DIETA MEDITERRANEA. Proposte e analisi in vista di una legge di tutela

dieta_mediterranea

Al Senato, presso la Commissione Agricoltura, in sede referente, sono da tempo all’esame congiunto due disegni di legge, pressoché dello stesso titolo e di analogo contenuto, entrambi d’iniziativa parlamentare, sulla dieta mediterranea. Il primo (AS 313) è stato presentato da Leana Pignedoli (Pd) e altri (“Disposizioni per la valorizzazione e la promozione della dieta mediterranea”), il secondo (AS 926) da Salvatore Tomaselli (ancora PD) e altri (Disposizioni per la tutela, la valorizzazione e la promozione della dieta mediterranea).

L’esame del primo schema normativo è iniziato nel lontano 26 giugno 2013, cui più tardi si è venuto affiancando il 962.

En passant si ricorda che, etimologicamente, dieta deriva dal greco dìaita, “genere di vita, regola di vita, regime del corpo”.

Dal marzo 2015 al febbraio di quest’anno la Commissione ha svolto un ampio ciclo di audizioni informali. Chiuse le quali la Commissione è chiamata a riprendere l’esame dei due provvedimenti.

Quanto al contenuto dei due disegni di legge, il 313 intende tutelare e promuovere la dieta mediterranea, modello culturale e sociale; definisce la dieta mediterranea, che si configura come l’insieme di pratiche tradizionali, conoscenze e competenze, che vanno dal paesaggio all’alimentazione; elenca i principali obiettivi da perseguire, tra cui la promozione di studi e ricerche interdisciplinari sugli effetti della dieta mediterranea; istituisce il Comitato per la tutela e la valorizzazione della dieta mediterranea e la “Giornata Nazionale della dieta mediterranea – patrimonio dell’umanità”; stabilisce che in sede di gara d’appalto per l’affidamento e la gestione dei servizi di refezione scolastica e di fornitura di alimenti e prodotti agroalimentari le stazioni pubbliche appaltanti sono tenute a prevedere una riserva di punteggio per le offerte di servizi e forniture rispondenti al modello nutrizionale della dieta mediterranea; istituisce il marchio “Dieta mediterranea patrimonio dell’umanità” e il Fondo per la valorizzazione della dieta mediterranea.

Nel corso della susseguente discussione è stato chiesto: di specificare ulteriormente la nozione di dieta mediterranea, per valorizzare le produzioni italiane rispetto alla materia prima importata dall’estero (la garanzia della provenienza dei prodotti è strettamente correlata alla qualità degli stessi), di ridurre il numero dei membri del Comitato per la tutela della dieta mediterranea, di implementare l’utilizzo dei prodotti interamente italiani.

Il 926 è finalizzato anch’esso a tutelare e promuovere la dieta mediterranea, della quale dà una definizione, in linea con il dossier presentato dai quattro Paesi promotori della candidatura al patrimonio culturale immateriale UNESCO; elenca i principali obiettivi da perseguire; istituisce il Comitato per la tutela e la valorizzazione della dieta mediterranea; istituisce la Giornata Nazionale della dieta mediterranea patrimonio dell’umanità; promuove la diffusione della dieta mediterranea nei servizi di mensa scolastica; prevede la diffusione di nozioni della dieta mediterranea anche nei programmi scolastici; istituisce il marchio Dieta mediterranea patrimonio dell’umanità; istituisce il Fondo per la valorizzazione della dieta mediterranea patrimonio dell’umanità.

La quinta sessione 2010 del Comitato Intergovernativo dell’UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale dell’umanità si è espresso per l’iscrizione alle liste del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, inserendovi la Dieta mediterranea nella prestigiosa lista. Tale riconoscimento accredita lo stile di vita mediterraneo come eccellenza mondiale. Dieta sta per l’insieme di pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze, abilità, del sapere e spazi culturali con i quali le popolazioni del Mediterraneo hanno creato una sintesi tra l’ambiente culturale, l’organizzazione sociale, l’universo mitico e religioso intorno al cibo. La Dieta mediterranea è la prima pratica alimentare tradizionale iscritta nella Lista.

Nella Dieta mediterranea si ricomprendono competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, includendo le colture, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo. È un modello nutrizionale costituito essenzialmente da olio di oliva, cereali, frutta, verdure, prevedendo nello stesso tempo una moderata quantità di pesce, latticini e carne, condimenti e spezie. La Dieta rispetta il territorio e la biodiversità e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri collegati alla pesca e all’agricoltura.

Va segnalato che la Campania, con legge regionale n. 6/2012, intende valorizzare la Dieta mediterranea riconosciuta patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO come modello di sviluppo basato sui valori di questo tipo di alimentazione e stile di vita dal punto di vista culturale, sociale, gastronomico, storico, alimentare, ambientale, paesaggistico e dei costumi, con l’accrescimento della visibilità e del dialogo interculturale a livello regionale e internazionale, e predisponendo misure volte a sostenere lo sviluppo di filiere enogastronomiche caratterizzate dalla produzione e commercializzazione di prodotti agricoli definiti a chilometri zero anche attraverso la vendita diretta. La promozione della Dieta mediterranea è obiettivo comune delle politiche regionali per il territorio rurale, orientate al sostegno e alla valorizzazione della multifunzionalità in
agricoltura, del paesaggio, del patrimonio naturalistico e storico-culturale, del turismo sostenibile e della salute.

Sul piano normativo va altresì segnalato il decreto del Presidente del Consiglio 16.2.2015 con cui è stata approvata la Convenzione riguardante il Gruppo europeo di cooperazione territoriale (GEPT) ed è stato autorizzato il comune di Pollica (Salerno) a partecipare al suddetto GEPT.

Tra i soggetti uditi dalla Commissione Agricoltura si segnala, tra gli altri, l’intervento della FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi), associazione leader nel settore della ristorazione, dell’intrattenimento e del turismo, nel quale operano più di 300 mila imprese. FIPE rappresenta e assiste bar, ristoranti, pizzeria, gelaterie, pasticcerie, discoteche, stabilimenti balneari, ma anche mense, ristorazione multi-localizzata, emettitori di buoni pasto, casinò e sale da gioco. Conta circa un milione di addetti e un valore aggiunto di oltre 40 miliardi di euro.

Alcune esperienze fatte da FIPE nell’ambito del riconoscimento di particolari attributi della ristorazione italiana hanno evidenziato la criticità di sistemi basati su processi di certificazione, per la complessità delle procedure e per i costi conseguenti. Ne deriva che i ristoratori non sono propensi a implementare percorsi di certificazione soprattutto quando non scorgono vantaggi efficaci in termini di competitività.

Per queste considerazioni FIPE propone di adottare un modello “leggero”, che ponga, al centro del sistema per l’attribuzione del marchio “Dieta mediterranea”, due elementi: caratteristiche di base dell’offerta e percorso di formazione del personale fondato sul sistema dell’autocertificazione.

Modello così articolabile. Prerequisiti indispensabili: autorizzazioni sanitarie e amministrative atte a garantire la conformità dei laboratori, delle attrezzature e dei locali di somministrazione alle vigenti norme locali e nazionali e assenza di atti prescrittivi dell’Autorità Sanitaria non ottemperati; rispetto sostanziale delle norme di corretta prassi igienica in modo da assicurare un corretto e cosciente rapporto con le sostanze alimentari in tutto il processo di produzione e somministrazione; attuazione del piano di autocontrollo igienico – sanitario HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points) e delle Buone Prassi Igieniche.

Quanto ai requisiti del servizio, FIPE così individua le caratteristiche dell’offerta Cucina: stagionalità delle materie prime, varietà dei piatti per la composizione di un pasto completo, presenza di verdure, ortaggi e frutta, pesce, giusta dose di carboidrati, carni bianche, uso moderato di sale, dessert a base di latte, modalità di cottura in grado di valorizzare le caratteristiche nutrizionali degli alimenti, snack a base di verdure.

Circa il Servizio: presenza di menu, servizio al tavolo, olio extravergine di oliva sulla tavola, porzioni equilibrate. Il ristorante potrebbe predisporre anche specifici menu degustazione che rispettino i principi della dieta mediterranea; formazione del personale Il responsabile dell’esercizio ed il personale devono aver effettuato un corso di formazione su “principi e caratteristiche” della Dieta mediterranea.

La verifica del rispetto dei requisiti può essere effettuata in conformità a un procedimento di autocertificazione a disposizione del comitato per il rilascio del marchio istituito dai due disegni di legge.

In merito alla valorizzazione dei ristoranti, la capacità di attrazione del marchio, sia riguardo all’offerta sia alla domanda, è direttamente proporzionale all’attività di promozione e comunicazione che verrà realizzata per la diffusione del progetto “Dieta mediterranea”. A tal fine è di fondamentale importanza predisporre strumenti di informazione e comunicazione basati sulle tecnologie del web. I ristoranti che ottengono il riconoscimento devono essere facilmente individuabili per mezzo di un sito Internet.

Di particolare interesse l’analisi (o matrice) SWOT, [strumento di pianificazione strategica usato per valutare i punti di forza (Strengths), debolezza (Weaknesses), le opportunità (Opportunities) e le minacce (Threats) di un progetto o in un’impresa o in ogni altra situazione in cui un’organizzazione o un individuo debba svolgere una decisione per il raggiungimento di un obiettivo] concernente la Dieta mediterranea esposta dal Prof. Antonino De Lorenzo, ordinario presso la Sezione di Nutrizione clinica e nutrigenomica, dell’Università di Tor Vergata di Roma.

Nel documento reso agli atti della Commissione, si distingue sinotticamente tra analisi interne, per punti di forza (PF) e di opportunità (O), e analisi esterne, per punti di debolezza (PD) e di minacce (M).

 

Analisi interne

PF. Indice di Adeguatezza mediterraneo (MAI: Mediterranean Adequacy Index), rappresentato dal rapporto (in termini calorici) tra alimenti tipici di una coorte mediterranea (Nicotera in Calabria) e quelli non tipici. Quanto più è elevato il MAI, tanto più la dieta è mediterranea.

O. Realizzazione di un Osservatorio nazionale delle Dieta Mediterranea Italiana di Riferimento.

PF. Lo studio condotto sulle 16 coorti del Seven Country Studi per un periodo di 25 anni dimostra che l’aumento di 2.7 unità dell’indice MAI è associato ad una diminuzione di mortalità per patologie cardiovascolari del 26% in 20 anni e del 21 % in 40 anni. – O. Indicatori di promozione della Dieta Mediterranea Italiana di Riferimento: l’Indice di Adeguatezza Mediterranea e il contenuto di antiossidanti.

PF. Una stretta aderenza alla dieta mediterranea è associata alla riduzione della mortalità complessiva (-9%), della mortalità per patologia cardiovascolare (-9%), per tumore (-6%), malattie di Parkinson (-13%) e Alzheimer (-13%). – O: Passaggio dalla valutazione dell’impatto ambientale (VIA) alla valutazione dell’impatto sulla salute (VIS).

PF. Un incremento dell’1% del rapporto spesa in prevenzione su spesa sanitaria pubblica è stato associato ad una riduzione del 3% nella spesa destinata alle prestazioni terapeutiche – O. Il processo NACCP [Nutriente and Lazard analisi of critica control joint] per la sicurezza consumatore

PF. Gli interventi di prevenzione con la Dieta Mediterranea, mostrano benefici per tutte le cause di mortalità e in particolare per patologie cardiache ed hanno un costo differenziale di 283 euro e un rapporto costo/beneficio di 4000 euro per eventi non fatali. – O. Tutela del consumatore: l’etichettatura nutrizionale con indicazioni per la salute (Regolamento CE 1924/2006)[Regolamento (CE) N. 1924/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 dicembre 2006 relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari].

Il costo per anno di vita è: 1) terapia farmacologica con betabloccante o statine 2000-5500 euro; 2) bypass coronarico 25.000 euro; 3) Dieta Mediterranea 900 euro. – O: Profitto etico e garanzia per la salute del consumatore: sistema di defiscalizzazione per le aziende produttrici di alimenti di qualità potrebbe rappresentare non solo un volano per la loro economia, ma avrebbe importanti ricadute per la salute del consumatore.

 

Analisi esterne

PD. Non riconoscimento della Dieta Mediterranea italiana di Riferimento come modello alimentare salutare – M. La transizione nutrizionale, unita all’inquinamento ambientale, sta creando grosse preoccupazioni di natura sanitaria pubblica, poiché i pattern alimentari rivestono il fattore di rischio principale nell’insorgenza delle malattie non trasmissibili (MNT), soprattutto per quanto riguarda le malattie cardiovascolari, diabete e alcuni tipi di tumore. Almeno 100 anni di studi epidemiologici hanno dimostrato le associazioni tra la dieta, lo stile di vita e l’aumentata incidenza e severità delle malattie croniche non trasmissibili.

PD. La banalizzazione con messaggi generici e fuorvianti della Dieta Mediterranea come modello scientificamente non definibile da parte di lobby portatrici d’interessi strettamente privatistici nasconde al consumatore non consapevole che esiste un Indice di Adeguatezza Mediterranea (MAI), che permette di poter valutare in modo oggettivo quanto una dieta liberamente scelta si avvicini a questa dieta mediterranea presa come riferimento. – M. Transizione nutrizionale e invecchiamento della popolazione contribuiscono all’aumento dell’impatto delle patologie croniche sulla qualità generale di salute, ma anche a una maggiore richiesta di investimenti in termini di prestazioni sanitarie, sia pubbliche che private, attualmente valutati intorno al 6%, ma con una stima oltre il 10% nel 2050. La non adesione alla dieta mediterranea, con abitudine al fumo e vita sedentaria riduce l’aspettativa di vita di 4,8 anni in venti anni e di 10,7 anni in quarant’anni.

Bruno Nobile

Comments are closed