Allergeni al ristorante

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Allergeni al ristorante, Francia-Italia-Slovenia

Caro Dario,

Sono tornato or ora dalla Francia dove ho passato 10 giorni visitando tutta la parte Sud – dalla Costa Azzurra ai Pirenei orientali. Ho mangiato sempre in ristoranti e boulangerie. Mi sarei aspettato un’applicazione delle leggi europee (in particolare il reg. UE 1169/11) molto piu attenta e stringente di quanto fatto nel nostro Paese.

Mi sono stupito invece di quanto, rispetto al mondo francese, ai miei occhi la ristorazione italiana appare avanti in quanto a trasparenza e avvisi (e qui è tutto dire).

Nei locali non vi sono cartelli degli ingredienti facilmente visibili, sui menu non è ovviamente riportata alcuna indicazione allergenica di sorta, non esiste la dicitura di avviso che “in caso di allergie e intolleranze” invita il consumatore a rivolgersi al personale, insomma mi sembra il disastro più assoluto.

Sono andato sul sito dell’Autorità francese per capire quali implementazioni avessero imposto, e ho capito che è obbligatorio avere un documento più o meno nascosto da mostrare alla bisogna.

La domanda, quindi, è se è possibile che vi sia una così ampia, e diversa, interpretazione nell’applicazione di una legge che indica chiaramente come il consumatore debba essere informato in modo esplicito e trasparente?

Un abbraccio

Giuseppe


 

Risponde l’avvocato Dario Dongo, Ph.D. in diritto alimentare europeo

Caro Giuseppe,

la tutela dei consumatori allergici in Europa rimane purtroppo assai carente.

In Italia, come abbiamo evidenziato, i gestori dei pubblici esercizi sono tenuti a esporre in un registro scritto facilmente visibile e disponibile agli avventori notizie precise in merito alla presenza di ingredienti allergenici nei prodotti alimentari venduti sfusi come pure nei piatti offerti.

L’impunità purtroppo però regna sovrana anche nel nostro Paese, poiché il legislatore non ha ancora istituito un regime sanzionatorio atto a punire le violazioni delle prescrizioni stabilite nel regolamento UE 1169/11. A riprova di ciò si annota la diffusione di menù di ristoranti ove è illegittimamente riportato l’elenco di tutti gli ingredienti allergenici, (1) con invito a rivolgersi al personale in caso di allergie.

Nella foto, un esempio di informazione vietata

Nella foto, un esempio di informazione vietata

L’origine del problema risiede nel regolamento ‘Food Information to Consumers‘, laddove si rimette agli Stati membri la definizione delle regole di dettaglio su come i consumatori devono venire informati, nei casi di vendita di alimenti sfusi e preincartati nonché di somministrazione dei cibi, incluso il catering. (2)

La Commissione europea dovrebbe quindi definire apposite linee guida, al preciso scopo di garantire un livello uniforme di protezione dei consumatori allergici e celiaci nel Mercato interno. A fronte di una palese asimmetria dei livelli di tutela nei diversi Stati membri, che non è compatibile con gli obiettivi del regolamento stesso.

La vicina Slovenia – a differenza di Italia e Francia – ha recepito con tempestività e accuratezza i criteri europei d’informazione specifica sugli allergeni presenti nei cibi offerti nei pubblici esercizi. Al punto da garantire notizie precise anche nei rifugi alpini e nelle baite di montagna (v. foto). Ed è questo l’esempio da seguire, non in uno o pochi più Paesi ma nei 28 che tuttora compongono l’Unione Europea. Una ragione in più per richiamare la Commissione a fare il suo lavoro.

Dario Dongo

(1) Cfr. regolamento UE 1169/11, Allegato II
(2) V. reg. citato, articolo 44

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