Parlamento. Ancora sul latte artificiale in alternativa al latte materno

latte artificiale

La questione non è nuova. È da qualche tempo che l’alternativa o l’integrazione del latte materno con quello artificiale desta l’attenzione dei consumatori e degli operatori sanitari.

Un altro caso di malasanità è riferito nell’interrogazione a risposta in Commissione Affari sociali della Camera C5-07393 presentata il 15 gennaio di quest’anno, che un gruppo di deputati del Movimento cinque Stelle (primo firmatario: Mantero) ha rivolto al Ministro della Salute. I quali affermano d’aver appreso dalla stampa che, di recente, in Toscana si è consumato un atto di corruzione che ha coinvolto diciotto persone: sei informatori scientifici e un dirigente di un’azienda specializzata in alimenti per l’infanzia e dodici pediatri (dei quali due i primari), che influenzavano le donne a non allattare e dare, in sostituzione, ai bambini, il latte in polvere.

Secondo i magistrati competenti i medici, contro l’etica professionale, ricevevano, in cambio della sponsorizzazione, benefit di elevato volere economico.

I parlamentari interroganti richiamano la Convenzione internazionale approvata nel 1981 dall’Assemblea mondiale della sanità, il Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno, nata perché uno dei principali ostacoli all’allattamento al seno, era, ed è rappresentato dalle assurde politiche di marketing avviate dalle ditte produttrici di alimenti per l’infanzia, che compiono campagne pubblicitarie rivolte alle famiglie e soprattutto agli operatori sanitari, attraverso donazioni di materiale e forniture di latte in polvere per i servizi ospedalieri.

È dal 1996 che l’Italia ha accolto una direttiva europea e ha aderito al Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno.

Si sono susseguiti decreti ministeriali (n. 46 del 2005 e n. 82 del 2009), che hanno avvicinato la normativa italiana a quella degli altri Paesi aderenti al Codice. Sebbene la normativa in vigore esplicitamente la pubblicità di alimenti per bambini di età compresa tra zero e sei mesi, che possono essere reclamizzati, invece, su riviste dedicate agli operatori sanitari solo a patto che abbiano carattere scientifico e riportino notizie basate su informazioni chiaramente documentate. È in ogni caso vietato offrire campioni omaggio.

Ciò premesso detti deputati chiedono al Ministro della Salute:

se sia a conoscenza della questione in premessa e intenda assumere iniziative normative urgenti per porre un ulteriore freno alle cosiddette sponsorizzazioni, attraverso un controllo più serrato delle attività dei medici pediatri, e, dei rapporti tra questi e le case farmaceutiche;

se non ritenga opportuno assumere un’iniziativa normativa affinché i medici siano obbligati a indicare nelle ricette mediche il nome della molecola (qualora esista il generico) e non il farmaco pubblicizzato;

se voglia avviare una campagna informativa per promuovere l’uso e i vantaggi del latte materno.

In precedenti atti parlamentari di controllo e riferiti alla corrente legislatura erano state sollecitate da parte dell’Esecutivo:

  • iniziative per favorire la promozione e la capillare diffusione, sul territorio nazionale, delle banche del latte materno;

  • campagne informative di sostegno all’allattamento al seno;

  • valutazioni in merito al costo del latte artificiale.

Inoltre era stato ricordato che:

  • il Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno del 1981, redatto dall’Organizzazione mondiale della Sanità e dall’Unicef, raccomanda l’allattamento esclusivo al seno nei primi sei mesi di vita;

  • la comunità scientifica ritiene che l’allattamento al seno fornisca al bambino tutti i nutrimenti di cui ha bisogno per i primi sei mesi di vita, contribuendo a proteggerlo dalle infezioni e riducendo le probabilità di sviluppare alcune malattie in età successive, mentre il latte artificiale, fatto prevalentemente con latte di mucca cui sono aggiunti altri ingredienti, non contiene sostanze che possano proteggere il bambino da infezioni e malattie;

  • da decenni importanti multinazionali operano per imporre sul mercato i loro prodotti in sostituzione del latte materno, attraverso campagne pubblicitarie martellanti e pratiche commerciali spesso poco corrette;

  • nonostante quanto previsto dalle Linee d’indirizzo nazionali sulla protezione, la promozione e il sostegno dell’allattamento al seno adottate con delibera del 20 dicembre 2007 dalla Conferenza Stato-Regioni, in Italia un elevato numero di donne interrompono precocemente o addirittura non inizia neppure l’allattamento al seno, a causa di mancanza di adeguato supporto e informazione da parte delle istituzioni sanitarie;

  • come denunciato da organizzazioni non governative, le neo mamme continuano a subire pressioni di tipo commerciale che minano la loro autostima e la loro fiducia nell’allattamento e fanno apparire più facile, normale e sicuro l’uso di formule artificiali.

Bruno Nobile

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