Profili nutrizionali, KO al Parlamento europeo. Il gioco degli equivoci

junk food ok FARE

Il 12.4.16 il Parlamento europeo in assemblea plenaria ha votato a favore dell’abolizione dei c.d. profili nutrizionali, a suo tempo introdotti nel c.d. ‘regolamento claims’.(1) La notizia viene oggi plaudita con grande clamore dalle rappresentanze della filiera agroalimentare, nella confusione diffusa su una norma che non è mai stata compresa, né tantomeno attuata. Proviamo a fare luce sul contesto normativo di riferimento.

Il regolamento CE 1924/06, che ha introdotto regole comuni circa le indicazioni su nutrizione e salute da ammettersi nell’informazione commerciale dei prodotti alimentari, aveva delegato la Commissione europea a definire entro il 19.1.09 le caratteristiche nutrizionali(2) a cui le varie categorie di alimenti devono rispondere per poter associare benefici salutistici al loro consumo. L’esecutivo di Bruxelles avrebbe dovuto perciò definire alcuni semplici criteri – quali il valore energetico e/o i tenori massimi di grassi, grassi saturi, zuccheri e sodio – al fine di escludere che i c.d. ‘cibi di indulgenza’ potessero venire pubblicizzati con leve di ‘marketing’ improntate al benessere fisico.

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare pubblicava una relazione scientifica, il 26.2.08, in merito alle diverse ipotesi di classificazione dei prodotti alimentari, nell’ambito di ciascuna categoria e sotto-categoria di prodotti, sulla base delle esperienze maturate nei cinque continenti. La Commissione europea peraltro, nei quasi dieci anni trascorsi dalla pubblicazione del ‘regolamento claims’ in Gazzetta Ufficiale, non ha mai adempiuto ai propri obblighi in tal senso.

Le polemiche contro i profili nutrizionali, in gran parte tardive rispetto all’emanazione del testo regolativo, si sono arroccate sul concetto di ‘junk-food’, a cui tutti i grandi gruppi industriali pretendono di sottrarre le loro produzioni. Secondo le rispettive ‘lobby’ nessun prodotto alimentare può venire classificato come ‘cibo-spazzatura’, a dispetto della letteratura scientifica in materia, e in ogni caso non deve venire discriminato rispetto agli altri. All’insegna del ‘leitmotiv’ secondo cui l’equilibrio di una dieta deve valutarsi nel complesso senza guardare ai suoi singoli componenti.

A ben vedere però, i ‘nutrient profiles’ previsti dal ‘Nutrition & Health Claims Regulation’ (NHC) non avrebbero mai condotto a contrassegnare in negativo le etichette dei prodotti non conformi ai criteri stabiliti.(3) La loro funzione era solo quella di impedire l’impiego di indicazioni salutistiche su determinati alimenti il cui consumo eccessivo non risulta compatibile con le linee guida per una buona nutrizione elaborate a livello nazionale ed europeo. Nell’ambito di una strategia complessiva, tuttora inefficace, per invertire la pericolosa tendenza in continua crescita di obesità, sovrappeso e malattie correlate.(4)

Gli alimenti che appartengono alle tradizioni di consumo, come il Parmigiano Reggiano o l’olio extravergine di oliva, non hanno mai corso alcun rischio di penalizzazione,(5) proprio perché nella definizione dei criteri si sarebbe dovuto tenere conto “del ruolo e dell’importanza dell’alimento (o delle categorie di alimenti) nella dieta della popolazione”(6) e prevedere di conseguenza apposite esenzioni. ‘Cui prodest’, allora, il colpo di spugna dell’Assemblea di Strasburgo? Alcuni spunti possono venire trovati nel recente rapporto della ong tedesca FoodWatch, che ha valutato la (in)idoneità nutrizionale(7) di diverse decine di prodotti famosi, nelle file di ‘global brands’ pubblicizzati proprio in chiave salutistica. Basta aggiungere qualche vitamina di sintesi a qualsivoglia agglomerato di scarso valore nutritivo, ma ad alto valore aggiunto, e il gioco è fatto. Ed è forse proprio questa, invece, la più grave carenza applicativa della normativa in esame. Troppa enfasi ai prodigi di vitamine e minerali, poca attenzione alle virtù naturali degli alimenti che compongono la dieta mediterranea.

Dario Dongo

Note

(1) Regolamento (CE) n. 1924/06

(2) Reg. citato, articolo 4

(3) A differenza degli schemi generali d’informazione nutrizionale di sintesi già da anni adottati in alcuni Paesi europei, come i ‘traffic-lights’ britannici e il ‘keyhole system’ scandinavo

(4) Cfr. http://www.ilfattoalimentare.it/libro-michael-moss-obesita-grassi-zucchero-sale.html, http://www.ilfattoalimentare.it/obesita-malattie-correlate-industria-deve-riformulare-prodotti-rivedere-pubblicita-denuncia-direttrice-generale-oms.html

(5) A dimostrazione di ciò, si citano le indicazioni salutistiche autorizzate dal reg. (UE) n. 432/12 sull’olio extra-vergine di oliva, in relazione ai polifenoli ivi presenti

(6) Reg. (CE) n. 1924/06, art. 4

 (7) FoodWatch ha verificato la compatibilità dei prodotti esaminati con i profili nutrizionali definiti in Europa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ‘WHO-Europe’

Comments are closed