Gli odori di cucina molesti costituiscono reato, secondo la Corte di Cassazione

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La Corte di Cassazione (1) ha dichiarato la punibilità in sede penale degli odori di cucina molesti. Sebbene il caso di specie andrà a risolversi con l’estinzione del resto per intervenuta prescrizione, la pronuncia costituisce un precedente degno di nota per le attività di ‘fast-food‘, ‘take-away‘, friggitorie ed esercizi di ristorazione che diffondano ‘odori molesti’ nell’area circostante.

Il giudice di legittimità ha confermato la sentenza della Corte d’Appello di Trieste, nella parte in cui qualifica le ‘emissioni olfattive moleste’ come fattispecie materiale del reato di cui all’articolo 674 del codice penale. Al pari di altre ipotesi di ‘getto pericoloso di cose’, (2) come già precisato in precedente giurisprudenza. (3)

Il reato si configura a prescindere dalla natura delle attività – professionali o domestiche – da cui le ‘molestie olfattive’ provengano. Nel caso precedente, la Cassazione si era occupata di odori da stalla. Quello in esame riguarda invece gli effluvi di una cucina domestica al piano terra di un edificio. Una lite condominiale sfociata in un processo penale con tre gradi di giudizio.

Quanto alla prova dei fatti, la Suprema Corte ha ritenuto sufficiente la testimonianza delle persone offese, ‘definite come chiare, precise, logicamente strutturare, ribadite in sede dibattimentale senza alcuna contraddizione ed esposte senza inutili enfatizzazioni, marcatura o sottolineature di qualche aspetto della vicenda oltre il necessario e l’essenziale’. Senza perciò ritenersi necessaria una perizia professionale.

In difetto di una soglia legale predefinita delle emissioni consentite – che sarebbe ben arduo stabilire, senza strumenti idonei a misurazioni obiettive (4) – ‘si deve avere riguardo (…) al criterio della normale tollerabilità’. (5).

La colpa – negligenza, imprudenza o imperizia (6) – va in ogni caso accertata, quale elemento psicologico che accompagna o comunque causa l’evento proibito.

Dario Dongo

Note

(1) Sezione III Penale, sentenza 24.3.17 n. 14467, v. Allegato

(2) ‘Chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a euro 206′.

(3) Cass. Pen., Sezione III, sentenza n. 45230/2014 (Rv. 260980)

(4) Come gli strumenti per il rilevamento delle emissioni sonore, spesso impiegati per la fase istruttoria dei procedimenti penali che spesso coinvolgono i titolari di bar e locali notturni

(5) Ai sensi dell’art. 844 c.c. (Sez. III, n. 34896 del 14.7.11, Ferrara, Rv. 250868)

(6) Salva la esigibilità di un livello professionale di attenzione, nel caso di emissioni che derivino da attività lavorative

 

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