DOP, IGP, STG. L’Italia è ancora prima in Europa

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Dall’abbacchio romano (IGP), passando dalla mozzarella (STG) fino allo zafferano di Sardegna (DOP), penultimo della lista, che precede lo zampone Modena. 

Tra il 2005 e il 2015, le specialità DOP1, IGP2 e STG3 con certificazione Ue passano da 154 a 278, come rende noto l’ISTAT, con le statistiche sui prodotti agricoli di qualità italiani: DOP, IGP, STG. 

L’Elenco delle denominazioni italiane, iscritte nel Registro delle denominazioni di origine protette, delle indicazioni geografiche protette e delle specialità tradizionali garantite (Regolamento UE n. 1151/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 novembre 2012 sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari) è aggiornato al 20 dicembre 2016. 

Italia prima in Europa

L’Italia si conferma il primo Paese per numero di riconoscimenti DOP, IGP e STG assegnati dall’UE. I prodotti agroalimentari di qualità, al 31 dicembre 2015, sono 278 (9 in più rispetto al 2014); tra questi quelli attivi sono 266. Nel 2008 i prodotti agricoli di qualità erano 175. Ad attestazione della grande qualità delle produzioni e del forte legame tra eccellenze agroalimentari italiane e il territorio di origine.

I settori con il maggior numero di prodotti agricoli di qualità sono: ortofrutticoli e cereali (106 prodotti, +3 rispetto alla rilevazione precedente), i formaggi (51: +2), gli oli extravergine di oliva (43: nessuna variazione), le preparazioni di carni (40: +2) e i prodotti di panetteria (10: +2). Le carni fresche e gli altri settori comprendono, rispettivamente, cinque e trentatré specialità.

Il primato dell’Emilia-Romagna

Le regioni con più prodotti riconosciuti sono l’Emilia-Romagna (42), il Veneto (36), la Lombardia (32), la Sicilia (29), la Toscana (28), il Lazio (26), il Piemonte e la Campania (entrambe con 22).

Nel 2015 la mozzarella e la pizza napoletana si confermano le uniche specialità tradizionali italiane riconosciute dall’Ue.

Nel 2015 gli operatori certificati sono 80.010, 162 in più rispetto al 2014 (+0,2%). Il 91,1% svolge esclusivamente attività di produzione e il 5,7% di trasformazione; il restante 3,2% esegue entrambe le attività.

Oltre tre quarti dei produttori (75,9%) sono attivi in aree montane e collinari, il restante 24,1% è localizzato in pianura.

Chi sale e chi scende

Nel settore delle carni fresche sono in crescita gli allevamenti di ovini.

Sono in calo gli operatori del settore delle preparazioni di carni (prosciutti, insaccati, carne di maiale macellata e prodotti a base di carne bovina e suina).

Nel settore dei formaggi sono in forte calo gli allevamenti.

Quanto agli ortofrutticoli e ai cereali si registra un calo sia dei produttori sia della superficie a fronte di un aumento dei trasformatori e degli impianti.

Le colture più estese sono il melo, coltivato sul 43,5% della superficie e l’arancio con il 10,7% dell’area utilizzata.

Il valore aggiunto delle IGP

È comune sentire che il sistema delle Indicazioni geografiche favorisca il sistema produttivo e l’economia del territorio; tuteli l’ambiente, perché il territorio di origine postula la protezione degli ecosistemi e della biodiversità; sostenga la coesione sociale dell’intera comunità.

Altro aspetto da valutare positivamente: le maggiori garanzie per il consumatore, in ragione della certificazione comunitaria che garantisce un elevato livello di tracciabilità e di sicurezza alimentare.

Bruno Nobile

1 Sono originari di una specifica zona geografica, presentano caratteristiche dovute a un particolare ambiente geografico e sono prodotti e trasformati esclusivamente in un delimitato territorio.

2Sono originarie di una specifica zona geografica, possiedono una determinata qualità, reputazione o altre caratteristiche attribuibili a uno specifico territorio, ovvero sono almeno prodotte e/o trasformate in una delimitata zona geografica.

3I prodotti STG (Specialità tradizionale garantita) comprendono le preparazioni riconosciute e tutelate dall’UE, le cui peculiarità dipende da una composizione tradizionale del prodotto, una ricetta tipica o un metodo di produzione tradizionale.

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