E-commerce, quali notizie in quali lingue? Risponde l’avvocato Dario Dongo

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Gent.mo Avv. Dongo,

la  start-up che seguiamo sta organizzando un sito ecommerce per la vendita di prodotti alimentari di eccellenza. La prospettiva è di vendere in Italia ed Europa per adesso, successivamente anche negli USA.

Le chiediamo se l’etichettatura dei prodotti in vendita deve essere per legge in due lingue, oppure soltanto in lingua italiana. È obbligatoria la lingua inglese nella pagina web di un prodotto da vendere in inghilterra, ad esempio?

Grazie per la disponibilità

Giulia


 

Risponde l’avvocato Dario Dongo, Ph.D. in diritto alimentare europeo

Cara Giulia buongiorno,

il reg. UE 1169/11, c.d. Food Information Regulation (FIR), prescrive che tutte le notizie previste come obbligatorie sulle etichette dei prodotti alimentari debbano venire messe a disposizione del consumatore, prima della scelta d’acquisto, anche nel caso di vendita a distanza. Come è appunto il caso dell’ecommerce

Questo dovere d’informazione si applica a tutti gli alimenti preimballati (o preconfezionati) ovunque venduti nel Mercato interno, e comporta il dovere di riferire anche sul web tutte le informazioni obbligatorie di cui al reg. UE 1169/11, articoli 9 e 10.

Le notizie da riportare sulla pagina web ove il prodotto è posto in vendita sono perciò sia quelle stabilite per la generalità degli alimenti dal reg. UE 1169/11, (1) sia quelle stabilite dalla normativa di settore (es. notizie specifiche che devono accompagnare la denominazione degli oli d’oliva, origine delle olive sulle confezioni degli oli vergine ed extra vergine d’oliva).

Per quanto attiene ai requisiti linguistici, il regolamento ‘Le informazioni ob­bligatorie sugli alimenti appaiono in una lingua facilmente com­prensibile da parte dei consumatori degli Stati membri nei quali l’alimento è commercializzato.’ (2) 

Nondimeno, ‘Sul loro territorio, gli Stati membri nei quali è commer­cializzato un alimento possono imporre che tali indicazioni siano fornite in una o più lingue ufficiali dell’Unione.’ L’Italia, ad esempio, ha da sempre prescritto che le notizie vengano fornite in lingua italiana. (3) E così gli altri Paesi membri, fino a raggiungere le 24 lingue ufficiali da applicarsi in 28 territori nazionali (con buona pace dell’idea stessa di Mercato interno).

Bisogna inoltre prestare attenzione all’impiego dei termini espressamente previsti nei vari regolamenti e direttive UE nelle rispettive lingue ufficiali. Le semplici traduzioni, per quanto ben fatte, sono spesso inidonee a esprimere le diciture (es. denominazione legale dell’alimento) appositamente previste dalle norme in vigore.

Le legislazioni nazionali concorrenti possono poi distinguersi per ulteriori peculiarità, anche in relazione agli alimenti preimballati. Dalla denominazione dell’alimento alle avvertenze sulle bevande alcoliche, per citare un paio di esempi.

La vendita di alimenti in Paesi extra-UE richiede ancor più attenzione. Poiché ci si deve riferire alla legislazione applicabile nel Paese di destino delle merci, con riguardo sia all’informazione al consumatore, sia a normative generali (es. autorizzazione dello stabilimento di produzione alimenti di origine animale da parte delle autorità del Paese terzo, requisiti di sicurezza o composizione), sia a normative specifiche (es. additivi alimentari).

Il rischio delle non conformità delle merci e delle loro etichette alle regole vigenti nei Paesi extra-UE di destino è duplice: 

- blocco delle merci non conformi da parte delle autorità doganali dello Stato ove le merci sono importate,

- iscrizione del venditore in una black list dei fornitori esteri da sottoporre a limitazioni o divieti.

L’unica soluzione per limitare gli oneri legati alla compliance nelle vendite online negli svariati contesti internazionali è quella di introdurre meccanismi di geo-blocking. In pratica, restringere la consegna dei prodotti (così pure la vendita, e l’offerta commerciale) ai soli Paesi ove si sia in grado di garantire il rispetto delle regole.

La nostra squadra è in ogni caso a disposizione, per tutto quanto possa servire agli operatori interessati a lavorare in conformità alle legislazioni applicabili in tutti i Paesi UE e non-UE ossequio alle normative da al. Vale a dire, redazione e revisione informazione al consumatore (etichette, dichiarazioni nutrizionali, Nutrition & health Claims, pubblicità e vendita online). Per maggiori informazioni, scrivere a info@fare.email

Cordialmente

Dario

Note

(1) Altre norme di carattere generale sono quelle previste in materia di Nutrition & Health Claims, ai sensi dei reg. CE 1924/06, reg. UE 432/12 e successive modifiche

(2) V. reg. UE 1169/11, articolo 15

(3) Cfr. d.lgs. 109/92, e così il d.lgs. 231/07 che lo abrogherà a decorrere dal 9.5.18. V. https://www.greatitalianfoodtrade.it/sanzioni-reg-ue-11692011-il-d-lgs-2312017. Si veda anche agli esempi di non-conformità citati nei casi 7, 11, 12, 17 nell’articolo https://www.greatitalianfoodtrade.it/consum-attori/amazon-fuorilegge

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