Avena ‘naturale’ con glifosato? ‘Class action’ contro Quaker – PepsiCo

quakeroats

Da una sponda all’altra dell’Oceano atlantico, il glifosato riaffiora. In Europa, ove le confederazioni agricole al fianco di Monsanto ne hanno boicottato il divieto. In USA, ‘class action’ per i suoi residui nei cereali venduti con la promessa ‘100 Percent Natural’. Alle Corti di Brooklin, San Francisco e Illinois il caso ‘Quaker Oats’.

Il gruppo PepsiCo, titolare del ‘brand del quacchero’, è stato denunciato da alcuni gruppi di consumatori negli Stati Uniti per pubblicità falsa e ingannevole sul suo prodotto di punta. I famosi e storici fiocchi di avena, presentati come ‘100% naturale’, contengono infatti residui del venefico pesticida (1). Tutti i nodi tornano al pettine, si direbbe.

Sul glifosato, interferente endocrino di sospetta cancerogenicità, la sensibilità dei cittadini è in continua crescita. Vari milioni di firme sono stati raccolti nei cinque continenti affinché i governi ne vietino l’impiego in agricoltura, a causa di fondati timori per la salute umana e animale, e la tutela dell’ambiente (2). Ed ecco che i consumAttori – non più disposti a venire ignorati da una politica troppo vicina agli interessi delle ‘lobby’ – sublimano le proprie istanze e preoccupazioni in scelte d’acquisto coese, vedasi il caso ‘palma’, o in azioni giudiziarie, come in questa vicenda.

Il concetto di ‘100% naturale’ è tuttora privo di criteri univoci di applicazione, in America come in Europa. Cosa significa la ‘completa naturalità’ di una derrata agricola, di un prodotto che derivi dalla sua prima trasformazione, o di un alimento composto? In agricoltura si può considerare ‘naturale’, forse non proprio ‘100%’, ciò che è realizzato con metodo di lotta integrata? Nei prodotti trasformati, quali additivi alimentari sono compatibili con la ‘natura’? E come si distingue il ‘naturale anarchico’ rispetto al biologico (3), invece soggetto a rigorosa disciplina? Il confine tra ‘libero da…’ e ‘bio’ – come si è avuto modo di evidenziare nel caso dei vini (4) – è piuttosto labile.

Il ‘Quaker Oats oatmeal’ oltretutto era stato il primo alimento a ricevere l’autorizzazione della Food and Drug Administration‘, nel lontano 1997, a vantare la sua salubrità (5). Ma i consumatori hanno accusato il colosso PepsiCo di averli confusi, non immaginavano che un’avena ‘tutta naturale’ potesse recare traccia di ‘RoundUp’. E dunque, nell’affermare che un cereale ‘fa bene’, l’operatore dovrebbe forse introdurre una sorta di ‘disclaimer’, del tipo “fa bene per questa e quell’altra proprietà nutrizionale, ma sia chiaro che non è ‘organic'”? In assenza di regole chiare, dalla disciplina dei ‘Nutrition & Health Claims’ si sconfina verso quella delle produzioni bio, verso una dimensione olistica del ‘better for you’ ancora in cerca d’autore regolatorio. Saranno forse i giudici dei distretti di NY, California e Illinois (6) a tracciare un nuovo solco?

Dario Dongo

www.greatitalianfoodtrade.com

www.foodagriculturerequirements.com

Note

(1) http://www.greatitalianfoodtrade.it/news-food-times/armi-di-distruzione-di-massa-il-glifosato

(2) http://www.greatitalianfoodtrade.it/news-food-times/glifosato-ora-basta

(3) sul ‘bio‘, cfr.www.ilfattoalimentare.it/si-fa-presto-a-dire-bio-ma-cosa-significa.html

(4) su ‘vino libero’ e ‘vino naturale’, cfr. http://www.ilfattoalimentare.it/vino-naturale-libero-biologico-federbio-marketing.html. Sul vino biologico, http://www.ilfattoalimentare.it/vino-biologico-regolamento-ue.html

(5) http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1541-4337.2011.00170.x/full

(6) Casi Daly vs. Quaker Oats, 16-cv-2155, U.S. District Court, Eastern District of New York (Brooklyn), Cooper vs. Quaker Oats, 16-cv-2364, U.S. District Court, Northern District of California (San Francisco), Wheeler e altri vs. Quaker Oats C. Cook County Chancery Division, 16-ch-06075, Illinois

Comments are closed