Dal Parlamento. La tutela della grappa italiana

grappa

Alla Camera, in Assemblea, nella seduta del 16 dicembre 2015 il Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, ha risposto all’interrogazione C301895, presentata da Mario Catania (del gruppo parlamentare Scelta civica per l’Italia), sull’argomento ‘Iniziative volte a tutelare la grappa italiana, con particolare riferimento al rispetto dell’obbligo d’imbottigliamento nella zona di produzione’. L’interrogante è stato Ministro delle Politiche agricole nel primo Governo Monti.

Nell’atto di sindacato ispettivo Mario Catania ricorda in premessa che la grappa è una bevanda spiritosa italiana a indicazione geografica registrata nell’allegato III [Indicazioni geografiche]del regolamento (CEE) n.110/2008 del 15 gennaio 2008 [relativo alla definizione, alla designazione, alla presentazione, all’etichettatura e alla protezione delle indicazioni geografiche delle bevande spiritose e che abroga il regolamento (CEE) n. 1576/89 del Consiglio]. All’articolo 20 [Indicazionigeografichestabilite] di tale regolamento è previsto che, entro il 20 febbraio 2015, per ogni indicazione geografica registrata nell’allegato III gli Stati membri presentino una scheda tecnica alla Commissione europea.

Il decreto n. 5389 del 1o agosto 2011 del MiPAAF [Attuazione dell’articolo 17 del regolamento (CE) n. 110/2008 del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 15 gennaio 2008, concernente la definizione, la designazione, la presentazione, l’etichettatura e la protezione delle indicazioni geografiche delle bevande spiritose – Scheda tecnica della Grappa“]contiene la suddetta scheda, prevedendo che tale denominazione sia esclusivamente riservata all’acquavite di vinaccia ottenuta da materie prime ricavate da uve prodotte e vinificate in Italia, distillata e imbottigliata in impianti ubicati sul territorio nazionale. Tuttavia l’obbligo d’imbottigliamento nella zona di produzione non ha mai trovato applicazione poiché, sin dal 2011, il Ministero continua a emettere decreti di differimento dell’entrata in vigore di tale obbligo a causa di alcune perplessità avanzate dalla Commissione europea. La previsione è fortemente voluta dai produttori allo scopo di offrire la necessaria tutela a un prodotto simbolo del made in Italy alimentare che, qualora esitato sfuso, rischia di essere snaturato, in quanto, oltre all’imbottigliamento, all’estero sono consentite importanti operazioni di vera e propria elaborazione, quali, esemplificando, l’edulcorazione, la refrigerazione, la filtrazione e la diluizione della grappa, che rischiano di alterare le caratteristiche e la qualità dell’acquavite nazionale.

Il paradosso è che seppure tutte le suddette operazioni sono effettuate fuori dal territorio italiano, il prodotto finito ottenuto all’estero può continuare a fregiarsi dell’indicazione geografica “grappa”. Peraltro l’indicazione geografica “grappa” è sottoposta a un altissimo rischio di contraffazione. I pronunciamenti della Corte di giustizia in materia di denominazioni di origine dei vini e dei prodotti agricoli e alimentari, come la sentenza sui vini Rioja (*) e quelle sul Prosciutto di Parma e il Grana padano, hanno chiarito come la misura che si riferisce al confezionamento nella zona d’origine sia del tutto legittima, laddove sia introdotta allo scopo di salvaguardare la qualità, garantire l’origine e assicurare il controllo.

Infine l’interrogante richiama alla memoria dell’Esecutivo che lo stesso Parlamento, attraverso una risoluzione approvata dalla Commissione Agricoltura del Senato del 29.10.2014 ha impegnato il Governo “ad attivarsi nelle competenti sedi europee per la tutela delle indicazioni geografiche delle bevande spiritose anche mediante l’ausilio dell’obbligo di imbottigliamento nel luogo di origine ove necessario”. Di qui la richiesta rivolta al Governo per conoscere quali iniziative lo stesso intenda promuovere per tutelare l’acquavite nazionale e per dare applicazione alla disposizione prevista dalla scheda tecnica della grappa relativamente all’obbligo d’imbottigliamento nella zona di produzione.

Questa la risposta del Ministro Martina. Il MiPAAF è impegnato da tempo per tutelare al meglio un prodotto di valore come la grappa. La Commissione europea, sin dalla notifica del decreto ministeriale n. 5389/2011, sopra evocato, ha sollevato perplessità sulla scheda tecnica relativa all’indicazione geografica della grappa, in particolare sull’obbligo dell’imbottigliamento nella zona di produzione che la Commissione ritiene in contrasto con l’articolo 35 del Trattato sulle restrizioni alla libera circolazione delle merci. Per dirimere la questione e non incorrere in una possibile procedura d’infrazione il Ministero ha interloquito a lungo con la Commissione europea, inviando alcuni dossier tecnici a sostegno della nostra scelta. Da ultimo, con nota del 7.12.2015, la Commissione ha ripetuto la propria posizione in merito all’obbligo d’imbottigliamento in zona. Alla luce di questa situazione, d’intesa con la filiera e con le organizzazioni professionali, si sta, da parte dell’Esecutivo, valutando una proposta di scheda tecnica che preveda la realizzazione di tutte le fasi di elaborazione ivi compreso il grado alcolico finito nella zona di produzione. Si tratta di una soluzione che permetterebbe al prodotto di poter circolare allo stato sfuso solo dopo aver completato l’intera fase produttiva, incluso il raggiungimento del grado alcolico definitivo. Iniziativa che dovrebbe essere assicurare la qualità delle produzioni evitando possibili fenomeni fraudolenti, dovuti, in particolare, al fenomeno della diluizione.

L’interrogante si è dichiarato soddisfatto.

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(*) Vale la pena di riprodurre in larga misura le conclusioni della sentenza, di cui alla causa C-388/95. “ Risulta pertanto che, per i vini Rioja trasportati e imbottigliati nella regione di produzione, i controlli sono approfonditi e sistematici, che la responsabilità di tali controlli spetta alla collettività degli stessi produttori, i quali hanno un interesse fondamentale alla conservazione della reputazione acquisita, e che solo le partite sottoposte ai detti controlli possono recare la “denominación de origen calificada”. Da tali constatazioni si desume che il rischio per la qualità del prodotto infine offerto al consumo è maggiore quando il vino è stato trasportato e imbottigliato al di fuori della regione di produzione che non nel caso in cui esso sia stato trasportato e imbottigliato all’interno della detta regione. Pertanto, occorre riconoscere che la condizione controversa, la quale è diretta a preservare la notevole reputazione del vino Rioja potenziando il controllo delle sue caratteristiche particolari e della sua qualità, è giustificata come misura di tutela della “denominacióndeorigen calificada” di cui gode la collettività dei produttori interessati e che per essi riveste un’importanza decisiva. Si deve infine riconoscere che la misura è necessaria
per raggiungere l’obiettivo perseguito, nel senso che non esistono misure alternative meno restrittive idonee a conseguirlo. A tal riguardo, la “denominación de origen calificada” non sarebbe tutelata in modo analogo se si facesse obbligo agli operatori stabiliti al di fuori della regione di produzione di informare i consumatori, mediante un’adeguata etichettatura, del fatto che l’imbottigliamento è avvenuto al di fuori di tale regione. Infatti, la degradazione della qualità di un vino imbottigliato al di fuori della regione di produzione, dovuta al realizzarsi dei rischi connessi al trasporto alla rinfusa e/o alla conseguente operazione d’imbottigliamento, potrebbe nuocere alla reputazione di tutti i vini, smerciati con la “denominaciónde origen calificadaRioja, compresi quelli imbottigliati nella regione di produzione sotto il controllo della collettività beneficiaria della denominazione. Più in generale, la semplice coesistenza di due procedimenti d’imbottigliamento diversi, all’interno o all’esterno della regione di produzione, con o senza il controllo sistematico da parte di tale collettività, potrebbe ridurre la fiducia di cui la denominazione gode presso i consumatori convinti che tutte le fasi della produzione di un v.q.p.r.d. rinomato debbano essere effettuate sotto il controllo e la responsabilità della collettività interessata”.

Nella causa C-388/95, il ricorrente era il Regno del Belgio, sostenuto da Regno di Danimarca, Regno dei Paesi Bassi, Repubblica finlandese, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, contro Regno di Spagna, convenuto e sostenuto da Repubblica Italiana, Repubblica portoghese, Commissione delle Comunità europee. In definiva Paesi essenzialmente interessati al commercio, da un lato, e Paesi, più vocati alla produzione. Significa l’adesione della Commissione a difesa delle tesi spagnole.

Bruno Nobile

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