Bisfenolo A, nuove evidenze relative agli effetti sul sistema immunitario

bpa

Nuovi dati confermano la precedente conclusione dell’EFSA secondo cui il bisfenolo A (BPA) potrebbe avere effetti negativi sul sistema immunitario degli animali, sebbene le evidenze siano ancora troppo limitate per trarre conclusioni sui rischi per la salute umana.

A seguito di una richiesta da parte del Ministero della Salute, del benessere e dello sport dei Paesi Bassi, gli esperti dell’EFSA hanno analizzato due studi di Ménard (inediti al momento dell’ultima valutazione completa del BPA a cura dell’EFSA), concludendo che questi presentano importanti criticità relative sia al disegno sperimentale, sia all’esecuzione delle prove. Inoltre, l’elevata variabilità dei dati non consente di stabilire una nuova dose giornaliera tollerabile (DGT) per il BPA.

Come annunciato nel 2015, l’EFSA riesaminerà la dose giornaliera tollerabile già temporaneamente definita temporanea in 4 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo (µg/kg pc/die), dopo aver valutato le evidenze scientifiche sulla tossicità del BPA pubblicate a partire dal 2012.

I due studi di Ménard suggeriscono l’insorgenza di intolleranze alimentari e una ridotta resistenza (“risposta immunitaria alterata”) a infezioni parassitarie nei ratti esposti a 5 µg di BPA per kg/pc/die. Le dosi sono state somministrate in fase perinatale (vale a dire, prima e subito dopo la nascita).

L’EFSA ha istituito un gruppo di lavoro internazionale di esperti per valutare gli studi, i cui Autori hanno gentilmente messo a disposizione i dati originari ai fini della revisione.

Il Gruppo di esperti scientifici CEF ha concluso che i limiti riscontrati nel disegno sperimentale e nella conduzione di questi studi – in particolare l’uso di una sola dose per la maggior parte dei test – impediscono una valutazione affidabile della rilevanza di questi dati per la salute umana. Inoltre, per l’unico effetto testato con tre dosi di BPA, i risultati dei dati, ove tracciati su grafico, non consentono di individuare un valore di riferimento per l’immunotossicità del BPA e non possono pertanto essere utilizzati per stabilire una DGT.

I principali limiti tecnici degli studi includono:

– lo studio di un solo tipo di risposta immunitaria con tre dosi di BPA (non è così possibile valutare le relazioni dose-risposta con meno di tre dosi),

– la mancanza di un controllo positivo per mettere a confronto l’effetto del BPA con quello di un agente immunosoppressore,

– la mancanza del controllo dell’effetto “nidiata”, onde spiegare eventuali differenze tra animali provenienti da nidiate diverse,

– l’insufficiente descrizione dello studio. In particolare, non sono disponibili informazioni sul peso corporeo dell’animale, sulla fonte del BPA, sulla modalità di somministrazione orale, sul numero di madri e cuccioli,

– assenza di valutazione statistica della risposta non lineare alla dose. Nessuna menzione delle analisi della potenza dello studio, strumento statistico usato per calcolare la dimensione minima del campione dotata di significatività.

Nel dicembre 2014 l’EFSA aveva già drasticamente ridotto la DGT del BPA, da 50 a 4 µg/kg di peso corporeo/die. Nel definire una DGT temporanea, l’EFSA si era altresì impegnata a rivalutare il BPA nel 2017, a seguito della pubblicazione dello studio biennale del ‘National Toxicology Program‘ statunitense.

L’EFSA indirà una pubblica consultazione su tale lavoro preparatorio nel 2017, per far sì che gli stakeholders possano esprimersi nel merito prima che la valutazione abbia inizio.

Dario Dongo

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