Composte di frutta? Risponde l’avvocato Dario Dongo

composte di frutta

Gentile Avvocato Dongo,

mi piacerebbe chiederle un chiarimento in merito alle composte di frutta.
Se non sbaglio, a differenza delle confetture e marmellate, normate dalla direttiva 2001/113/CE, per le composte non esiste nessun riferimento normativo.

Per poter essere definita tale, una confettura deve possedere un tenore di sostanza secca solubile uguale o superiore al 60% (secondo il decreto legislativo 50/2004 tale tenore può essere inferiore a 60 ma superiore a 45 a patto che venga riportata la dicitura ‘da conservare in frigo dopo l’apertura’).

La mia domanda è questa, un prodotto (fatto esclusivamente con frutta, senza zuccheri aggiunti) con un tenore di sostanza secca superiore al 45% può essere definito ‘composta’ oppure scatta automaticamente l’obbligo della denominazione ‘confettura’?

In attesa di una Sua cortese risposta,
La ringrazio e porgo cordiali saluti

Marta


Risponde l’avvocato Dario Dongo, Ph.D. in diritto alimentare europeo

Cara Marta buongiorno,

è necessario fare chiarezza in merito al significato e l’applicazione delle normative verticali. Vale a dire quelle che incidono, ‘verticalmente’ appunto, su singole filiere o categorie di prodotti.

Confetture, gelatine e marmellate, crema di marroni

Il d.lgs. 20.2.04 n. 50 – Attuazione della dir. 2001/113/CE concernente le confetture, le gelatine e le marmellate di frutta, nonchè la crema di marroni, destinate all’alimentazione umana – si applica esclusivamente ai prodotti definiti nel suo Allegato I (1,2). Vale a dire:

– confettura e confettura extra,
– gelatina e gelatina extra,
– marmellata,
– marmellata gelatina,
– crema di marroni.

Normative verticali, significato

La direttiva 2001/113/CE su confetture e marmellate – al pari di quella pubblicata il giorno precedente, 2001/112/CE, su succhi di frutta e i nettari (3) – vale a definire i requisiti qualitativi dei prodotti alimentari designati con quei nomi.

Le denominazioni legalistabilite dalle citate normative sono associate al rispetto di appositi disciplinari, i quali comprendono:

– composizione dei prodotti (ingredienti obbligatori e facoltativi, loro quote minime, additivi ammessi e/o vietati),
– trattamenti e processi produttivi,
– proprietà chimico-fisiche (es. tenore di sostanza secca solubile, gradi Brix),
– residui (es. anidride solforosa),
– indicazioni specifiche supplementari, obbligatorie e facoltative, in etichettatura.

Prodotti esclusi dalle normative

I prodotti non contemplati dalle normative di settore – quando pure appartengano alle stesse categorie merceologiche – non sono ovviamente soggetti ai requisiti specifici. Ciò comporta:

– da un lato, la possibilità di realizzare e immettere in commercio prodotti diversi da quelli oggetto di specifica disciplina (es. smoothie, composte di frutta),

– d’altra parte, va verificata caso per caso la legittimità di prodotti che imitano quelli regolati, senza tuttavia rispondere ai loro requisiti qualitativi. (4) Tenuto bene a mente il dovere di non indurre in errore il consumatore in merito alle caratteristiche essenziali dei prodotti.

‘Le informazioni sugli alimenti non inducono in errore, in particolare per quanto riguarda le caratteristiche dell’alimento e, in particolare, la natura, l’identità, le proprietà, la composizione, la quantità, la durata di conservazione, il paese d’origine o il luogo di provenienza, il metodo di fabbricazione o di produzione’ (reg. UE 1169/11, articolo 7.1.a).

Composta di frutta

Il nome ‘composta di frutta’ è privo di denominazione legale. Esiste peraltro una consuetudine – e dunque, una denominazione usuale – alla quale viene fatto richiamo dalla Commissione europea europea nelle linee guida sull’applicazione del reg. CE 1333/08 (additivi alimentari).

‘Compote is a product obtained by thermal processing of the edible part of one or several species of fruits, whole or in pieces, sieved or not, without significant concentration. Sugars, water, cider, spices and lemon juice may be used. The most common are apple and peach compote.’ (5)

Conclusioni

L’utilizzo del nome ‘composta’ deve perciò rispondere agli usi come sopra descritti, ovvero alle consuetudini affermate sul mercato (nazionale o regionale) di riferimento. Senza dimenticare l’obbligo di riferire in etichetta la quantità degli ingredienti caratterizzanti rispetto al totale, secondo la regola del QUID (Quantitative Ingredients Declaration).

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Buona giornata

Dario

Note

(1) Dir. 2001/113/CE e successive modifiche, relativa alle confetture, gelatine e marmellate di frutta e alla crema di marroni destinate all’alimentazione umana. Testo consolidato su https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A02001L0113-20131118&qid=1603729140176
(2) D.lgs. 20.2.04 n. 50. Articolo 1, Campo di applicazione
(3) Dir. 2001/112/CE e successive modifiche, concernente i succhi di frutta e altri prodotti analoghi destinati all’alimentazione umana
(4) Es. imitazioni di panettoni, piuttosto che di Grana Padano. V. https://ilfattoalimentare.it/panettone-pandoro-imitazioni.htmlhttps://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/frodi-del-grana-padano-coinvolto-un-colosso-italiano
(5) Commissione Europea. Guidance document describing the food categories in Part E of Annex II to Regulation (EC) No 1333/2008 on Food Additives. V. punto 4.2.4.2 nella versione 5, 2.6.17, https://ec.europa.eu/food/sites/food/files/safety/docs/fs_food-improvement-agents_guidance_1333-2008_annex2.pdf

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