Verso una disciplina legislativa della dieta mediterranea

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Cos’è la dieta1 mediterranea. Si tratta di un regime alimentare basato essenzialmente sul consumo di olio di oliva, cereali, legumi, verdura, frutta e (moderatamente) pesce, con un apporto meno rilevante di proteine d’origine animale. Regime che è la risultante di conoscenze, competenze, tradizioni e pratiche. Numerosi studi condotti nel corso degli anni hanno evidenziato come questa dieta, oltre a rispondere in maniera equilibrata al fabbisogno calorico dell’organismo, sia fondamentale nel contrastare l’azione negativa del colesterolo e nel prevenire di conseguenza malattie cardiovascolari, quale aterosterosi, ipertensione, infarto del miocardio e ictus.

Si deve al biologo e fisiologo statunitense Ancel Benjamin Keys, giunto in Italia nel 1945 e allocatosi nel Cilento, ove condusse i suoi studi, la ribalta alla quale è stata portata tale dieta. Keys, nell’approfondimento dei suoi studi sull’epidemiologia delle malattie cardiovascolari, fu indotto a formulare ipotesi su tali patologie e sui benefeci apportati dall’adozione della dieta mediterranea. Tra l’altro va dato atto allo studioso americano di essere stato il primo a dare risalto al rapporto fra l’assunzione di energia, il dispendio energetico e il tasso metabolico a riposo, permettendo la comprensione della dispersione di calorie in attività e dei fenomeni totali che conducono all’obesità2.

Nel novembre 2010 si tenne a Nairobi la quinta sessione del Comitato Intergovernativo dell’UNESCO, per pronunciarsi su cinquantuno candidature3 ai fini dell’iscrizione nelle liste del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, deliberando quindi di annetterrvi la Dieta Mediterranea. Riconoscimento, che consente di accreditare quell’equilibrato esempio di contaminazione naturale e culturale che è lo stile di vita mediterraneo come eccellenza mondiale. Il Comitato ebbe a definire tale dieta come l’insieme delle pratiche, delle rappresentazioni, delle espressioni, delle conoscenze, delle abilità, dei saperi e degli spazi culturali con i quali le popolazioni del Mediterraneo hanno creato e ricreato nel corso dei secoli una sintesi tra l’ambiente culturale, l’organizzazione sociale, l’universo mitico e religioso intorno al cibo.

Stando all’UNESCO la dieta mediterranea rappresenta un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, includendo le colture, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo. La dieta mediterranea è caratterizzata da un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo e nello spazio, costituito principalmente da olio di oliva, cereali, frutta fresca o secca, e verdure, una moderata quantità di pesce, latticini e carne, e molti condimenti e spezie, il tutto accompagnato da vino o infusi, sempre in rispetto delle tradizioni di ogni comunità. La dieta mediterranea – prosegue l’UNESCO, ma, ad avviso di chi scrive, con eccesso di zelo – è molto più che un semplice alimento: essa promuove l’interazione sociale, poiché il pasto in comune è alla base dei costumi sociali e delle festività condivise da una data comunità, e ha dato luogo a un notevole corpus di conoscenze, canzoni, massime, racconti e leggende. Insomma un insieme di diversi fattori: antropologici, sociali, economici, gastronomici e ambientale-paesaggistico. 

La dieta si fonda nel rispetto per il territorio e la biodiversità, e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri collegati alla pesca e all’agricoltura nelle comunità del Mediterraneo. E ce n’è anche per le donne che svolgerebbero un ruolo indispensabile nella trasmissione delle competenze, così come della conoscenza di riti, gesti tradizionali e celebrazioni, e nella salvaguardia delle tecniche.

I disegni di legge in corso di esame al Senato. Nella corrente legislatura è stato presentato al Senato il disegno di legge n. 313, di natura ordinaria, dal titolo: “Disposizioni per la valorizzazione e la promozione della dieta mediterranea”, in corso di esame presso la Commissione Agricoltura dal gennaio 2016. Il 313 è d’iniziativa di Leana Pignedoli (PD) ed altri. Sul provvedimento si dovrebbero pronunciare in sede consultiva più Commissioni: Affari costituzionali, Esteri, Bilancio, Istruzione, Industria, Sanità, Ambiente e Commissione bicamerale per le Questioni regionali. In seguito la Commissione ha deliberato di discutere il provvedimento congiuntamente al disegno di legge n. 926, d’iniziativa di Salvatore Tomaselli (PD) ed altri: “Disposizioni per la tutela, la valorizzazione e la promozione della dieta mediterranea”, previ pareri delle Commissioni Affari costituzionali, Esteri, Bilancio,  Istruzione, Industria, Sanità, Ambiente: molto probabilmente la discussione in consultiva avverrà quando la Commissione di merito avrà adottato un testo base per il proseguo dell’esame.

Il 313 è composto di sette articoli.

Il primo dei quali individua la finalità del provvedimento: contribuire a tutelare e promuovere la dieta mediterranea giacché modello culturale e sociale fondato su un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni legate all’alimentazione e al vivere insieme a stretto contatto con l’ambiente naturale.

L’articolo 2 definisce la dieta mediterranea, che si configura come l’insieme di pratiche tradizionali, conoscenze e competenze, che vanno dal paesaggio all’alimentazione, fino al consumo di cibo, caratterizzato da un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo e nello spazio, tramandato di generazione in generazione, che costituisce un senso di appartenenza e di continuità per le popolazioni coinvolte. Indi si elencano i principali obiettivi da perseguire, tra i quali la promozione di studi e ricerche interdisciplinari sugli effetti della dieta mediterranea sulla salute e sugli stili di vita, anche in chiave di prevenzione delle malattie sociali legate alla nutrizione, la promozione e la diffusione dei prodotti e delle specialità della dieta mediterranea nelle mense e nei sistemi di ristorazione collettiva e, infine, l’intensificazione degli scambi culturali tra le comunità interessate.

L’articolo 3 istituisce il Comitato per la tutela e la valorizzazione della dieta mediterranea patrimonio dell’umanità, con funzioni consultive, propositive e di monitoraggio sulle politiche nazionali relative alla diffusione della dieta mediterranea e del modello socio-culturale da essa rappresentato. Il Comitato è presieduto dal Ministro delle politiche agricole ed è costituito presso il suo Dicastero.

L’articolo 4 istituisce la Giornata Nazionale della dieta mediterranea – patrimonio dell’umanità – da celebrare il 16 novembre di ogni anno in tutto il territorio nazionale e costituirà occasione per diffondere e dare risalto ai valori di questa dieta.

L’articolo 5, per promuovere la diffusione della dieta mediterranea nei servizi di mensa scolastica, stabilisce che in sede di gara d’appalto per l’affidamento e la gestione dei servizi di refezione scolastica e di fornitura di alimenti e prodotti agroalimentari le stazioni pubbliche appaltanti sono tenute a prevedere una riserva di punteggio per le offerte di servizi e forniture rispondenti al modello nutrizionale della dieta mediterranea.

Con l’articolo 6 s’istituisce, con decreto del Ministro delle politiche agricole, il marchio “Dieta mediterranea patrimonio dell’umanità”, di proprietà esclusiva del MIPAAF, per garantire la tutela e la promozione dello stile di vita della dieta mediterranea e i prodotti connessi, nonché i paesaggi rurali storici e le culture tradizionali.

L’articolo 7 istituisce il Fondo per la valorizzazione della dieta mediterranea patrimonio dell’umanità, il cui stanziamento è pari a un milione di euro per ciascuno di tre anni a venire.

Il disegno di legge 926 è di contenuto presso che identico al precedente, ancorché strutturato in otto articoli, uno in più del 313.

Quest’articolo, il 6, coerentemente con le Linee guida per l’educazione alimentare nella scuola italiana, prevede la diffusione di nozioni della dieta mediterranea anche nei programmi scolastici degli studenti della scuola dell’infanzia primaria e secondaria di primo e secondo grado. All’uopo, per garantire la piena promozione di questa dieta nella scuola i docenti seguiranno idonee attività di formazione.

Le audizioni condotte dalla Commissione. Con prassi che si va consolidando, la Commissione ha deliberato di avviare un ciclo di audizioni informali per conoscere il parere dei soggetti, pubblici e privati, interessati al tema, anche allo scopo di raccoglierne proposte modificative e/o integrative al testo normativo all’esame.

Barilla. La multinazionale alimentare4, particolarmente attenta all’innovazione del prodotto e alla ricerca, ha reso un documento alla Commissione nel quale si evidenzia, con una puntuale rappresentazione grafica, che la dieta mediterranea è rappresentata dalla piramide alimentare: la Barilla s’ispira dichiaratamente alla dieta mediterranea e da anni è impegnata alla “riformulazione dei prodotti esistenti e al lancio di nuovi prodotti coerenti con le Linee guida del Gruppo e all’attività informativa e ai progetti educativi per promuovere una corretta alimentazione e scelte alimentari responsabili per il proprio benessere e quello del pianeta. Di recente la Barilla ha comunicato che all’interno dell’avviato piano di riduzione dei grassi saturi è stato sostituito l’olio di palma con altri oli, quali l’olio extravergine di oliva e l’olio di girasole.

Centro Studi Internazionale Dieta Mediterranea “Angelo Vassallo”. Il rappresentante del Centro ha consegnato agli atti della Commissione un Rapporto sull’attività svolta dal Centro nel corso del 2014. Il documento contiene: la Cronistoria della candidatura e del riconoscimento della Dieta mediterranea nella lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’Umanità dell’UNESCO: la descrizione dei criteri fondamentali seguiti dall’UNESCO per inserire la dieta mediterranea nella prestigiosa lista del Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità; una dettagliata attività svolta e programmata del Centro.

International Center for Advanced Mediterranean Agronomic Studies di Parigi. Il Centro ha consegnato un documento strutturato in quattro capitoli: Diete sostenibili e globalizzazione alimentare; la Dieta mediterranea un modello di dieta sostenibile; Il Mediterraneo un bacino insostenibile; il contributo del CIHEAM. Per il futuro: proseguire lo studio intrapreso sulla sostenibilità dei Sistemi alimentari mediterranei e delle diete, con particolare riferimento a quella mediterranea, su scala regionale, nazionale e internazionale, attraverso i propri strumenti operativi quali la formazione, la ricerca e la cooperazione internazionale in sinergia non solo con i dipartimenti interni e gli altri Istituti del CIHEAM, ma anche con tutte le Istituzioni che condividono questo percorso in un’ottica di sviluppo sostenibile.

Fondazione Dieta mediterranea di Ostuni. Nel suo intervento il prof Gaetano Crepaldi ha illustrato l’attività della Fondazione. Istituita nel 2010 a Ostuni, la Fondazione, la prima in Italia e nel mondo, ha come scopo fondamentale la promozione, la tutela e la ricerca sulla Dieta Mediterranea con particolare riferimento alla prevenzione e alla terapia delle malattie croniche associate all’alimentazione, alla ricerca sui componenti principali della dieta e allo studio per il miglioramento della qualità di tali componenti e alla diffusione delle conoscenze acquisite.

FIPE. La Federazione Italiana Pubblici Esercizi ha sostenuto riguardo ai due progetti di legge in esame che un marchio può creare turismo e un menu tipico “dieta mediterranea”. Occorrono, però, regole precise ed è necessaria una struttura leggera che ponga al centro del sistema per l’attribuzione del marchio due elementi: caratteristiche di base dell’offerta e percorso di formazione. I ristoratori, non sono propensi a implementare percorsi di certificazione soprattutto quando non scorgono vantaggi significativi in termini di competitività. Necessita un modello leggero: un disciplinare che consenta al consumatore di riconoscere i ristoranti che fanno cucina mediterranea. Il modello nutrizionale su cui si fondano le cucine regionali ha in alcuni prodotti i propri punti di forza, un modello nutrizionale e di vita che è riconosciuto patrimonio immateriale dell’umanità: la dieta mediterranea. Va diffuso questo stile di vita rispettoso della salute e dell’ambiente e soprattutto di esportarlo. Servono, però, regole certe e non pasticciate.

INDIM. Acronimo di Istituto Nazionale per la Dieta Mediterranea e la Nutrigenomica. L’INDIM ha condensato in sei punti le conclusioni espresse al termine dell’intervento in Commissione. 1. Se il sistema alimentare deve rispondere alle sfide poste dalle necessità di cambiare le abitudini alimentari, in modo da lottare contro l’aumento epidemico delle malattie non trasmissibili, è necessario coinvolgere tutti i settori della catena alimentare, dal produttore al consumatore con iniziative intersettoriali. 2. Il concetto di dieta bilanciata e alimentazione positiva, volte allo sviluppo dello stato di benessere e alla riduzione del rischio di malattie rappresenta insieme a uno stile di vita corretto il fattore con maggiore incidenza sulla qualità della vita dell’uomo. In questa situazione è sempre più attuale e desta le maggiori attese dei consumatori la valenza funzionale (nutraceutica) di alcuni alimenti, cioè la capacità di fornire, secondo un consumo giornaliero usuale e in aggiunta ai nutrienti primari, composti utili per la prevenzione di patologie e per la promozione del benessere. 3. Se la sicurezza igienico-sanitaria è un diritto e, nello stesso tempo, un problema economicamente rilevante e dinamico, essa richiede un’evoluzione nell’approccio e nelle tecniche analitiche per il monitoraggio e controllo, partendo dalla produzione primaria. 4. Le strategie alimentari non devono esclusivamente essere dirette ad assicurare per tutti la disponibilità di cibo giorno per giorno, ma anche al raggiungimento di un consumo di adeguate quantità di alimenti sicuri e di alto valore nutrizionale, elementi che insieme contribuiscono alla costruzione di una dieta sana per uno stile di vita salutare. 5. La diffusione del concetto di qualità strettamente associato alla sicurezza del consumatore, in applicazione delle normative vigenti sulla qualità e la consapevolezza da parte delle aziende del settore e degli Enti preposti alla salute pubblica dell’importanza dei controlli di qualità, che devono necessariamente partire dalla materia prima, spinge a seguire tutta la filiera agroalimentare fino non solo al prodotto commerciale, ma anche agli effetti sulla salute dei consumatori. 6. Il miglioramento della qualità degli alimenti, la valorizzazione del binomio qualità-prezzo e la tutela dei prodotti Made in Italy e della salute del consumatore sono problemi trasversali al sistema agro-alimentare.

AIGO-FOOD. L’AIGO raccoglie i cultori della Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva nei suoi vari aspetti, che operano prevalentemente presso strutture ospedaliere italiane. Nella ricerca presentata e illustrata alla Commissione Agricoltura, si è evidenziato che non esiste una singola “Dieta Mediterranea”, ma un comune pattern dietetico “mediterraneo” che presenta queste caratteristiche principali: abbondanza di cibi di origine vegetale (verdura, ortaggi, frutta fresca e secca, legumi, pane e pasta da farina integrale non ricostituita e altri cereali integrali come orzo, farro, avena, i quali assicurano sia un basso indice glicemico sia un ruolo equilibratore e saziante); consumo prevalente di cibi freschi e di stagione, spesso di provenienza locale e quindi a chilometro zero; utilizzo dell’olio d’oliva come fonte principale di grassi; pesce, carne bianca e uova da galline ruspanti, consumati qualche volta a settimana; consumo quotidiano ma moderato di formaggi e yogurt da latte proveniente da animali al pascolo, ricco di acidi grassi omega 3 e vitamine antiossidanti; basso consumo di carne rossa; uso regolare di erbe aromatiche che permettono di creare una dieta di ottimo sapore e di grande appetibilità, riducendo il bisogno di usare sale e condimenti grassi in quantità eccessiva; assunzione moderata di vino durante i pasti; ridottissimo consumo di dolci. I nutrienti contenuti negli alimenti corrispondenti a queste abitudini dietetiche sono: proteine poche e prevalentemente di origine vegetale; carboidrati a basso indice e carico glicemico, con zuccheri semplici quasi assenti; rapporto acidi grassi monoinsaturi/saturi alto; quantità e rapporto acidi grassi omega 3/omega 6 molto maggiori di quello dell’alimentazione dei nostri giorni che tendente all’unità; beta carotene, tocoferoli, vitamina C abbondanti; polifenoli elevati (che fanno della Dieta mediterranea una dieta funzionale); calcio, magnesio e potassio alti; sodio basso. L’AIGO non ha mancato di svolgere alcune osservazioni in margine ai provvedimenti in discussione. In particolare quanto al Comitato per la tutela e la valorizzazione della dieta mediterranea AIGO ritiene sia necessario impegnarlo un’opera di chiara identificazione di cosa sia la dieta mediterranea, poiché essa non si configura come dieta singola ma come un pattern dietetico “mediterraneo” con determinate caratteristiche. Inoltre AIGO, atteso che la dieta costituisce un fattore integrante nella prevenzione ma anche e soprattutto nel percorso clinico di molti pazienti, ha evidenziato la necessità di introdurre una disposizione simile anche per la ristorazione ospedaliera.

CREA. Nel documento consegnato agli atti della Commissione, il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria svolge utili riflessioni sul riconoscimento scientifico del valore della Dieta Mediterranea, l’importanza dell’impegno politico risultante dalla lettura dei due disegni di legge, il concetto di dieta mediterranea e il progressivo allontanamento dalla medesima. Interessanti gli spunti critici circa l’opportunità del marchio mediterraneo. Sul che il legislatore dovrebbe riflettere, prima di dettare norme in materia: la materializzazione di un singolo componente della dieta, tramite un marchio specifico, non è in linea con il concetto di dieta mediterranea, nella quale ogni alimento – nelle corrette quantità e frequenze di consumo – ha un suo preciso valore, e ogni alimento – di là dalle corrette frequenze e quantità di consumo – può rappresentare un rischio. Con l’apposizione di un marchio c’è anche un rischio sostanziale di “diseducazione alimentare” giacché il consumatore potrebbe essere portato a credere che un singolo prodotto con il bollino possa essere consumato in grandi quantità perché “mediterraneo”, contrariamente ad un altro senza bollino. Questa scorretta interpretazione comporterebbe un danno sia per i consumatori sia per i produttori. In quest’ambito si accoglie con molto favore quanto proposto dai disegni di legge in merito alla promozione di percorsi turistici “certificati” che leghino le tradizioni alimentari della dieta mediterranea al territorio e alla storia.

CNR. Il Dipartimento di Scienze bio-agroalimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche ha presentato un documento strutturato in quattro parti: 1. Il valore della Dieta mediterranea; 2. La Dieta mediterranea come modello di dieta sostenibile; 3. Le preoccupazioni attuali concernenti la Dieta mediterranea e la necessità di una sua diffusa preoccupazione; 4. Considerazioni sui disegni di legge 313 e 926. Su quest’ultimo punto il CNR ritiene apprezzabile e condivisibile l’obiettivo che si riferisce all’elaborazione di modelli innovativi di attrazione economica e turistica. L’istituzione di una Giornata nazionale della Dieta mediterranea è un’occasione per valorizzare il patrimonio alimentare, sociale e culturale del nostro Paese. Di rilievo la realizzazione di programmi scolastici mirati e la promozione della dieta mediterranea nei servizi di mensa scolastica. Infine, sul marchio si esprime qualche perplessità su come esso possa essere concepito, sui destinatari, sulle modalità di concessione e di controllo.

SIDME. La Scuola Italiana Dieta Mediterranea. Sono state illustrate le finalità della scuola. I settori d’interesse nei quali si sviluppa l’attività dell’Associazione sono: insegnamento in tutte le scuole dell’obbligo e scuole; elaborazione e pubblicazione di libri, volumi, testi e riviste periodiche; lavori di ricerca scientifica su argomenti generali o particolari e prevalentemente su prodotti alimentari per sviluppare conoscenze o integrazioni di dati conoscitivi; elaborazione e registrazione di particolari brevetti e marchi su prodotti alimentari; ricerche mediche e approfondimenti delle conoscenze su cibi, prodotti alimentari di origine vegetale e animale; approfondimenti sugli effetti sul corpo umano.

Danone. La Fondazione Istituto Danone Italia (FID) sostiene che un’alimentazione corretta è in grado di favorire uno stato di salute ottimale e una buona efficienza fisica, premesse indispensabili per chiunque, anche per chi pratica un’attività fisica o uno sport. Il modello alimentare mediterraneo consente di coprire i fabbisogni nutrizionali di quasi tutti gli sportivi, perché l’alimentazione di un atleta si differenzia solo per l’aumento del fabbisogno idrico ed energetico, soprattutto proveniente da fonti glucidiche.

FEDERVINI. La Federazione Italiana Industriali Produttori, Esportatori e Importatori di Vini, Vini Spumanti, Aperitivi, Acquaviti, Liquori, Sciroppi, Aceti e Affini ha rilevato che il concetto di dieta mediterranea non sia soltanto volto a contraddistinguere una certa pratica alimentare e nutrizionale, ma costituisce un percorso strategico di valenza nazionale esteso alla cultura, al turismo, alla sostenibilità ambientale, alla tutela e alla promozione delle grandi tradizioni territoriali; elementi che, considerati globalmente, possono costituire un valido contributo alla valorizzazione delle potenzialità economiche riconducibili tutte alla nozione di “dieta mediterranea”. È quindi necessario e opportuno un approccio multidisciplinare, integrato tra le istituzioni pubbliche coinvolte e il mondo dei soggetti privati. Ne consegue che sarà necessario prevedere un’azione sinergica tra il settore privato, il mondo delle istituzioni attive in tema di produzione alimentare, in primis il MIPAAF, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, le Regioni, le Università e i Centri universitari di eccellenza, peraltro indicati nei disegni di legge, Andrebbero tuttavia considerate anche le competenze del MSE e del MAE, per la valenza internazionale e l’eco che incontrano fuori dei confini nazionali la nostra produzione agroalimentare e il nostro stile di vita. FEDERVINI è pertanto favorevole all’individuazione di un soggetto pubblico, inter istituzionale, con funzioni consultive, propositive e di monitoraggio, deputato alle attività di gestione attiva dei temi legate al concetto di Dieta Mediterranea. Con riferimento al marchio “Dieta Mediterranea”, FEDERVINI: questo o esprime la piena convinzione che il marchio sia inclusivo di tutte le produzioni agroalimentari coerenti con i principi della Dieta Mediterranea; o è favorevole alla creazione di sistemi di riconoscibilità per le iniziative e gli studi collegabili al “perimetro” concettuale della Dieta Mediterranea; o suggerisce di considerare l’utilizzo, volontario, nella presentazione di prodotti come elemento secondario, per evitare che possano nascere banalizzazioni soprattutto nella conoscenza e nell’individuazione di singoli elementi della dieta mediterranea.

Esperti della materia. I professori Tommaso Maggiore, agronomo e, Antonio Saltini, storico delle conoscenze scientifiche che sono confluite nell’agronomia moderna, sono stati ascoltati sul tema in esame. Il prof. Maggiore tra l’altro, ha evidenziato come la piramide alimentare, dieta di equilibrio, riguardo alla dieta mediterranea, presenta precise scansioni temporali in merito all’assunzione del cibo. Mensilmente: dolci, carne rossa. Settimanalmente: uova, pesce, carne bianca; Quotidianamente, tre gruppi di alimenti: 1) olio di oliva, latte, latticini; 2) frutta, verdura legumi; 3) pasta, riso, pane, patate, cereali. Antonio Saltini, da parte sua, ha espresso seri dubbi sull’affermazione della dieta mediterranea, tenuto conto che gli alimenti che concorrono a determinarla appaino largamente insufficienti, anche per dissennata politica agricola da parte dei Governi che si sono via via succeduti.

L’ulteriore esame dei due disegni di legge. La Commissione Agricoltura del Senato riprenderà a breve l’esame abbinato dei due testi normativi, accogliendo tutti i suggerimenti che saranno stati ritenuti utili e ovviando alle perplessità, anche per supportare, con novella disciplina, la dieta mediterranea perché si consolidi e si diffonda nel Paese e altrove.

Bruno Nobile

1 In greco antico δίαιτα stava a indicare, in generale, il modo di vivere, lo stile di vita. In più ristretto ambito sanitario, prescrizione, regime alimentare, dieta, come è attestato in Ippocrate.  

2Risale al 1975 la pubblicazione di “How to eat well and stay well, the Mediterranean way!”, che codificava i dettami della dieta mediterranea.

3 La candidatura venne sostenuta da quattro Paesi del bacino del Mediterraneo: Grecia, Italia, Marocco e Spagna.

4Barilla Center for Food & Nutrition Foundation – Mediterranean-Style Dietary Patterns. The Mediterranean-style dietary pattern was examined in both Mediterranean and non- Mediterranean countries. In all cases, adherence to a Mediterranean-style dietary patterncompared to usual intake – reduced the environmental footprint, including improved GHG emissions, agricultural land use, and energy and water consumption. Both studies limited either red and processed meat or meat and poultry to less than 1 serving per week, and increased seafood intake. The authors concluded that adherence to a Mediterranean-style dietary pattern would make a significant contribution to increasing food sustainability, as well as increasing the health benefits that are well-documented for this type of diet.

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