Tracce di DOP e IGP nel prodotto composto? Risponde l’avvocato Dario Dongo

Buongiorno Dario,

Ti sottopongo il caso di una busta di minestrone surgelato Findus che riporta, sul fronte etichetta, la dicitura ‘Con la bontà autentica di verdure IGP e DOP’. In elenco ingredienti però le uniche DOP e IGP che si trovano sono la cipolla rossa di Tropea IGP e il basilico genovese DOP, nelle percentuali del 2% e dell’1,2% rispettivamente.

Cosa ne pensi?

Molte grazie come sempre

Claudio


Risponde l’avvocato Dario Dongo, Ph.D. in diritto alimentare europeo

Caro Claudio buongiorno,

il caso sottoposto merita considerazione sotto diversi aspetti. L’ABC a seguire.

A) Citazione di DOP e IGP in etichetta e pubblicità di altri prodotti

La Commissione europea ha pubblicato nel 2010 i propri ‘Orientamenti sull’etichettatura dei prodotti alimentari che utilizzano come ingredienti prodotti a denominazione di origine protetta (DOP) o a indicazione geografica protetta (IGP)’. (1) La citazione della presenza di ingredienti DOP e IGP in etichettatura e pubblicità di prodotti che li contengano, secondo quanto ivi previsto, è consentita alle condizioni che seguono:

– in elenco ingredienti, senza ulteriori richiamo in etichetta e pubblicità, mediante citazione esatta del nome registrato come DOP o IGP,

– in denominazione dell’alimento, o in altre parti dell’etichetta, o in pubblicità, soltanto se:

1) esclusiva. La DOP o IGP è il componente esclusivo della categoria merceologica di appartenenza. (2)

2) quantità caratterizzante. ‘L’ingrediente dovrebbe essere utilizzato in quantità sufficiente per conferire una caratteristica essenziale al prodotto alimentare di cui trattasi’, (3)

3) QUID. La quantità dell’ingrediente DOP o IGP deve venire specificata, in rapporto al totale degli ingredienti immessi nel prodotto. (4)

Il documento della Commissione è peraltro presentato come raccomandazione ‘non giuridicamente vincolante’, ad applicazione ‘volontaria’. (5) Di conseguenza – nella prassi applicativa, anche con l’avallo di alcuni Consorzi di tutela – la condizione di esclusiva è stata assoggettata a deroghe. (6)

B) Pratiche leali d’informazione

Il regolamento (UE) n. 1169/11 si radica sui principi generali di trasparenza, chiarezza e non-ingannevolezza dell’informazione al consumatore sui prodotti alimentari. (7) Tali principi – espressi in termini generali e astratti – devono venire declinati nella prospettiva del consumatore medio.

Gli operatori responsabili delle informazioni al consumatore – vale a dire il titolare del marchio con cui l’alimento viene venduto e il distributore – devono quindi garantire che il consumatore non venga tratto in inganno. In particolare, per quanto attiene alla natura e caratteristiche del prodotto, la sua composizione e origineetc.

C) Pratiche commerciali scorrette e ingannevoli

Il Codice del Consumo – sottoposto in Italia alla vigilanza dell’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato (AGCM)  – a sua volta prescrive l’adozione di pratiche commerciali leali. (8) Da parte dei professionisti di ogni settore, nei rapporti con i consumatori e gli utenti.

Gli operatori devono agire con correttezza e buona fede, con il divieto più rigoroso di ‘falsare in misura rilevante il comportamento economico dei consumatori’. Vale a dire, di impiegare ‘una pratica commerciale idonea ad alterare sensibilmente la capacità del consumatore di prendere una decisione consapevole, inducendolo pertanto ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso’. (9)

Le pratiche commerciali vietate dal Codice del Consumo, in termini più generali, sono rispettivamente quelle:

– scorrette, cioè contrarie alla diligenza professionale, false o idonee a falsare in misura apprezzabile le scelte del consumatore, (10)

– ingannevoli, in quanto contengano informazioni non rispondenti al vero o, seppure di fatto corrette, in qualsiasi modo, anche nella loro presentazione complessiva, inducano o siano idonee a indurre in errore il consumatore medio. Con riguardo, in particolare, alla natura e caratteristiche del prodotto. (11)

Conclusioni

Nel caso in esame, il riferimento in etichetta di un minestrone alla presenza ‘verdure DOP e IGP’ è certamente idoneo a indurre il consumatore a credere che il prodotto abbia un valore distintivo rispetto agli altri. E dunque, che esso sia effettivamente composto da una pletora di verdure con indicazioni geografiche in quanto radicate su territori e tradizioni.

Un minestrone ricco di indicazioni geografiche stimola l’immaginazione più fervida nel consumatore italiano. Dalla patata di Bologna DOP alla carota IGP dell’Altopiano del Fucino, il Fagiolo Cannellino di Atina DOP, lo scalogno di Romagna IGP, il sedano bianco di Sperlonga IGP e chissà quali altre varianti (!). Scoprire invece che la ‘bontà autentica di verdure IGP e DOP’ è riferita soltanto al 3,2% tra cipolle e basilico appare quindi un’autentica presa per i fondelli.

I divieti generali di ambiguità dell’informazione al consumatore (12) nonché di pratiche commerciali scorrette e ingannevoli, come sopra definite, si noti bene, valgono anche in assenza di regole di dettaglio sulla composizione del prodotto e quantità di ingredienti DOP e IGP che ne possano giustificare il loro richiamo.

Cordialmente

Dario

Note

(1) Comunicazione della Commissione europea 2010/C, in GUUE 16.12.10 n. 341/03,

(2) V. Comunicazione di cui in nota 1, punto 2.1, primo capoverso. ‘il suddetto prodotto alimentare non dovrebbe contenere nessun altro «ingrediente comparabile», e cioè nessun altro ingrediente che possa sostituire completamente o parzialmente l’ingrediente che beneficia di una DOP o IGP

(3) Idem c.s., punto 2.1, secondo capoverso

(4) Ibidem, punto 2.1, terzo capoverso

(5) Si veda al proposito la sentenza ‘Champagner sorbet’ 20.12.17, Corte di Giustizia UE (C-393/16 Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne v. Aldi Süd Dienstleistungs- GmbH & Co. OHG). V. articolo https://www.greatitalianfoodtrade.it/etichette/ingredienti-dop

(6) Vari Consorzi di tutela di formaggi DOP, ad esempio, hanno acconsentito al loro impiego non esclusivo definendo tuttavia quantità minime idonee a garantire la riconoscibilità della loro presenza

(7) Cfr. reg. UE 1169/11, articoli 7 e 36

(8) V. d.lgs. 206/05 e successive modifiche

(9) Cfr. d.lgs. 206/05, articolo 18.1.e (come sostituito da d.lgs. 146/07)

(10) Idem c.s., articolo 20 (Pratiche commerciali scorrette)

(11) Ibidem, articolo 21 (Pratiche commerciali ingannevoli)

(12) Cfr. reg. UE 1169/11, articolo 36. Per le sanzioni applicabili si veda l’ebook gratuito ‘1169 pene. Reg. UE 1169/11. Informazione al consumatore, controlli e sanzioni