Nuova ricetta e nuovi ingredienti, quali informazioni in etichetta? Risponde l’avvocato Dario Dongo

Egregio avvocato Dongo,

Le sottopongo un quesito in merito alle informazioni da riportare in etichetta degli alimenti quando si introduca una nuova ricetta con nuovi ingredienti rispetto al prodotto tradizionale.

A titolo di esempio allego una confezione di grissini artigianali multicereali, di cui allego le due etichette. La nuova ricetta, sulla destra, contiene olio di girasole invece di extra vergine di oliva (8%).

Non è previsto un obbligo di informare i consumatori in modo apposito, in etichettatura del prodotto, circa il cambio di ingredienti e la nuova ricetta? La ringrazio per il chiarimento,

Adriana

img1


Risponde l’avvocato Dario Dongo, Ph.D. in diritto alimentare europeo

Cara Adriana buongiorno,

la questione sollevata può avere effettiva rilevanza – in termini di pregiudizio alle legittime aspettative del consumatore – e merita un approfondimento.

1) Regolamento (UE) n. 1169/11

1.1) Lista ingredienti, obblighi

Il reg. UE 1169/11 è inflessibile nel prescrivere l’indicazione esatta e aggiornata della lista ingredienti dei prodotti alimentari preimballati (preconfezionati) con evidenza grafica delle parole chiave che distinguono gli allergeni. Identici requisiti sono prescritti nel d.lgs. 231/17 per gli alimenti venduti sfusi e preincartati, oltreché quelli somministrati dalle collettività.

Il c.d. Food Information Regulation non prescrive un obbligo specifico di informazione da applicare in etichettatura, qualora l’operatore modifichi la ricetta tradizionale di uno o più prodotti alimentari. Non è tuttavia da escludere l’applicazione dei criteri generali di trasparenza dell’informazione al consumatore, prescritti dal regolamento (UE) n. 1169/11 agli articoli 7 e 36.

1.2) Pratiche leali d’informazione

Le informazioni sugli alimenti non inducono in errore, in particolare: per quanto riguarda le caratteristiche dell’alimento e, in particolare, la natura, l’identità, le proprietà, la composizione, la quantità, la durata di conservazione, il paese d’origine o il luogo di provenienza, il metodo di fabbricazione o di produzione’ (reg. UE 1169/11, articolo 7.1.a).

I criteri generali di trasparenza, si noti bene, si applicano all’informazione commerciale nel suo complesso. Con preciso riguardo anche alla pubblicità (offline e online, anche sui social network) e ‘alla presentazione degli alimenti, in particolare forma, aspetto o imballaggio, materiale d’imballaggio utilizzato, modo in cui sono disposti o contesto nel quale sono esposti’ (reg. UE 1169/11, articolo 7.4).

2) Nuova ricetta, nuovi ingredienti

La ‘nuova ricetta’ di un prodotto alimentare può avere impatto su diversi aspetti di potenziale interesse sia per il consumatore, sia per gli operatori a valle della filiera. In particolare, per quanto attiene a:

– valore (effettivo e/o percepito) del prodotto e dei suoi ingredienti. Come è evidente nell’esempio proposto, ove un olio extravergine di oliva (8%) viene sostituito con un olio di girasole, e comunque in varie ipotesi di sostituzione o riduzione di ingredienti di pregio, magari anche con aggiunta di additivi alimentari,

– allergeni. L’introduzione di alcuno degli ingredienti in grado di innescare reazioni allergiche o intolleranze alimentari (di cui in Allegato II al reg. UE 1169/11) può altresì rilevare in termini di sicurezza alimentare, nella prospettiva dei consumatori vulnerabili,

– profili nutrizionali. La riformulazione degli alimenti può avere obiettivi e/o risvolti virtuosi dal punto di vista nutrizionale. Come si è registrato in Francia e altri Paesi UE grazie allo stimolo offerto dalla diffusione del sistema NutriScore e di app come Yuka.

3) Differenza di valore

Quando l’operatore introduce ingredienti di maggior valore (effettivo o percepito), in una nuova ricetta è il primo a comunicare il miglioramento della qualità del suo prodotto alimentare. E se pure ciò non accadesse, sarebbe da escludere il rischio di una delusione delle aspettative del consumatore.

Se invece la ‘nuova ricetta’ introduce ingredienti di minor pregio (es. mono e digliceridi degli acidi grassi al posto di uova o burro, in un prodotto dolciario), il difetto di notizia al riguardo potrebbe venire qualificato come una pratica sleale d’informazione, ovvero una pratica commerciale sleale.

4) Prospettiva del consumatore

La lealtà dell’informazione e la correttezza delle pratiche commerciali deve sempre venire valutata, secondo uniforme dottrina e giurisprudenza, nella prospettiva del consumatore. Il quale vanta la legittima aspettativa di acquistare il prodotto di cui ha esperienza di consumo in quanto associato a un marchio, ivi inclusa la private label. A maggior ragione quando:

– il prodotto associato al marchio abbia una storia e notorietà, o abbia comunque avuto un’apprezzabile diffusione sul mercato,

– il nome commerciale e l’apparenza del prodotto siano rimasti invariati, sebbene la ricetta sia stata modificata.

5) Quale informazione in etichetta sulla ‘nuova ricetta’?

Il solo aggiornamento della lista ingredienti, al ricorrere delle circostanze di cui sopra, può non essere sufficiente a informare il consumatore. Il quale potrebbe venire indotto in errore proprio dalla presentazione identica di un prodotto diverso, con una possibile violazione del reg. UE 1169/11 – ovvero comunque del Codice del Consumo (d.lgs. 206/05) – da valutare caso per caso, tenuto anche conto delle circostanze sopra indicate.

6) Conclusioni provvisorie

L’operatore responsabile che intenda garantire la trasparenza delle proprie pratiche commerciali dovrebbe perciò apporre una dicitura del tipo ‘nuova ricetta’ – sul fronte dell’etichetta, in prossimità del nome commerciale dell’alimento – affinché il consumatore possa riceverne informazione e verificare se il prodotto riformulato effettivamente risponda alle sue aspettative.

La dicitura ‘nuova ricetta (o altra di pari significato) dovrebbe venire mantenuta per un periodo coerente alla storicità e notorietà del prodotto associato al marchio. Tale notizia è vieppiù essenziale quando la ‘nuova ricetta’ includa la presenza, o anche solo il rischio della presenza (‘può contenere’) di nuovi allergeni. (1) Laddove l’assenza di un requisito specifico di etichettatura non esclude la responsabilità dell’operatore, anche in sede penale.

Cordialmente

Dario

Note

(1) Dario Dongo. Può contenere allergeni, ABC. GIFT (Great Italian Food Trade). 24.6.18, https://www.greatitalianfoodtrade.it/salute/può-contenere-allergeni-abc