Senza zuccheri aggiunti? Risponde l’avvocato Dario Dongo

fragole

Caro Dario,

Ti contatto per un parere sul claim ‘senza zuccheri aggiunti’. La questione è come interpretare ‘ogni altro prodotto alimentare utilizzato per le sue proprietà dolcificanti’.

Prendiamo ad esempio le fragole disidratate. Gli zuccheri in una fragola fresca sono il 10%, in una fragola disidratata diventano il 90% per semplice effetto dell’eliminazione dell’acqua. La fragola diventa quindi più dolce, perché più concentrata, ma al contempo più acida, più salata, più fibrosa e così via. La composizione relativa dei vari nutrienti non cambia, poiché la fragola non si arricchisce di zuccheri rispetto alle altre componenti.

Viceversa, i vari sciroppi – es. uva, agave, riso – a prescindere dalle denominazioni e dalle fonti, appaiono pressoché identici a ordinari sciroppi di glucosio-fruttosio e tendono a venire utilizzati per le loro proprietà edulcoranti. Sia pure con un attributo di ‘naturalità’ che li distingue rispetto allo sciroppo di glucosio.

Ti ringrazio per il tuo punto di vista.

Stefano


Risponde l’avvocato Dario Dongo, Ph.D. in diritto alimentare europeo

 ‘SENZA ZUCCHERI AGGIUNTI

L’indicazione che all’alimento non sono stati aggiunti zuccheri e ogni altra indicazione che può avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite solo se il prodotto non contiene mono- o disaccaridi aggiunti o ogni altro prodotto alimentare utilizzato per le sue proprietà dolcificanti. Se l’alimento contiene naturalmente zuccheri, l’indicazione seguente deve figurare sull’etichetta: «CONTIENE IN NATURA ZUCCHERI».’ (reg. CE 1924/06, Allegato)
 

Caro Stefano,

il punto di partenza è la la finalità d’impiego dell’ingrediente nel prodotto. Perché l’ingrediente viene aggiunto? I motivi possono essere diversi:

– l’attribuzione di una proprietà dolcificante, di per sé non compatibile con l’utilizzo del claim ‘senza zuccheri aggiunti’, ma anche
– la connotazione del prodotto con un sapore identificativo e caratteristico, che lo distingue rispetto ad altri (anche nell’ambito di una stessa linea, ad esempio nel muesli o nel settore bakery), piuttosto che
– una funzione tecnologica, o
– una velleità nutrizionale e/o salutistica. Ad esempio, l’aggiunta di fibre vegetali, ovvero di micronutrienti o altre sostanze di rilievo ai fini dell’impiego di health claims. (1)

La valutazione in questa prospettiva della funzione attribuita all’ingrediente deve a sua volta risultare coerente sia con la percezione del consumAttore medio, sia con le caratteristiche proprie dell’ingrediente stesso. A tal uopo, può risultare utile distinguere le ipotesi di:

1) concentrazione non selettiva della materia prima di base (es. fragola o albicocca disidratata),
2) concentrazione selettiva degli zuccheri nella materia prima di base (es. sciroppo di riso, uva, agave).

In linea di massima, a mio modesto avviso, si deve escludere la compatibilità di un semplice ‘concentrato selettivo di zuccheri’ con l’utilizzo del claim ‘senza zuccheri aggiunti’. A prescindere dalle circostanze della derivazione naturale – che pure, ove ne ricorrano i presupposti, può venire riferita all’ingrediente – e dalla precisazione ‘contiene naturalmente zuccheri’. La quale ultima non è sufficiente a legittimare il claim, ove ne manchino i fondamenti alla luce di quanto sopra espresso.

Cordialmente

Dario

Note

(1) Cfr. reg. CE 1924/06, Allegato, reg. UE 432/12 e successive modifiche

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