Etichette conserve di pomodoro artigianale, risponde l’avvocato Dario Dongo

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Salve avvocato Dongo,

Produco conserve di pomodoro artigianali di qualità, anche in regime biologico, con metodi obiettivamente diversi rispetto alle produzioni industriali. Scrivo perciò in etichetta “senza acido citrico”, e “pastorizzato a bagnomaria”, come è vero, per distinguere i miei prodotti.

I controllori del Ministero Politiche Agricole e Forestali e i Carabinieri antifrode sembrano però infastiditi da queste indicazioni in etichetta. Vorrei una Sua opinione al proposito.

Molte grazie

Antonio

——————————————————————————————————————–Risponde l’avvocato Dario Dongo, Ph.D. in diritto alimentare europeo

Caro Antonio buonasera,

complimenti anzitutto per il lodevole impegno nel produrre conserve bio di qualità, all’antica maniera!

Le notizie da Te riportate in etichetta si qualificano come informazioni volontarie. Sono perciò soggette ai requisiti generali di veridicità, trasparenza e chiarezza che sono prescritti dal regolamento (UE) n. 1169/11, agli articoli 7 e 36.

L’analisi di conformità delle indicazioni riportate rispetto alla normativa vigente si può quindi espletare verificando l’ABC dei requisiti sopra richiamati.

A) Veridicità

La veridicità delle notizie offerte in etichetta e pubblicità di un alimento – così come per altri beni e servizi, applicandosi sempre anche il Codice del Consumo (d.lgs. 206/05) – comporta anche la loro dimostrabilità. Vale a dire che l’operatore deve essere in grado dimostrare quanto comunicato, alle autorità che eventualmente ne esprimano richiesta, mediante fatti e dati obiettivi. Nel caso di specie:

il processo di lavorazione (pastorizzazione a bagnomaria) può venire descritto nei documenti relativi all’autocontrollo (manuali di buone prassi igieniche e HACCP),

il non-impiego dell’acido citrico a sua volta può venire dimostrato mediante esibizione delle procedure di lavorazione. Laddove tale additivo non sia impiegato in alcuna delle lavorazioni eseguite nello stabilimento, anche i registri di rintracciabilità potranno risultare utili a comprovare la notizia offerta.

B) Trasparenza e non-ingannevolezza

Senza acido citrico’ è una informazione che si inquadra nel contesto delle dichiarazioni c.d. ‘free from (o ‘senza...’). Ed è sicuramente legittima, nel caso di una conserva di pomodoro, qualora esistano sul mercato prodotti analoghi che invece contengano tale additivo. Il quale viene effettivamente impiegato, con la funzione di correttore di acidità.

La pastorizzazione a bagnomaria, a sua volta, è una tecnica che può venire vantata legittimamente, in etichettatura e pubblicità, proprio in quanto non comune ai prodotti alimentari analoghi. (1) È noto infatti come nelle produzioni industriali si faccia ricorso a un processo più performante e perciò meno delicato rispetto alla cottura a bagnomaria (il passaggio dei pomodori in tunnel con getti di vapore).

C) Chiarezza

Entrambe le informazioni offerte – ‘senza acido citrico’ e ‘pastorizzato a bagnomaria’ – risultano chiare e inequivocabili. L’assenza di additivi è tra l’altro una notizia che raccoglie un crescente consenso da parte dei consumatori, come dimostrano recenti indagini di mercato (es. Osservatorio Immagino 2018, analisi Eurispes) di cui pure abbiamo scritto. E si inserisce oltretutto in un fenomeno ancor più ampio, quello delle c.d. ‘Clean Labels’.

Le etichette che riportino liste ingredienti ridotte al minimo – perciò clean, cioè ‘pulite’ dagli ingredienti e additivi non indispensabili – esprimono infatti l’approccio degli operatori più attenti a riavvicinare i cibi alla naturale bontà delle loro materie prime. In direzione opposta a quella dei cibi c.d. ultraprocessati, che d’altro canto suscitano crescenti perplessità dei consumatori e della comunità scientifica.

Altrettanto dicasi per il riferimento al ‘bagnomaria’. Che è un metodo di cottura, oltreché di pastorizzazione, radicato nelle tradizioni di molte famiglie italiane. Per la preparazione delle conserve vegetali ma anche delle composte e confetture. Senza entrare nel merito dei vantaggi tecnologici ed economici legati alle scelte di processo di ciascuno, è indubbio che il consumatore possa ben comprendere e possibilmente anche apprezzare tale notizia.

Nell’occasione, Ti segnalo anche un precedente articolo in merito all’indicazione del contenuto di licopene nelle conserve di pomodoro, su https://www.foodagriculturerequirements.com/archivio-notizie/domande-e-risposte/dichiarazioni-di-fatto-in-etichetta-risponde-l-avvocato-dario-dongo

Un cordialissimo saluto e buon lavoro!

Dario

Note

(1) Il reg. CE 1169/11 precisa infatti il divieto di attribuire a un prodotto caratteristiche comuni a (tutti) gli alimenti analoghi (articolo 7, comma 1, paragrafo ‘c’). Risulta perciò vietato, ad esempio, promuovere l’assenza di conservanti in prodotti che per legge devono esserne privi (es. passata di pomodoro, succhi e nettari di frutta)

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