerobici di depurazione delle borlande della distillazione destinato alla combustione nel medesimo ciclo produttivo, ai sensi della sezione 6 della parte II dell’ allegato X alla parte quinta del citato decreto legislativo n. 152 del 2006″.

Seguono due considerazioni : 1) il regime dei sottoprodotti contribuisce alla dissociazione della crescita economica dalla produzione di rifiuti perché favorisce l’ innovazione tecnologica per il riutilizzo di residui di produzione nel medesimo o in un successivo ciclo produttivo, limita la produzione di rifiuti, nonché riduce il consumo di materie prime vergini; 2) l’ impiego dei sottoprodotti non può prescindere da un quadro normativo e amministrativo certo, con particolare riferimento alle modalità con le quali il produttore e l’ utilizzatore possono dimostrare che sono soddisfatte le condizioni di cui all’ articolo 184-bis, comma 1, del decreto legislativo 152/2006 (articolo sopra richiamato).

Quindi si fa presente che ex comma 2 del testé citato articolo 184-bis si ritiene di stabilire i criteri affinché specifiche tipologie di sostanze o oggetti siano considerati sottoprodotti e non rifiuti e alcune modalità con le quali il detentore può dimostrare che sono soddisfatte le condizioni di cui al comma 1 dello stesso articolo.

Inoltre si fa rinvio alla notifica di cui alla direttiva n. 2015/1535 che prevede una procedura d’ informazione nel settore delle norme e regole tecniche. Tale procedura consente alla Commissione e agli Stati membri dell’ UE di esaminare le regolamentazioni tecniche che gli Stati membri stessi intendono introdurre per i prodotti (industriali, agricoli e della pesca) e per i servizi della società dell’ informazione   prima che siano adottate . L’ obiettivo è garantire la compatibilità dei testi con i principi del diritto dell’ Unione europea e del mercato interno. La procedura si applica, in modo semplificato, agli Stati membri dell’ Associazione europea di libero scambio (EFTA) firmatari dell’ accordo sullo Spazio economico europeo (SEE), così come alla Svizzera e alla Turchia .

Ancora, si richiama il parere del Consiglio di Stato , espresso dalla Sezione consultiva per gli atti normativi nell’ adunanza del 19 novembre 2015. La Sezione Consultiva per gli Atti Normativi del Consiglio di Stato, nell’ adunanza di Sezione del 19.11.2015 (n. affare 01947/2015), ha espresso parere favorevole in ordine allo schema di regolamento in oggetto con le osservazioni e la condizione di seguito indicate.

Il Consiglio di Stato ha ritenuto che lo schema di decreto ministeriale in oggetto, preliminarmente che lo stesso realizzi nelle linee generali le finalità indicate dal decreto legislativo n. 152/2006 in coerenza con l’ interpretazione del concetto di sottoprodotto affermatasi sia nella giurisprudenza nazionale che in quella comunitaria e in conformità delle linee guida elaborate dalla Commissione europea.

Il Collegio ritiene, tuttavia che, per taluni aspetti di carattere sia formale sia sostanziale, si rendano necessari taluni limitati interventi e correzioni. Sotto il profilo formale:

1) si suggerisce in primo luogo di rielaborare e riassumere i contenuti del preambolo del decreto che appare ridondante nell’ elencazione delle norme, direttive e documenti comunitari richiamati;

2) all’ articolo 1, comma 4, riferito alle ipotesi d’ inserimento, modifica e integrazione degli allegati, dopo la parola appare opportuno inserire l’ espressione in modo da assicurare anche a tali documenti valenza normativa e cogente;

3) all’ articolo 3, comma 1, lettera b) in fine occorre completare il richiamo al decreto legislativo ivi aggiungendo il numero “152”;

4) l’ artico l’ articolo 9, attualmente inserito nel titolo III tra le disposizioni finali, dovrebbe essere invece collocato nel Titolo II, atteso che tale norma si riferisce ad attività di carattere ordinario e permanente quali devono intendersi i controlli e le ispezioni volti a verificare il rispetto delle norme dettate dal regolamento di che trattasi;

5) all’ art. 10 la clausola di rito concernente l’ inserimento del decreto nella Raccolta ufficiale degli atti normativi e la sua applicazione erga omnes deve essere espunta da tale disposizione dovendo rimanere estranea all’ articolato. Sotto il profilo sostanziale il Collegio ritiene di dover formulare un’ unica osservazione che, tuttavia, assume per la sua rilevanza carattere di condizione. L’ intero sistema elaborato con lo schema di regolamento in esame si caratterizza in qualche modo come autoreferenziale, laddove si osservi che l’ articolo 5 dello schema, con il quale viene definito l’ utilizzo del residuo quale sottoprodotto, fonda essenzialmente la certezza di tale utilizzo sulla predisposizione di una scheda tecnica recante le informazioni previste nell’ allegato 1 – (vedi art. 5, comma 5 in relazione al comma 4) in tutti i casi in cui non vi sia documentazione comprovante l’ esistenza di rapporti o impegni contrattuali tra il produttore del residuo ed eventuali intermediari e gli utilizzatori, da cui possono desumersi le informazioni relative alle caratteristiche tecniche del residuo che lo qualificano come sottoprodotto-.

Resta in tal modo riservato alla mera scelta del produttore senza la previsione di alcuna forma di esternazione di tale decisione – ogni elemento atto a identificare e contraddistinguere i residui come sottoprodotti rispetto ai rifiuti, con conseguente possibilità di abusi o commistioni tra gli uni e gli altri, che finirebbero per vanificare le stesse finalità della regolamentazione proposta. Pertanto, al fine di superare tali difficoltà, il Collegio ritiene che sia opportuno, oltre che necessario, introdurre una specifica norma che stabilisca un obbligo di annotazione in un apposito pubblico registro o elenco per tutti i produttori o utilizzatori di residui qualificabili come sottoprodotti all’ atto della predisposizione delle schede previste all’ art. 5, comma 5, in modo da rendere tracciabili gli stessi residui e facilitare i controlli e le verifiche di cui all’ art. 9.

Da ultimo il Collegio rileva che, sempre all’ art. 5, comma 1, appare quantomeno di dubbia applicazione pratica la previsione ivi contenuta secondo la quale , non comprendendosi come possa accertarsi un mero intendimento o proposito in mancanza di atti o fatti concreti documentati o documentabili.

Da ultimo si menziona la comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei ministri effettuata con nota dell’ 8 febbraio 2016, ai sensi dell’ articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400: I regolamenti ministeriali ed interministeriali devono essere comunicati al Presidente del Consiglio dei ministri prima della loro emanazione.

Oggetto e finalità del provvedimento

Il provvedimento è strutturato in undici articoli (1-7 Disposizioni generali; 8-9 Gestione dei rifiuti; 19-11 Disposizioni finali) e due allegati (v. oltre).

Articolo 1: Oggetto e finalità . L’ obiettivo è di fornire indicazioni utili agli operatori, per dimostrare che un determinato residuo produttivo ha le caratteristiche indicate dall’ articolo 184- bis del D.lgs. n. 152/2006 1 (richiamato sub “ I riferimenti normativi, e altro”, contenuti nel preambolo del Regolamento). I requisiti e le condizioni che si richiedono per escludere un residuo di produzione dal campo si applicazione della normativa sui rifiuti saranno valutati in base al complesso delle circostanze. Requisiti e condizioni da soddisfare in tutte le fasi della gestione dei residui: dalla produzione all’ impego dello stesso processo o in uno successivo. La cooperazione agroalimentare si è espressa favorevolmente rispetto a questa iniziativa ministeriale, anche per dare un nuovo impulso allo sviluppo dell’ economia circolare e contribuire alla diminuzione di produzione di rifiuti. È stato tuttavia osservato che in alcune parti il provvedimento risulta essere troppo restrittivo e rischia di rendere più onerose iniziative imprenditoriali mosse dall’ intento di allungare il ciclo di vita dei prodotti e di prevenire la formazione dei rifiuti.

Articolo 2 : Definizioni . Ai fini del provvedimento si forniscono tre definizioni: 1. Prodotto: ogni materiale o sostanza che si ottiene deliberatamente nell’ ambito di un processo di produzione o risultato di una scelta tecnica. 2. Residuo di produzione ogni materiale o sostanza non deliberatamente prodotto in un processo di produzione e che può essere o no un rifiuto; 3. Sottoprodotto: un residuo di produzione che non costituisce un rifiuto ex articolo 184-bis del decreto legislativo 152/2006.

Articolo 3 : Ambito di applicazione . Il Decreto si applica ai residui di produzione di cui sopra. Ne sono esclusi i prodotti come definiti all’ articolo 2, alle sostanze e ai materiali esclusi dal regime dei rifiuti, ai rifiuti derivanti da attività di consumo. Restano ferme le norme speciali per la gestione di specifiche tipologie e categorie di residui, tra cui la disciplina sulla gestione delle terre e delle rocce da scavo.

Articolo 4 : Condizioni generali . Si chiarisce che ai sensi dell’ articolo 184-bis del Codice (decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152), i residui sono sottoprodotti e non rifiuti quando il produttore dimostra che non essendo stati prodotti volontariamente e come obiettivo primario del ciclo produttivo, sono destinati a essere utilizzati nello stesso o in un successivo processo, dal produttore medesimo o da parte di terzi. Pertanto, in ogni fase della gestione del residuo, è necessario fornire la dimostrazione che sono soddisfatte tutte le seguenti condizioni: a) la sostanza o l’ oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto; b) è certo l’ utilizzo della sostanza o dell’ oggetto nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione da parte del produttore o di terzi; c) la sostanza o l’ oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale; d) l’ ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’ oggetto soddisfa, per l’ utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ ambiente o la salute umana. Negli articoli successivi sono indicate alcune modalità con cui provare la sussistenza delle circostanze esposte. Nel seguito delle disposizioni contenute in quest’ articolo si chiarisce come riscontrare la certezza nell’ utilizzo della sostanza o dell’ oggetto nel corso dello stesso o di un successivo è processo di produzione o di utilizzazione da parte del produttore o di terzi da dimostrare dal momento della produzione del residuo fino al momento dell’ impiego.

Articolo 5 : Certezza dell’ utilizzo . Il requisito della certezza dell’ utilizzo è dimostrato dal momento della produzione del residuo fino al momento dell’ impiego dello stesso. Produttore e detentore sono tenuti ad assicurare, ciascuno per quanto di propria competenza, l’ organizzazione e la continuità di un sistema di gestione, ivi incluse le fasi di deposito e trasporto, che, per tempi e per modalità, consente l’ identificazione e l’ utilizzazione effettiva del sottoprodotto.

Articolo 6 : Utilizzo diretto senza trattamenti diversi dalla normale pratica industriale . Non costituiscono normale pratica industriale i processi e le operazioni necessari per rendere le caratteristiche ambientali della sostanza o dell’ oggetto idonee a soddisfare, per l’ utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ ambiente e a non portare a impatti complessivi negativi sull’ ambiente, salvo il caso in cui siano effettuate nel medesimo ciclo produttivo.

Articolo 7: Requisiti d’ impiego e di qualità ambientale . La scheda tecnica conterrà, tra l’ altro, le informazioni necessarie per la verifica delle caratteristiche del residuo e la conformità rispetto al processo di destinazione e all’ impiego previsto.

Articolo 8 . Deposito e movimentazione . In punto di gestione dei rifiuti, il sottoprodotto, fino a che non sia effettivamente utilizzato, è depositato e movimentato nel rispetto delle specifiche norme tecniche, se disponibili, e delle regole di buona pratica, evitando spandimenti accidentali e la contaminazione delle matrici ambientali e in modo da prevenire e minimizzare la formazione di emissioni diffuse e la diffusione di odori. Nelle fasi di deposito e trasporto del sottoprodotto sono garantite: a) la separazione dei sottoprodotti da rifiuti, prodotti, o oggetti, o sostanze con differenti caratteristiche chimico fisiche, o destinati a diversi utilizzi; b) l’ adozione delle cautele necessarie a evitare l’ insorgenza di qualsiasi problematica ambientale, o sanitaria, nonché fenomeni di combustione, o la formazione di miscele pericolose, o esplosive; c) l’ adozione delle cautele necessarie a evitare l’ alterazione delle proprietà chimico-fisiche del sottoprodotto, o altri fenomeni che possano pregiudicarne il successivo impiego; d) la congruità delle tempistiche e delle modalità di gestione, considerate le peculiarità e le caratteristiche del sottoprodotto nel rispetto di quanto indicato nella scheda tecnica.

Articolo 9 . Controlli e ispezioni . Saranno le autorità competenti a eseguire le verifiche necessarie per accertare il rispetto delle disposizioni contenute nel Decreto ministeriale.

Articolo 10 . Piattaforma di scambio. Per favorire lo scambio e la cessione dei sottoprodotti, le Camere di commercio istituiscono un apposito elenco in cui s’ iscrivono, senza alcun onere, i produttori e gli utilizzatori di sottoprodotti.

Articolo 11 . Disposizioni finali . Il Decreto ministeriale 264/2016, gli annessi allegati e i successivi conseguenti decreti adottati vanno alla Commissione europea ex Direttiva 2008/98/CE 2 e della direttiva n. 2015/1535 3 .

Allegati ed esclusioni

Gli allegati sono due.

Il primo concerne le biomasse residuali destinate all’ impiego per la produzione di biogas e le biomasse e quelle residuali destinate all’ impiego per la produzione di energia mediante combustione. Il rinvio all’ allegato è previsto dal l’ articolo 1, comma 3 del Decreto ministeriale 264/2016.

Il secondo, con riferimento all’ articolo 5 (Certezza dell’ utilizzo) e 7 (Requisiti d’ impiego e di qualità ambientale) contiene istruzioni sulla scheda tecnica e sulla dichiarazione di conformità che devono contenere le informazioni ivi elencate.

Nel DM 264/2016 non rientrano i materiali di scavo (disciplinati dal D.M. 10.08.2012: Regolamento recante la disciplina dell’ utilizzazione delle terre e rocce da scavo) e i materiali di digestato 4 (di cui al D.M. 25.02.2016, n. 5046: Criteri e norme tecniche generali per la disciplina regionale dell’ utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e delle acque reflue, nonché per la produzione e l’ utilizzazione agronomica del digestato).

Bruno Nobile

Note

1  Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 156: Norme in materia ambientale. L’ articolo 184 -bis (Sottoprodotto) stabilisce: uno. E’ un sottoprodotto e non un rifiuto ai sensi dell’ articolo 183, comma 1, lettera a), qualsiasi sostanza od oggetto che soddisfa tutte le seguenti condizioni: a) la sostanza o l’ oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto; b) è certo che la sostanza o l’ oggetto sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi; c) la sostanza o l’ oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale; d) l’ ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l’ oggetto soddisfa, per l’ utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ ambiente o la salute umana. 2. Sulla base delle condizioni previste al comma 1, possono essere adottate misure per stabilire criteri qualitativi o quantitativi da soddisfare affinché specifiche tipologie di sostanze o oggetti siano considerati sottoprodotti e non rifiuti. All’ adozione di tali criteri si provvede con uno o più decreti del Ministro dell’ ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi dell’ articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, in conformità a quanto previsto dalla disciplina comunitaria. 2-bis. Il decreto del Ministro dell’ ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 10 agosto 2012, n. 161, adottato in attuazione delle previsioni di cui all’ articolo 49 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, si applica solo alle terre e rocce da scavo che provengono da attività o opere soggette a valutazione d’ impatto ambientale o ad autorizzazione integrata ambientale. Il decreto di cui al periodo precedente non si applica comunque alle ipotesi disciplinate dall’ articolo 109 del presente decreto.

2  Direttiva   2008/98/CE  del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive. Dispone l’ articolo 40 (“Attuazione”): 1. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro il 12 dicembre 2010. Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente direttiva o sono corredate di un siffatto riferimento all’ atto della pubblicazione ufficiale. Le modalità di tale riferimento sono decise dagli Stati membri. 2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni essenziali di diritto interno che essi adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.

3  Direttiva (UE) 2015/1535 del Parlamento europeo e del Consiglio del 9 settembre 2015 che prevede una procedura d’ informazione nel settore delle regolamentazioni tecniche e delle regole relative ai servizi della società dell’ informazione.

4  Il digestato è il residuo del processo di digestione anaerobica. Può derivare dalla digestione di: effluenti zootecnici; biomasse vegetali (di scarto o dedicate); sottoprodotti di origine animale; fanghi di depurazione; frazione organica dei rifiuti solidi urbani.

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