Coronavirus e lockdown, responsabilità del debitore e risarcimento danni. Codice civile e decreto Cura Italia

Le misure di contenimento del coronavirus adottate in Italia con il decreto #RestiamoaCasa, o Lockdown Italia (DPCM 11.3.20 e successivi) hanno determinato la paralisi dell’economia italiana, con alcune eccezioni nei settori di produzione di beni e fornitura di servizi essenziali. Con evidenti ripercussioni negative, sul mercato come sulle singole imprese e attività professionali.

Le responsabilità dei debitori per impossibilità – o eccessiva onerosità sopravvenuta – ad adempiere alle obbligazioni contrattuali, già disciplinate dal codice civile, sono ulteriormente mitigate dalle nuove norme introdotte con il decreto ‘Cura Italia’ (DL 18/20). Ipotesi e soluzioni in breve a seguire.

Responsabilità del debitore e inadempimento incolpevole

Il codice civile, all’articolo 1218, stabilisce il principio dell’inadempimento incolpevole.

‘Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile’. (Codice civile, art. 1218)

Risarcimento del danno contrattuale

In termini generali, il codice civile dispone che ‘il risarcimento del danno per l’inadempimento o il ritardo deve comprendere così la perdita subita dal creditore come il mancato guadagno, in quanto ne siano conseguenza immediata e diretta.’ (Codice civile, art. 1223)

Il debitore non è quindi tenuto al risarcimento del danno – che comprende sia la prestazione dedotta in contratto, sia il mancato guadagno del creditore – nel caso in cui sia in grado di dimostrare che l’adempimento o il puntuale adempimento sia risultato impossibile per causa a lui non imputabile.

Inadempimento contrattuale da lockdown

Il decreto legge 27.3.20 n. 18, #CuraItalia – all’articolo 91, Disposizioni in materia di ritardi o inadempimenti contrattuali derivanti dall’attuazione delle misure di contenimento e di anticipazione del prezzo in materia di contratti pubblici – ha tipizzato un’ipotesi di inadempimento incolpevole da emergenza coronavirus.

Il rispetto delle misure di contenimento di cui presente decreto è sempre valutata ai fini dell’esclusione, ai sensi e per gli effetti degli articoli 1218 e 1223 c.c., della responsabilità del debitore, anche relativamente all’applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti’ (DL 18/20, art. 19)

In altri termini, la citata norma rende giustificabile l’inadempimento o ritardo nell’adempimento alle obbligazioni contrattuali se e nella misura in cui esso rappresenti una conseguenza diretta delle misure autoritative imposte dal governo per contenere la diffusione del coronavirus. Quale è il caso, ad esempio, di esercizi commerciali, fabbriche e laboratori, negozi, ristoranti e locali, palestre e impianti sportivi costretti alla sospensione delle attività a partire dal’11.3.20.

Covid-19 ed eccessiva onerosità sopravvenuta

Covid 19 può altresì incidere sull’adempimento contrattuale laddove la prestazione oggetto dell’obbligazione – se pure non impossibile – risulti eccessivamente onerosa.
La norma di riferimento in questo caso è l’articolo 1467 del codice civile.

‘Nei contratti a esecuzione continuata o periodica ovvero a esecuzione differita, se la prestazione di una delle parti è diventata eccessivamente onerosa per il verificarsi di avvenimenti straordinari e imprevedibili, la parte che deve tale prestazione può domandare la risoluzione del contratto, con gli effetti stabiliti dall’art. 1458 c.c.

La risoluzione non può essere domandata se la sopravvenuta onerosità rientra nell’alea normale del contratto.

La parte contro la quale è domandata la risoluzione può evitarla offrendo di modificare equamente le condizioni del contratto’. (Codice civile, art. 1467)

Il lockdown può dunque configurarsi quale evento straordinario e imprevedibile rispetto alla conclusione del contratto, di impatto tale da giustificare lo scioglimento del vincolo contrattuale. Fatta comunque salva la facoltà del creditore di evitare la risoluzione del contratto offrendo di ricondurre a equità le precedenti condizioni pattizie.

Ipotesi e soluzioni

Bisogna valutare e verificare caso per caso se l’emergenza da Coronavirus abbia reso l’inadempimento impossibile in via definitiva, o (soltanto) maggiormente oneroso:

– nel primo caso, si configura l’esclusione di responsabilità del debitore e l’estinzione dell’obbligazione, divenuta impossibile in via definitiva per causa non imputabile al debitore (ai sensi del codice civile, art. 1218, e del  D.L. 18/2020, articolo 91),

– nel secondo caso, il contraente inadempiente può agire in giudizio per far dichiarare la risoluzione del contratto per eccessiva onerosità sopravvenuta ai sensi dell’art. 1467 c.c., a meno che l’altro contraente non offra di ricondurre il contratto a equità.

In questo scenario complesso, al di là delle soluzioni normative sopra indicate, è auspicabile il raggiungimento di accordi negoziali volti a contemperare i reciproci interessi delle parti ed evitare almeno alcuni dei contenziosi che l’emergenza da Coronavirus certamente produrrà.

Francesca Agostini e Dario Dongo