L’ultima interrogazione parlamentare sull’olio di palma

FARE interrogazione parlamentare sull’olio di palma

Nella seduta della Camera del 26 di questo mese è stato dato annuncio dell’interrogazione con richiesta di risposta scritta n. C4-13332, presentata da Mirko Busto (M5S) e cofirmata da altri undici deputati dello stesso Gruppo parlamentare.

L’interrogazione è rivolta al Ministro della Salute, delegato a rispondere, e attiene, nell’ambito della sicurezza alimentare e del rischio sanitario, all’olio di palma.

Si tratta del quarantottesimo degli atti d’indirizzo e di controllo esercitati dall’inizio di questa legislatura sul controverso alimento.

Nella premessa l’interrogante ricorda la provenienza di quest’olio vegetale e la larga utilizzazione da parte dell’industria alimentare per la sua versatilità.

Quindi Mirko Busto richiama l’attenzione sui rischi dell’olio di palma per la salute umana, come sta a indicare un numero crescente di studi scientifici, citando espressamente:

quello condotto dall’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) “teso a specificare come i principali acidi grassi (come acidi grassi saturi, l’acido miristico e l’acido palmitico) comportino un aumento del livello di colesterolo nel sangue, favorendo malattie cardiovascolari”;

uno studio del CSPI (Center for Science in the Public Interest) di Washington, una   non profit education and advocacy organization that focuses on improving the safety and nutritional,  sull’aumento dei fattori di rischio cardiovascolare essendo l’acido palmitico grasso saturo estremamente dannoso per le coronaropatie;

uno studio dell’AHA (American Heart Association, organizzazione, con sede a Dallas, non a scopo di lucro che si occupa di ridurre le morti causate da problemi cardiaci e ictus)che consiglia di limitare l’uso dell’olio di palma per le persone che necessitano di ridurre il livello di colesterolo;

e, infine, uno studio condotto da Francesco Giorgino, direttore del dipartimento endocrinologia dell’università di Bari, in collaborazione con gli Atenei di Pisa e di Padova. Osserva Francesco Giorgino: “Le cellule beta del pancreas producono l’insulina, ormone indispensabile per trasformare gli zuccheri complessi in glucosio necessario a dare energia a tutto l’organismo. Un eccesso di grassi provoca un aumento della proteina P66SHC, la stessa che danneggia le cellule beta del pancreas fino a causarne la morte cellulare(apoptosi[1]). La diminuzione delle cellule produttrici dell’insulina causa un aumento della glicemia e, di conseguenza, l’insorgere del diabete alimentare”. Così il nostro studioso prosegue e conclude: “Il principale artefice è l’acido palmitico o palmitato presente in [notevole]quantità nell’olio di palma. Un modo per prevenire il diabete è, dunque, limitare il consumo di grassi, specie dell’olio di palma, attraverso un regime alimentare sano e il più possibile aderente alla dieta mediterranea[2] ricca di frutta, verdura e acidi grassi buoni come quelli dell’olio extravergine di oliva”.

Nel prosieguo della premessa Mirko Busto avverte che “le fasce di età più basse risulterebbero maggiormente esposte al consumo di olio di palma, presente nella maggior parte dei prodotti di consumo infantile e adolescenziale”, citando il parere dell’Istituto superiore di sanità del 19 febbraio 2016 sul consumo di acidi grassi saturi nei bambini tra i 3 e i 10 anni, tale da essere superiore ai limiti sanitari consigliati.

Altra fonte scientifica autorevole richiamata dall’interrogante è il parere del 3 maggio 2016 espresso dall’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) nel Rapporto scientifico sui “Contaminanti da processo in oli vegetali e alimenti” in cui si evidenzia “la problematicità di tre sostanze presenti nell’olio di palma, glicidi esteri degli acidi grassi (GE), 3-monocloropropandiolo (3-MCPD), e 2-monocloropropandiolo (2- MCPD) e loro esteri, risultanti dalla raffinazione ad alte temperature (circa 200o C) adoperata per la produzione dell’olio di palma”.

Appare indicativo, sottolinea Mirko Busto,che la stessa Nestlé[3] dava atto che già nel 2007 l’Autorità tedesca per la sicurezza alimentare aveva evidenziato la necessità di ridurre i livelli dei contaminanti cancerogeni negli alimenti e nelle formule di proseguimento per lattanti.

Quanto al profilo commerciale, richiamato nell’interrogazione, rileva un dato assai significativo:l’Italia importa ben 77.000 tonnellate di olio di palma per uso alimentare, come emerge dal Food Balance Sheet della FAO del 2011, evidenziando già cinque anni addietro un incremento rispetto agli anni precedenti[4].

Così conclude la premessa del parlamentare del Movimento 5 Stelle: “Si registra la possibile appartenenza dell’olio di palma alla categoria dei  novelfood, nuovi alimenti o nuovi ingredienti alimentari, disciplinati dal regolamento (CE) n. 258/97 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 gennaio 1997 sui nuovi prodotti e nuovi ingredienti alimentari non consumati in misura significativa all’interno dell’Unione europea prima del 15 maggio 1997, data di entrata in vigore del regolamento medesimo e sui quali si predispone la necessità di accertarne come da regolamento la sicurezza, anche se gli alimenti e/o ingredienti alimentari risultassero già in commercio al di fuori dell’Unione europea prima di tale data tramite autorizzazione dell’EFSA e previa valutazione di uno Stato membro”.

Conclusivamente,tre i quesiti posti al rappresentante del Governo.

1.      Secondo quali valutazioni e relative autorizzazioni il Ministero della salute consenta la commercializzazione di tale sostanza e dei prodotti che la contengono;

2.      Se non si ritenga l’allarme contenuto nella recente valutazione dell’EFSA un’indicazione sufficiente per assumere iniziative per assumere iniziative per una immediata sospensione dell’autorizzazione sanitaria dell’olio di palma;

3.      Quali iniziative il Governo intenda adottare nell’identificazione e nella gestione del rischio.

Bruno Nobile

[1]Voce derivante dal greco apoptòsis: caduta, scadimento, regressione e ricorrente in ambito biologico. Sta a indicare la forma naturale di morte di una cellula che avviene durante lo sviluppo ola regressione di un tessuto.

[2] Il 16 novembre 2010 la Dieta mediterranea è stata inserita dall’UNESCO nella lista dei patrimoni culturali immateriali dell’umanità.

[3]La svizzera Nestlé una multinazionale del settore alimentare. Produce e distribuisce una vasta gamma di prodotti: dall’acqua minerale agli omogeneizzati, dai surgelati ai latticini. È titolare di un numero più che ragguardevole di marchi: acqua minerale e altre bevande,  alimenti per la salute per neonati e per sportivi, biscotti, caffè, cereali, cibi surgelati, cibo per animali,  cioccolato, dolci, gelati, prodotti freschi e per la cucina.

[4]Ancora più allarmata la Coldiretti che, nel maggio di quest’anno, denunciava: “Aumentano del 19 per cento le importazioni di olio di palma in Italia per un quantitativo record che ha superato addirittura 1,7 miliardi di chili nel 2014, un primato negativo mai raggiunto prima”. La stessa Organizzazione “lancia l’allarme sull’invasione di un prodotto sotto accusa dal punto di vista nutrizionale e ambientale, proprio nella patria dell’olio extravergine di oliva e della dieta mediterranea”.

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